Retail e intelligenza artificiale: una sinergia tanto vantaggiosa, quanto sfidante

Secondo una proiezione di Fortune Business Insights, il valore globale del mercato dell’intelligenza artificiale  nel retail supererà i 55 miliardi di dollari entro il 2030. 

Tale valore mette in evidenza un balzo in avanti rapidissimo nell’applicazione di questa tecnologia, anche considerando che nel 2022 si valutava il medesimo in 5.5 miliardi di dollari.

Questa rapidità di crescita offre grandi opportunità ai retailer, ponendoli allo stesso tempo di fronte a delle sfide con cui devono necessariamente misurarsi in modo efficace.

Non c’è alcun dubbio che l’IA possa essere estremamente vantaggiosa per gli operatori retail e ciò sotto differenti aspetti strategici. 

Si pensi in primis all’ottimizzazione degli stock e della gestione della supply chain, con una migliore capacità di prevedere la domanda e ottimizzare il livello degli stock, riducendo gli sprechi e migliorando l’efficienza.

L’IA può poi migliorare l’automazione dei processi, monitorando e ottimizzando le attività ripetitive, ma anche essere fondamentale per la prevenzione delle frodi, rilevando modelli anomali e comportamenti sospetti, aumentando la sicurezza aziendale.

Inoltre l’analisi di enormi quantità di dati in tempo reale che l’IA può mettere in atto, consente di fornire insights approfonditi sul comportamento dei clienti, con raccomandazioni personalizzate e miglioramento dell’esperienza complessiva di acquisto, nonché produrre dettagliate proiezioni sulle tendenze di mercato, ottimizzazioni delle campagne di marketing e analisi delle vendite.

Per quanto riguarda invece le principali sfide che l’intelligenza artificiale pone ai retailer, c’è innanzi tutto la necessità di trovare le risorse umane specializzate e quelle finanziare per implementare i sistemi d’IA, che inizialmente potrebbero rappresentare investimenti significativi. 

Un altro aspetto sfidante è quello del rispetto delle normative, soprattutto in termini di privacy e sicurezza: l’utilizzo corretto di dati sensibili da parte dei sistemi d’IA, in uno scenario normativo in continuo aggiornamento, può essere assai complesso. Le aziende devono quindi essere pronte a garantire la sicurezza e la conformità normativa, ma anche impegnarsi in un utilizzo etico della tecnologia.

Non è poi da sottovalutare una sfiducia che, in special modo in una prima fase, possono avere i consumatori nell’interagire con sistemi di intelligenza artificiale, temendo la mancanza di trasparenza nelle decisioni automatizzate o l’incapacità di avere il totale controllo  nell’esperienza di acquisto, soprattutto negli spazi fisici.

Anche all’interno delle stesse aziende, sarà necessario un periodo di adattamento delle risorse umane e occorrerà affrontare una resistenza culturale all’introduzione dell’intelligenza artificiale dove questo tipo di tecnologia non è ancora presente.

In sostanza l’IA offre molteplici vantaggi al settore retail, ma è importante gestire attentamente le sfide che questa tecnologia comporta, garantendo l’etica, la sicurezza e la trasparenza per mantenere e aumentare la fiducia dei consumatori e massimizzare i benefici a lungo termine.

FARO, società che nasce per offrire servizi di sviluppo, agency e reddito immobiliare ha come attività fondamentale l’attenta analisi dello scenario del mercato dell’immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, FARO affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Le competenze di FARO si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

Foto di Maria Teneva su Unsplash

Quarto trimestre 2023, investimenti nell’immobiliare commerciale italiano in recupero: “Ripresa del mercato nella seconda metà 2024”

Nell’ultimo trimestre del 2023 gli investimenti nell’immobiliare commerciale in Italia sono stati pari a 2,87 miliardi di euro, un risultato che segna un incremento del +17% rispetto a quello dello stesso periodo dell’anno precedente.

I dati si ricavano da un recente outlook realizzato dagli analisti di CBRE, società leader nel mondo della consulenza e degli investimenti nel commercial real estate. 

Una chiusura dunque positiva per il 2023 sul fronte degli investimenti nell’immobiliare commerciale italiano. Un segnale di recupero che archivia un anno in cui vi è stato un calo dei volumi d’investimento nel settore, arrivati a 6,6 miliardi di euro, un meno 44% rispetto all’anno precedente.

“I dati in crescita dell’ultimo trimestre del 2023, che concentra il 43% del volume annuale è un segnale incoraggiante”, ha dichiarato Silvia Gandellini, Head of Capital Markets and Head of A&T High Street di CBRE Italy, presentando l’outlook.

“Le buone performance da parte degli occupier hanno continuato ad attrarre l’interesse degli investitori su tutte le asset class del commercial real estate italiano,”, ha spiegato ancora Gandellini, “alimentando così una diversificazione degli investimenti.

Per quanto riguarda il mercato retail, l’outlook mette in evidenza come rimanga alto l’interesse da parte dei net lease buyer per medie superfici affittate a operatori di primario standing, di lunga durata e con minime attività di property management.

In aumento inoltre l’interesse anche per i centri commerciali, in maggioranza nel portafoglio di investitori opportunistici newcomer, i quali vedono ottime opportunità di acquisto a sconto, in particolare su centri medio grandi con ottimi fondamentali e dominanti nei loro bacini di riferimento.

Infine per il segmento High street l’attività d’investimento rimane contenuta, complice la mancanza di prodotto disponibile sul mercato, nonostante il pricing raggiunto dalle operazioni registrate confermi un forte appetito per negozi e immobili mixed-use in corrispondenza delle vie commerciali di maggiore prestigio, soprattutto da parte di investitori privati e family office.

