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L’analisi di Deloitte per l’immobiliare commerciale nel 2024: alla ricerca di ‘terra firma’ su cui rifondare e innovare

Immobiliare commerciale 2024

Il Center for Financial Services di Deloitte, società  internazionale leader dei servizi di consulenza per le imprese, ha svolto un’analisi su ciò che si prefigura per il mercato dell’immobiliare commerciale nel 2024, partendo dal punto di vista degli operatori. Lo studio ha infatti al suo centro il ‘Global Real Estate Outlook Survey’, che si basa su interviste realizzate ai dirigenti dei maggiori player internazionali del settore, sia costruttori che investitori. 

Un anno, il 2024, che si prospetta fondamentale per la capacità degli operatori dell’immobiliare commerciale di guardare avanti, muovendosi in un’era post-pandemica in cui sono presenti sfide geopolitiche, ambientali e tecnologiche fino a poco tempo fa inimmaginabili.

Un movimento verso la ricerca di rinnovamento e allo stesso tempo di rifondazione, che gli analisti di Deloitte individuano con un’azzeccata metafora come “una ricerca di ‘terra firma’, di terreno solido”, su cui l’industria possa costruire allo scopo di soddisfare queste esigenze rifondative, proiettandole verso il futuro.

E il primo aspetto che viene evidenziato dell’Outlook Deloitte non potrebbe essere più legato a concretezza e solidità: la sentita esigenza da parte della maggior parte degli operatori di riuscire nei prossimi mesi a contenere il più possibile le spese, di fronte a ricavi difficili da stimare e a fattori macroeconomici e di rischio.

Tra i principali fattori di preoccupazione vengono evidenziati la sicurezza informatica, le regolamentazioni riguardanti il cambiamento climatico, la crescita dei tassi di interesse, l’aumento dell’inflazione, nonché la disponibilità e il costo del capitale.

Dall’analisi Deloitte emerge come quasi il 60% degli intervistati ritengano che nel corso del 2024 sarà problematico per le loro aziende raggiungere gli standard ESG richiesti dalle normative, principalmente per insufficienza di analisi dei dati, di inadeguati processi e controlli interni.

Ne consegue una grande volontà di cambiamento nelle dinamiche interne e operative, con l’identificazione dell’outsourcing quale risorsa fondamentale per acquisire rapidamente avanzamenti tecnologici ed efficienza all’interno delle aziende.

Tra le tecnologie emergenti più impattanti nel breve periodo, si trovano già in produzione digital twins e pagamento con crypto monete per il 15%, mentre sono in fase di adozione early-stage l’intelligenza artificiale per il 28% e gli smart contracts per il 13%. Meno interesse suscita per adesso il Metaverso, con il 21% che dice di non essere attualmente interessato a questa tecnologia.

Sul fronte degli investimenti, quando agli intervistati è stato chiesto quali tipi di proprietà, per proprietari e investitori, rappresentino la migliore attrattiva in termini di rischio nei prossimi 12-18 mesi, si è riscontrato un balzo in avanti di tutto ciò che è legato alle imprese tecnologiche e un tracollo del segmento uffici, sia quelli fuori città che urbani.

Per quanto riguarda il segmento retail, l’interesse  d’investimento rimane stabile soprattutto grazie a una riconquistata fiducia dei consumatori rispetto al crollo di inizio 2023 e a un ottimismo dei proprietari sul fatto di poter ancora affittare rapidamente i posti vacanti senza dover diminuire il prezzo delle locazioni.

Questa resilienza si inserisce in un quadro di aggiornamento dei punti vendita fisici per l’integrazione virtuosa dei canali elettronici, con i retailer che continuano a irrobustire la loro efficenza in termini di logistica e distribuzione sull’ultimo miglio, rappresentando per i proprietari degli immobili una garanzia per il futuro.

Infatti se 6 dirigenti di aziende retail su 10 prevedono il rafforzamento delle offerte di commercio digitale come una delle principali opportunità, il ritmo di crescita su questo fronte si è normalizzato dopo i massimi raggiunti durante la pandemia e  l’aggiornamento dei punti vendita fisici con migliori capacità digitali, può dunque adesso aiutare i retailer a raggiungere un maggiore successo e a garantire ai proprietari locatari affidabili.

“Il modo in cui i player del settore dell’immobiliare commerciale sceglieranno di operare nei prossimi 12-18 mesi”, scrivono al termine del loro outlook gli analisti di Deloitte, “potrebbe essere cruciale per stabilire una solida base operativa a lungo termine e i recenti cambiamenti nel panorama immobiliare potrebbero modellare per sempre la traiettoria dell’industria, con i temi sulla sostenibilità che dovrebbero essere fondamentali durante l’intero ciclo di vita degli edifici, non solo per la conservazione dell’ambiente, ma anche per la conservazione del valore della proprietà”. 

“Il lavoro ibrido è probabilmente qui per rimanere”, aggiungono poi, “e i datori di lavoro dovrebbero adattare i loro spazi per facilitare il pendolarismo dei dipendenti. Le aziende che considerano questi cambiamenti del settore come nuove realtà fondamentali, potrebbero dotare le loro aziende della base stabile necessaria per costruire il futuro”.

FARO, società che nasce per offrire servizi di sviluppo, agency e reddito immobiliare ha come attività fondamentale l’attenta analisi dello scenario del mercato dell’immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, FARO affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Le competenze di FARO si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

Immagine: DALL·E 3

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