Per quanto riguarda gli altri mercati, l’Office risulta quello che ha visto la maggiore contrazione in termini di volume di investimenti, con l’interesse degli investitori concentrato nei mercati prime, in immobili con capital value sottomercato e canoni di locazione con ottime possibilità di crescita, a scapito del mercato occupier nei distretti periferici.

Ottimi risultati per il mercato Industrial & Logistics, che se da una parte ha visto una riduzione degli investimenti rispetto ai due anni precedenti che erano stati particolarmente performanti, ha dall’altra segnato il risultato migliore tra tutte le asset class del commercial real estate italiano, soprattutto grazie all’ingresso di nuovi investitori e attività di sviluppo speculativo. Gli analisti CBRE sottolineano inoltre quanto i requisiti ESG siano ritenuti sempre più essenziali dagli investitori.

Bene i dati del quarto trimestre anche per il  mercato Hotels, sostenuto soprattutto da importanti operazioni a livello corporate, acquisizioni di trophy asset e da un coinvolgimento crescente di investitori istituzionali, a cui si accosta anche un aumento del numero di operazioni in vacant possession.

“Nonostante ci aspettiamo di vedere ancora nei prossimi mesi un repricing che è correlato alla disponibilità e al costo del debito”, ha concluso Gandellini, “siamo fiduciosi in una ripresa del mercato degli investimenti nella seconda metà del 2024”.

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MAPIC 2023: responsabilità, integrazione dell’AI e rigenerazione urbana per una crescita sostenibile dell’immobiliare retail

Si è conclusa recentemente l’edizione 2023 di MAPIC Cannes, importante salone dedicato al settore dell’immobiliare commerciale retail arrivato alla sua 28/a edizione, che si è svolta presso il Palais des Festivals dal 28 al 30 novembre.

Il tema dell’evento era “The Age of Responsible Growth: Committing to a better future”, e nella tre giorni di esibizioni e conferenze si è discusso di come il settore retail possa garantire una crescita continua e sostenibile, attuando misure che riducano l’impatto ambientale dando priorità alle persone e al pianeta.

Il MAPIC Cannes di quest’anno si è concentrato soprattutto sulle innovazioni che aiutano il settore a operare in modo più efficiente, compresa l’integrazione dell’intelligenza artificiale per ridurre il consumo di energia e comprendere meglio i clienti. Grande importanza è stata attribuita poi ai progetti di rigenerazione urbana per città più resilienti, sostenibili e inclusive.

“Per i player si tratta di cogliere il legame tra responsabilità e crescita aziendale”, ha dichiarato Francesco Pupillo, MAPIC Markets Director. “La crescita responsabile è vitale per il successo a lungo termine, per l’engagement dei consumatori e, in definitiva, per realizzare il pieno potenziale di qualsiasi bene immobiliare retail”.

In totale hanno preso parte a questa edizione di MAPIC  Cannes 1.500 brand tra leisure e retail e 4.500 partecipanti, che hanno assistito alle conferenze in programma e organizzato negli spazi allestiti per l’evento incontri di business allo scopo di consolidare collaborazioni già in essere, oppure per trovare nuove opportunità.

“Il Palais des Festivals ha un fascino particolare ed è come sempre molto piacevole organizzare incontri in un contesto del genere”, spiega Umberto Fasol, co-fondatore di FARO, società veneta di consulenza e sviluppo immobiliare che ha partecipato al MAPIC. “E in special modo quando si trovano riscontri positivi alle operazioni immobiliari presentate”.

“In effetti abbiamo avuto la possibilità di svolgere una trentina di incontri davvero positivi”, aggiunge Pierluigi Romanato, l’altro co-fondatore di FARO, “ricevendo ottimi feedback per le venti operazioni immobiliari che abbiamo portato, pianificando sia incontri presso società di sviluppo che avevano stand, sia incontri diretti con rappresentati e titolari delle più importanti catene retail presenti in Italia”.

“Come sempre c’erano tutte le grandi insegne”, sottolinea ancora Fasol. “C’è da notare la progressiva scomparsa delle società più piccole. Evidentemente i tempi turbolenti, il progressivo consolidamento dell’edizione milanese di MAPIC e le modalità digitali di comunicazione che permettono di fare business anche a distanza, hanno rappresentato un insieme convergente di fattori che ha operato una selezione naturale sia di espositori che di partecipanti”.

Tra le novità di questa edizione di MAPIC Cannes la MAPIC Academy, incubatore di start-up per nuovi brand retail innovativi che ha selezionato 5 marchi di cui supporterà lo sviluppo attraverso una rete di esperti e partner di MAPIC, oltre a fornire loro un sostegno finanziario e l’opportunità di aprire un negozio pop-up.

Allestito inoltre per la 28/a edizione dell’evento un nuovo ‘Sustainability Lab’, un laboratorio per la sostenibilità nel cuore dell’area espositiva, in cui esperti ESG, insieme alle più importanti aziende di certificazione e ai fornitori di nuove tecnologie sostenibili, si sono messi a disposizione dei visitatori per fornire consulenza.

L’ambito internazionale di MAPIC ha messo in evidenza agli operatori italiani quanto l’interesse per il nostro Paese sia sempre elevato: “Abbiamo avuto contatti internazionali per le vendite a reddito”, conferma Romanato. “Nonostante la congiuntura finanziaria avversa, l’Italia non manca di suscitare l’interesse dei fondi d’investimento”.

Per gli operatori dell’immobiliare retail l’appuntamento è adesso dal 22 maggio al 23 maggio 2024 per il MAPIC Italy in programma al Superstudio Maxi di Milano. L’edizione francese dell’evento tornerà invece dal 26 al 28 novembre 2024, come sempre al Palais des Festival di Cannes.

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Immagine: mapic.com

Gli investitori puntano sul mercato immobiliare retail italiano: “Bassa competitività e alti guadagni, con prospettive di sviluppo innovativo”

Il mercato immobiliare retail italiano si conferma centrale per gli investitori nazionali e internazionali. A porlo in grande evidenza è l’ultimo studio ‘Retail Property Investments Barometer Italy’ realizzato da EY, società internazionale leader nei servizi di consulenza, revisione contabile e formazione aziendale.

Gli analisti di EY intervistano annualmente alti dirigenti di società immobiliari e di fondi di gestione patrimoniale e di investimento immobiliare italiani e internazionali, con lo scopo di valutare la percezione e la fiducia nell’asset class Retail all’interno del mercato immobiliare nazionale. Le interviste a cui fa riferimento il più recente rapporto di EY sono state realizzate tra luglio e settembre 2023.

I numeri generali che emergono dallo studio di EY sono estremamente positivi: più del 90% degli intervistati ha investimenti  immobiliari nel retail e per circa il 40% tali investimenti sono superiori ai 200 milioni di euro.

Gli investimenti sono principalmente nei segmenti high street (34%) e nei centri commerciali (31%), mentre nei retail park si attestano al 21%. L’ubicazione degli investimenti è più della metà (51%) nel nord Italia, segue il Centro con il 31% e il Sud con il 17%.

Per quanto riguarda l’attività di gestione degli asset,  oltre l’80% dei partecipanti sta attuando o intende attuare strategie di gestione patrimoniale attiva sui propri beni nei prossimi 12-24 mesi, con particolare attenzione agli interventi per la sostenibilità, la revisione del merchandising mix e il rafforzamento del comparto alimentare. Figurano anche l’aggiunta di nuove iniziative legate all’intrattenimento come sale cinematografiche e aree ludiche.

Per quanto concerne le attività legate alla sostenibilità, l’attenzione è rivolta principalmente alle linee guida e agli argomenti correlati alle strategie ESG, come la riduzione dei consumi energetici e delle emissioni, l’efficientamento anche grazie all’utilizzo della tecnologia, quindi l’inclusione e la diversità, senza tralasciare le iniziative no-profit e benefiche.

Notevoli poi le prospettive di nuovi investimenti, con il 63% dei partecipanti che è intenzionato a effettuare ulteriori operazioni nel settore in Italia, di cui oltre il 20% entro i prossimi 18 mesi e la restante percentuale nel medio-lungo periodo, con quasi l’80% degli investimenti tra i 50 e i 200 milioni di euro.

Immagine: EY Retail Property Investments Barometer Italy

Passando alle strategie di investimento, gli intervistati evidenziano nella maggior parte di casi (54%), la bassa competizione e gli alti ritorni in confronto ad altri settori del mercato immobiliare italiano. 

Queste stesse ragioni di bassa competitività e alti ritorni sono riportate da un’altra fetta del campione (23%), ma in questo caso in confronto agli altri Paesi europei, mentre un 14% vede nel mercato italiano una crescita delle opportunità di investimento.

Posti di fronte al quesito riguardante le modalità dell’approccio che adotteranno per i loro investimenti, gli intervistati privilegiano l’aggiunta di valore (31%) e le scelte opportunistiche (31%).

“La nostra indagine evidenzia diverse opportunità per il rilancio dell’asset class retail nelle strategie di investimento immobiliari”, spiega Marco Daviddi, Strategy and Transactions Managing Partner di EY, presentando il rapporto. “Emerge una rilevante propensione all’investimento finalizzato al miglioramento delle performance degli asset in portafoglio, anche per mitigare i rischi in essere. Gli investimenti nel digitale stanno poi assumendo un’importanza non secondaria. Ci ha positivamente colpito infine la conferma che questa asset class rimane in prospettiva nei piani di acquisto degli investitori attratti dalla possibilità di sviluppare prodotti innovativi, capaci di ridefinire ruolo e significato dei complessi immobiliari”.

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Osservatorio Non Food 2023: vendite in crescita, digital engagement e sostenibilità

L’organizzazione non profit GS1, la quale sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese e che riunisce in Italia più di 40mila imprese, ha pubblicato l’edizione 2023 del suo Osservatorio Non Food.

Il rapporto annuale di GS1, arrivato alla sua 21/a edizione analizza come di consueto i comportamenti di consumatori e venditori in tredici comparti non alimentari: dall’elettronica di consumo all’abbigliamento, dal tessile alla profumeria, dal bricolage all’ottica, dai giocattoli alla casa. 

L’attuale pubblicazione, che si basa sui dati raccolti nel 2022 identifica in primo luogo come i principali eventi  avvenuti nell’arco temporale in esame e cioè la conclusione della pandemia di COVID-19 (con la fine delle restrizioni e il ritorno alla normalità) e lo scoppio della guerra in Ucraina (con le tensioni geopolotiche e la scarsità di materie prime), abbiano inciso su consumatori e venditori.

In particolare, gli analisti di GS1 sottolineano come in questo contesto il mercato del Non Food abbia visto lo sviluppo di nuove tendenze, quali meno acquisti online e più spese in negozi fisici, la continua caccia alla convenienza tra bonus e promozioni o ancora la possibilità di riparare piuttosto che comprare di nuovo, mentre altre tendenze già in essere si siano consolidate, quali l’utilizzo di web e social per l’engagement con i clienti e l’attenzione alle tematiche di sostenibilità.

Il rapporto analizza inoltre i dati del mercato, che hanno in premessa una crescita complessiva dei consumi delle famiglie che ha segnato un +13,4% rispetto all’anno precedente, la quale ha impattato anche sul mercato dei prodotti non alimentari, che ha registrato un +4,3%, un dato che non solo conferma un trend di crescita già in atto dall’anno precedente, ma anche un valore corrente superiore nel medio periodo 2018-2022, salito di sei punti percentuali.

Ritornando alle tendenze del mercato nel periodo in analisi, la rinnovata frequentazione del negozio fisico da parte dei consumatori ha rallentato la corsa all’e-commerce, che aveva caratterizzato gli ultimi tre anni: “Il canale commerciale più frequentato rimangono le GSS (grandi superfici specializzate)”, spiegano gli analisti di GS1, “apprezzate per l’ampiezza dell’offerta e che coprono oltre il 50% del mercato in elettrodomestici bruni, articoli sportivi, abbigliamento e calzature e sono predominanti nelle categorie in cui è importante sia visionare il prodotto prima di acquistarlo sia ricevere il consiglio di un esperto, come nell’elettronica di consumo e nel tessile casa”.

Nel rapporto viene poi indicato come importante anche il dinamismo dei punti vendita fisici che si è registrato in altri comparti, come nel tessile dove i grandi magazzini hanno colto il primo risultato positivo dal 2016 e nell’abbigliamento sportivo, dove i negozi specializzati indipendenti hanno superato l’online diventando il secondo canale per giro d’affari: “I negozi specializzati rimangono leader in molti comparti, soprattutto in virtù del know-how, della personalizzazione e del servizio che assicurano”, si sottolinea. “La quota di mercato più alta è nei casalinghi (91,0% a valore), mentre resta superiore al 60% per ottica, cancelleria e bricolage”.

Tra le tendenze consolidate invece, la sostenibilità è argomento su cui la sensibilità continua a crescere, con i consumatori che si aspettano che i prodotti Non Food siano sempre più sostenibili, anche a fronte di un prezzo maggiore che sono disposti a pagare.

Pr questo è importante da parte dei retailer fornire informazioni chiare sulla merce utilizzando soprattutto formati digitali, tramite QR Code o fornendo link ai siti dei produttori e creando engagement e  informazione sulle reti sociali.

L’aspetto dell’engagement online si rivela particolarmente strategico, poiché le reti sociali sono uno strumento di comunicazione fondamentale per i brand, che, si legge nell’Osservatorio Non Food 2023, “non si limitano in Rete solo a mostrare i loro prodotti, ma cercano di creare una relazione con il pubblico, con contenuti che invitano alla partecipazione (come quiz o giochi) o che affrontano temi socialmente rilevanti, come la tutela dell’ambiente o l’inclusione sociale”.

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Immagine di freestocks su Unsplash

Dalla Commissione Europea una consultazione con gli operatori retail per un ecosistema più resiliente, digitale e green

Il settore retail non solo è il più grande di tutti gli ecosistemi in termini di occupazione e numero di aziende nell’Unione europea, ma è anche quello che serve quotidianamente quasi 450 milioni di consumatori, i quali spendono un terzo del loro budget famigliare per lo shopping.

Consapevole del ruolo che il retail ha nel presente e nel futuro dell’UE, la Commissione europea ha aperto una consultazione pubblica per raccogliere feedback dagli operatori del settore, con l’obiettivo di mettere in atto un percorso di transizione per giungere a un ecosistema che sia più resiliente, digitale e green.

La consultazione, che si concluderà entro fine settembre e intende raccogliere il materiale di fondazione per lo sviluppo della roadmap, coinvolge tutte le imprese del settore retail, dalle grandi catene alle piccole e medie imprese, nonché alle associazioni di categoria e agli altri stakeholder.

“Accogliamo con favore l’opportunità offerta da questa roadmap”, ha dichiarato Christel Delberghe, Direttrice Generale di EuroCommerce, l’associazione europea del commercio all’ingrosso e al dettaglio. “E’ un’iniziativa che offre l’opportunità di identificare le misure critiche necessarie per la trasformazione del settore, il quale rappresenta il primo datore di lavoro privato dell’UE e che fornisce un servizio essenziale a consumatori e imprese del Vecchio continente”.

La Commissione, in un report pubblicato in parallelo alla consultazione, dal titolo ‘Co-creation of a transition pathway for a more resilient, digital and green retail ecosystem’ analizza dati e caratteristiche del settore retail in Europa e tratteggia le sfide che il medesimo si trova ad affrontare, anche alla luce dei grandi temi sul tavolo, come la passata epidemia, la guerra in Ucraina ancora in corso e i cambiamenti climatici sempre più marcati.

L’analisi delle istituzioni europee non può non iniziare dalla rivoluzione digitale, sottolineando come il commercio omnicanale, fondendo le interazioni fisiche e online, offra ai consumatori un’esperienza di shopping senza soluzione di continuità   e l’utilizzo più avanzato di tecnologie come l’intelligenza artificiale, il cloud computing o la blockchain stia guadagnando importanza e sagomando la forma futura del settore del commercio al dettaglio.

Il ruolo dei negozi fisici sta cambiando: continuano a svolgere un ruolo chiave per i consumatori, consentendo loro di vedere, toccare e provare i prodotti, sottolinea ancora la Commissione nel suo report. Tuttavia, i negozi agiscono adesso anche come centri di intrattenimento o esperienza che integrano tecnologie digitali in negozio. Presto, è probabile che svolgeranno un ruolo come centri di stampa 3D, hub di coltivazione indoor o hub di circolarità, contribuendo a dare una seconda vita ai prodotti o a riciclarli.

Formati di vendita al dettaglio come ipermercati e supermercati sono sempre più sotto pressione da attori puramente online, che sviluppano il loro modello di business sull’offerta a basso prezzo e formati in rapida crescita come il quick commerce.

Questi sviluppi hanno un impatto ancora più pronunciato sulla sostenibilità dei piccoli rivenditori. Infatti, mentre i negozi di prossimità e i piccoli supermercati locali guadagnano importanza in risposta a una crescente tendenza dei consumatori verso la vicinanza e la comodità, i piccoli retailer non alimentari potrebbero avere difficoltà a rimanere attraenti per i consumatori. In questo contesto, mantenere la vitalità e l’attrattiva commerciale nelle città è una sfida complessa per i Comuni.

Mentre una parte dei retailer europei ha già compiuto progressi nell’approfittare delle opportunità di raggiungere i clienti introducendo tecnologie digitali,  si legge poi nel rapporto, molti altri, in particolare le PMI, non hanno ancora compreso le opportunità della digitalizzazione e si affidano ai loro negozi fisici come unico canale.

La commissione fa notare come nel 2022  gli investimenti in tecnologia dei retailer siano diminuiti significativamente, scendendo al di sotto dei livelli pre-pandemici. Questa diminuzione viene attribuita ai tassi di interesse elevati, all’alta inflazione e alle incerte condizioni economiche. Potrebbe però anche derivare dal fatto che i retailer hanno investito pesantemente all’inizio della pandemia per mantenere in piedi le proprie attività.

Per questo il supporto negli investimenti per la transizione digitale è una delle priorità più importanti dell’UE. Le stime indicano che l’ecosistema retail europeo avrebbe bisogno dai 155 ai 230 miliardi di euro entro il 2030 per la transizione digitale, verde e delle competenze. Una cifra che rappresenta dallo 0,4% allo 0,6% del fatturato annuo totale del settore.

Oltre alla digitalizzazione, un altro aspetto prioritario per il settore retail è la sostenibilità. Il rapporto spiega come occorra agire in questo senso non solo su materiali e spazi di vendita, ma anche su flotte di veicoli, refrigerazione, efficienza energetica, produzione e trasformazione, coinvolgendo tutta la catena di attori coinvolti.

La transizione green porta allo sviluppo nel retail di nuovi modelli di business, in linea con un’economia più circolare, come la riprogettazione dei prodotti per renderli più sostenibili, rendendo i servizi di riparazione più disponibili, prediligendo formule di noleggio, concentrandosi sulla riutilizzazione o riparazione di prodotti e imballaggi per mantenerli nel circuito economico, facilitando il riciclaggio dei rifiuti generati dai beni venduti. E la transizione verso la sostenibilità può andare di pari passo e essere rafforzata dalla transizione digitale.

Terzo pilastro per l’evoluzione del settore retail su cui si focalizza la Commissione è lo sviluppo delle competenze del personale. La formazione e l’acquisizione di nuove skills da parte dei lavoratori è infatti un nodo centrale nel percorso di transizione.

La Commissione ritiene necessario un cambiamento di mentalità, nell’ambito delle competenze: sia i datori di lavoro che i dipendenti devono sviluppare un senso di urgenza in termini di riqualificazione e sviluppo delle skills e abbracciare la formazione continua.

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Investimenti nel retail, un 2022 da record

Nel 2022 il capitale investito nel settore retail ha toccato la cifra record di 859 milioni di euro, rispetto ai 557 milioni dell’anno precedente. A porre in evidenza questa lampante crescita è l’ultima versione del rapporto AIFI-PwC.

Il medesimo rapporto, evidenzia come la più alta attrattiva degli investitori si riscontri nei segmenti della ristorazione e dell’abbigliamento-accessori. 

La ristorazione fa presa sugli investitori per differenti ragioni: è un settore che può crescere facilmente grazie alla sua ampia diffusione nel mercato e offre anche opportunità di espansione internazionale. Inoltre, sono fattori di ulteriore appeal i processi standardizzati, la rapidità nel raggiungere il punto di pareggio e la possibilità di utilizzare il servizio di consegna.

Per quanto riguarda l’abbigliamento e gli accessori, ciò che attrae gli investitori sono principalmente elementi come la posizione strategica dei negozi nelle piazze e nelle vie principali, la varietà e la flessibilità dei formati di vendita, le numerose iniziative e promozioni nei punti vendita, la capacità di integrare il canale fisico con quello digitale, la profonda conoscenza della clientela e l’adozione di politiche di sostenibilità.

Dati quelli del recente report AIFI-PwC che hanno consentito di porre l’accento su quanto la fisicità dei punti vendita continui a essere al centro dell’interesse degli investitori: “I progetti imprenditoriali importanti tornano a richiamare l’attenzione dei fondi d’investimento, che in passato avevano spostato, con eccessiva euforia, l’attenzione dal fisico al digitale, determinando bolle che si stanno ridimensionando”, ha sottolineato Mario Resca, presidente di Confimprese, nel corso della quinta edizione dell’incontro ‘RETAIL & FINANZA’ che si è svolto in luglio a Milano, nella sala convegni di Palazzo Mezzanotte presso la Borsa Italiana.

“Come ha riassunto egregiamente il bravissimo moderatore dell’incontro Sebastiano Barchirotto, il convento piange, ma i frati sono tutti grassi”, commenta Pierluigi Romanato, cofondatore della società di consulenza immobiliare veronese FARO, presente all’evento. “Un vecchio adagio che sintetizza in maniera perfetta quel diffuso atteggiamento per cui, nonostante tutti i segnali economici che riguardano gli investimenti nel settore siano positivi, nessuno sembra capirne le ragioni”. 

“Credo che la chiave sia avere una comprensione del mercato grazie all’unione di esperienza e giusti strumenti”, aggiunge l’altro co-fondatore di FARO, Umberto Fasol. “Ha colto bene il punto la dott.ssa Alessandra Gritti, CEO di Tamburi Investiment Partners, quando ha detto che il cliente deve sempre essere al centro dell’attenzione e che CRM e tecnologia sono fondamentali. Noi da anni siamo su questa lunghezza d’onda e usiamo un CRM indispensabile per capire e agire al meglio nel nostro settore”.

Umberto Fasol e Pierluigi Romanato, co-fondatori di FARO

“Il presidente di Confimprese Mario Resca ha detto che dei loro 450 associati retailer c’è una previsione per il 2023 di circa 3mila aperture, a dimostrazione di una voglia notevole di sviluppo”, aggiunge ancora Romanato. “Sono numeri che confermano il trend positivo di interesse e richieste che anche in FARO riscontriamo con le nostre iniziative commerciali”. 

“L’incontro a Palazzo Mezzanotte ha mostrato un quadro generale economico in crescita e moderata positività”, conclude Fasol. “Un confronto che si è rivelato utile e costruttivo”.

FARO ha come attività fondamentale l’attenta analisi dello scenario del mercato dell’immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, FARO affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.


Il quadro complessivo disegnato dagli analisti di  AIFI-PwC, nell’arco temporale che va dal 2015 al 2022 evidenzia un aumento costante delle operazioni di PE nel retail da parte dei fondi di investimento in Italia, con 196 deal realizzati nel retail con un ammontare investito di 2.527 miliardi.

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Immagine di copertina: confimprese.it

MAPIC 2023: sull’asse Milano-Cannes strumenti e prospettive future del mercato immobiliare commerciale e retail

Il tradizionale ‘tandem’ italo-francese del MAPIC, importante ciclo di eventi dedicato all’immobiliare commerciale e retail, rappresenta ormai da qualche anno un ponte ideale che crea occasione di analisi del presente e delle prospettive del mercato europeo, nonché un importante spazio di networking per i player del settore.

La sesta edizione di MAPIC Italy 2023 si è tenuta il mese scorso al Superstudio Maxi di Milano e adesso l’appuntamento è per l’edizione francese che avrà luogo dal 28 al 30 novembre 2023 al Palais des Festivals di Cannes.

MAPIC Italy 2023 si è soprattutto focalizzato sulle trasformazioni in corso nell’industria retail con una particolare sensibilità per il tema della sostenibilità e di come coniugare crescita del business, fattore umano e attenzione al pianeta. Tale attenzione era chiaramente esplicitata fin dalla scelta del tema centrale del salone e cioè ‘L’era del retail responsabile: l’impegno comune per un futuro migliore’.

“L’affluenza dei visitatori è stata ingente e la maggior parte delle catene hanno partecipato”, spiega Pierluigi Romanato, co-fondatore di FARO, società veronese presente all’evento e che offre servizi di sviluppo, agency e reddito immobiliare.

Il bilancio ufficiale degli organizzatori ad evento concluso ha parlato per l’edizione milanese di MAPIC di oltre 1900 delegati, in provenienza da 24 Paesi, (+12% rispetto all’edizione precedente) e circa 700 tra retailer, catene di ristorazione e operatori leisure.

“I temi che sono stati affrontati”, spiega invece Umberto Fasol, l’altro co-fondatore di FARO, “quali transizione ecologica e transizione digitale, Esg e crescita sostenibile sono ormai centrali e il MAPIC, partendo da questi temi si è confermato come un’ottima occasione di networking, con decine di appuntamenti e grande interesse per i nostri progetti e per il nostro lavoro di sviluppo e consulenza immobiliare commerciale“.

“Non sono mancate le nuove opportunità”, aggiunge Fasol. “Abbiamo per esempio conosciuto una nuova catena tedesca che vorrebbe entrare nel mercato italiano. Va però sottolineata l’assenza degli investitori istituzionali”, nota l’imprenditore, “e quindi il mercato degli investimenti a reddito bloccati dalla congiuntura economica”.

L’asse tra il MAPIC del mese scorso a Milano e l’appuntamento di novembre con MAPIC Cannes è lampante fin dal medesimo tema centrale scelto, il quale punta a un retail responsabile e sostenibile, per un futuro migliore.

“Le risorse globali del nostro pianeta sono limitate e le decisioni che prendiamo oggi avranno un impatto concreto sul nostro futuro”, spiega Francesco Pupillo, Show Director MAPIC e MAPIC Italy, presentando la prossima edizione dell’evento francese. “Il programma di quest’anno mira a fornire agli operatori del settore immobiliare commerciale gli strumenti per poter giocare un ruolo chiave in questo prossimo futuro”.

Tra le principali novità che si potranno vedere a Cannes, la Mapic Academy, un incubatore di start-up destinato a nuovi marchi innovativi e il Sustainability Lab, un laboratorio dedicato allo sviluppo sostenibile, durante il quale Esperti in Esg—tra cui aziende leader che forniscono certificazioni e fornitori di nuove tecnologie sostenibili—daranno consigli utili ad intraprendere nuove strategie di riduzione dell’impatto ambientale.

“Per gli operatori del settore immobiliare commerciale, il legame tra responsabilità e crescita aziendale diviene oggi concreto e fondamentale”, spiega ancora Pupillo. “Una crescita responsabile è essenziale per ottenere successo a medio e lungo termine, per il consenso e coinvolgimento dei consumatori e, in ultima analisi, per la realizzazione del pieno potenziale di qualsiasi asset immobiliare commerciale”.

FARO sarà come sempre presente anche all’evento francese di MAPIC in programma a novembre. La società veneta ha come attività fondamentale l’attenta analisi dello scenario del mercato dell’immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, FARO affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Le competenze di FARO si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

Locazione immobili commerciali, redditività ancora in crescita: “Nel 2023 saranno principale impulso al settore”

Gli immobili commerciali a reddito continuano a rappresentare un investimento vantaggioso e in continua crescita, capace di attraversare ogni genere di crisi.

A confermare la bontà dell’investimento nel mattone dedicato al business è un recente studio di Idealista.it, il quale mette in evidenza come essere proprietari di un locale commerciale in Italia e affittarlo offre un rendimento che arriva oltre il 17%, con una media nazionale del 12.1%, rispetto all’11,7% di un anno fa.

Leggermente più basso il rendimento del segmento degli uffici che offre una redditività intorno al 9%,  in leggera crescita anno su anno, mentre affittare garage garantisce una rendita di circa il 7%, stabile rispetto al 2022.

Restringendo il campo alle varie zone del Paese e in particolare ai capoluoghi, i dati dello studio di Idealista indicano che i rendimenti più elevati sono quelli di Milano con il 14,4%, seguita da Venezia (15,1%), e Genova (15,0%).

A livello nazionale la città che registra la maggior percentuale in termini di rendimento di locazione commerciale è Como con il 17,20%, seguita da Alessandria (16,60%) e Ferrara (16,50%).

I rendimenti a doppia cifra riguardano quasi tutti i capoluoghi analizzati, eccetto nove centri compresi tra il 9,9% di Massa all’8,5% de L’Aquila, il capoluogo con redditività degli spazi retail più bassa.

Anche considerando la redditività più bassa a livello nazionale di Andria (8%), la locazione commerciale rimane comunque più vantaggiosa di quasi del doppio rispetto ai BTP 10 anni.

Nonostante i continui rialzi degli ultimi mesi infatti, i titoli di Stato decennali continuano a offrire un rendimento di poco superiore al 4%.

“Nel 2023, i rendimenti da locazione commerciale dovrebbero essere il principale impulso alla performance del settore europeo”, ipotizza Virginie Wallut, Director of Real Estate Research and Sustainable Investment di La Française Real Estate Managers, nel corso di un’intervista rilasciata a Idealista.it.

“La crescita dei redditi da locazione”, aggiunge la Wallut, “sarà trainata da indici di locazione, per lo più correlati all’inflazione; segmenti di mercato in cui la domanda supera l’offerta; miglioramenti dei fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) degli asset per soddisfare i nuovi utilizzi o i più recenti standard normativi”. 

FARO, società che nasce per offrire servizi di sviluppo, agency e reddito immobiliare ha come attività fondamentale l’attenta analisi dello scenario del mercato dell’immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, FARO affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Le competenze di FARO si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

Torna MAPIC Italy: focus su retail responsabile ed evoluzione di mercato e asset commerciali

Mapic Italy, la più importante piattaforma di business dedicata ai player del mercato immobiliare commerciale e retail in Italia, sta per tornare con l’edizione 2023 e i numeri che si preannunciano sono in linea con l’edizione precedente.

Alla settima edizione dell’evento organizzato da RX France che si svolgerà il 16 e 17 maggio al Superstudio Maxi di Milano, sono attesi circa 2mila partecipanti, di cui più di 600 retailer. Tema di questa edizione sarà ‘L’era del retail responsabile: l’impegno comune per un futuro migliore’.

“L’edizione 2023 di Mapic Italy analizzerà le profonde trasformazioni in corso nell’industria retail”, ha dichiarato Francesco Pupillo, show director Mapic & Mapic Italy presentando la due giorni milanese, “e cercherà di rispondere alle domande e alle sfide che gli attori del mercato devono affrontare in un contesto di incertezza dei mercati e crisi energetica”.

Nel corso delle conferenze in programma quest’anno  al Mapic Italy verrà affrontato innanzi tutto il tema della sostenibilità e di come coniugare crescita del business, fattore umano e attenzione al pianeta.

Altro tema cardine dell’evento 2023 sarà l’evoluzione del mercato retail, con un focus sulla nuova generazione di retailer e su come i medesimi rispondono alle esigenze dei consumatori.

Un ulteriore argomento affrontato sarà poi l’evoluzione degli asset commerciali con una vetrina dei principali progetti di rigenerazione e sviluppo immobiliare.

Il programma di Mapic Italy analizzerà quindi l’integrazione di Food & leisure in Italia, con esempi per migliorare l’esperienza del consumatore.

Infine spazio all’innovazione, con le nuove soluzioni in materia di raccolta e analisi dei dati, l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi decisionali dei brand, la gestione più efficiente delle risorse e degli stock di prodotto.

“Siamo oggi entrati in una nuova era: l’era della responsabilità”, spiega ancora Pupillo, “responsabilità che è individuale e collettiva come industria. La sfida dei prossimi anni sarà quella di coniugare sviluppo responsabile e crescita del business”. 

Naturalmente grande attenzione anche quest’anno per i centri commerciali, che nel 2022 hanno confermato la ripresa del settore, ritornato a livelli pre-Covid, come rilevato dall’ultimo monitoraggio dell’Osservatorio Cncc (Consiglio nazionale dei centri commerciali).

“Un risultato decisivo, reso possibile dall’impegno degli operatori anche nel pianificare e attivare iniziative di sostenibilità”, ha sottolineato Roberto Zoia, presidente Cncc e direttore patrimonio, sviluppo e gestione rete di Igd Siiq SpA. “Se il format centro commerciale continua a essere così attrattivo è proprio perché sa intercettare le nuove sensibilità e rispondere all’evoluzione dei comportamenti di consumo”.

Secondo Zoia, sono dunque proprio i principali temi che verrano affrontati al Mapic Italy 2023 a rappresentare gli elementi dell’offerta vincente per i retailer e cioè “un mix di prodotti e servizi che vertono sempre più verso un retail responsabile, attento e innovativo”.

Tra le società presenti il 16 e 17 maggio prossimi nell’area espositiva milanese figurano Bnp, Cbre, Carmila, Cushman & Wakefield, Eurocommercial Properties, Grandi Stazioni Retail, Igd Siiq, Klépierre, Multi, Nhood, Pradera, Savills e Svicom.

Tra le insegne che hanno confermato la partecipazione citiamo Aldi, Foot Locker, DentalPro, Douglas, Kfc, Kids and Us, La Cannoleria Siciliana, La Torre Giochi, Lidl, Lush, New Lino’s Coffee, Pandora, Primark e Takko Fashion.

FARO, società che nasce per offrire servizi di sviluppo, agency e reddito immobiliare ha come attività fondamentale l’attenta analisi dello scenario del mercato dell’immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, FARO affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Le competenze di FARO si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

I trend dell’immobiliare commerciale in Italia nel 2023: “Ottime opportunità per gli investitori grazie a elevati standard di sostenibilità e crescita rendimenti”

Nel 2022, lo scenario economico ha visto l’Italia crescere oltre le aspettative, ma allo stesso tempo si è verificata un’impennata dei costi energetici che ha determinato un maggiore tasso di inflazione. 

L’aumento dei costi energetici dovrebbe tornare però sotto controllo nel corso del 2023 e i rischi correlati di instabilità finanziaria diminuire di conseguenza, anche grazie a una politica fiscale moderatamente espansiva sia dal lato della domanda che dell’offerta.

Il Team Research Italia di CBRE, società leader mondiale nella consulenza immobiliare,  nel suo recente report ‘2023 Italy Real Estate Market Outlook’ focalizza i trend che nel suddetto scenario economico, sfidante e in continua evoluzione, caratterizzeranno il mercato immobiliare commerciale italiano nel corso dei prossimi mesi.

Secondo i ricercatori CBRE, nel breve periodo il mercato degli immobili commerciali nel nostro Paese trarrà beneficio dal raggiungimento di elevati standard di sostenibilità in grado di rispondere alla domanda di immobili di nuova generazione, nonché da una crescita dei rendimenti che spingerà gli investitori verso nuovi equilibri di rischio / rendimento, dando maggiore appetibilità alle opportunità di riposizionamento di immobili esistenti e agli interventi di rigenerazione urbana. 

Rimarranno inoltre ricercati in modo particolare gli immobili di qualità nelle location prime e ciò nonostante la riduzione del differenziale tra rendimenti immobiliari e Titoli di Stato.

“In Italia il real estate vive oggi una fase di transizione che premierà gli investitori in grado di creare valore sostenibile nel tempo”, spiega Giulia Ghiani, Head of Research and Data Intelligence di CBRE Italy. “Sono certa che il mercato sarà in grado di offrire molte opportunità agli investitori”.

Per quanto riguarda i vari segmenti del mercato dell’immobiliare commerciale italiano, CBRE nel suo report mette in evidenza come nel retail le correzioni dei prezzi avranno la tendenza a essere contenuti, in quanto i recuperi post-covid stanno compensando l’impatto dei tassi di interesse sui prezzi.

Gli immobili cielo terra mixed-use rimarranno il prodotto più ricercato nelle high street, mentre l’interesse per il wharehouse e retail park rimarrà sostenuto, con i retailer che si dimostrano sempre più attenti alla qualità delle location e all’ommicanalità.

“Dopo un lungo periodo di attesa dell’uscita della crisi pandemica”, si legge poi ancora nel report, “si rileva un aumento del numero dei centri commerciali sul mercato, guardati con interesse prevalentemente da investitori opportunistici”, e inoltre rimane alta “la propensione all’acquisto di Retail Warehouse standalone da parte di net-lease buyers, come osservato a partire dalla seconda metà del 2022”.

Per quanto riguarda invece il segmento della logistica, secondo gli analisti CBRE i rendimenti in risalita porteranno gli investitori a nuovi equilibri tra domanda e offerta, con la domanda di spazi da parte delle piattaforme di e-commerce in assestamento, ma allo stesso tempo sostenuta dal rinnovo delle reti di distribuzione e da strategie omnicanale.

Gli investitori e i tenant del segmento della logistica, si prevede poi nel report, si concentreranno sul perfezionamento delle strategie ESG, mentre il divario tra i canoni di locazione italiani e quelli dei mercati europei più maturi si ridurrà.

Nel corso del 2023, gli investitori del segmento della logistica, spiegano quindi gli analisti CBRE, “punteranno su immobili con prospettive di crescita dei canoni per creare valore, mitigando la decompressione dei rendimenti attualmente in corso. I fondamentali della domanda del mercato occupier della logistica rimangono infatti solidi”.

FARO, società che nasce per offrire servizi di sviluppo, agency e reddito immobiliare ha come attività fondamentale l’attenta analisi dello scenario del mercato dell’immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, FARO affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

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Il ruolo economico e sociale di GDO e MDD centrale per le famiglie italiane: “Moderato l’impatto dell’inflazione, ma adesso va impedito aumento listini”

In un periodo storico in cui non mancano le tensioni economiche e sociali, la grande distribuzione organizzata (GDO) e i prodotti venduti con la marca del distributore (MDD) giocano un ruolo centrale.

Questo ruolo primario è stato messo ampiamente in risalto dai numeri che sono emersi nel corso della diciannovesima edizione del salone internazionale della Marca, svoltasi recentemente negli spazi di BolognaFirere.

Nel corso del convegno di apertura della due giorni bolognese, si è sottolineato come il settore distributivo italiano attragga l’80% dei consumi attraverso una rete di 25mila punti vendita e come la MDD abbia avuto nel 2022 un giro d’affari di 12,8 miliardi, in aumento di quasi il 10% rispetto all’anno precedente, raggiungendo una quota di mercato del 20,8%.

Questi numeri sono stati ottenuti anche grazie all’offerta di una vasta gamma di prodotti di consumo quotidiano—alimentari e non—a prezzi convenienti, per un risparmio stimato pari a circa 78 euro al mese per famiglia.

“Già nel corso del 2022 la distribuzione moderna ha svolto un ruolo sociale importante, perché ha moderato un’inflazione terribile che è arrivata da una serie di fenomeni internazionali”, spiega Marco Pedroni, presidente Adm (Associazione distribuzione moderna) in un’intervista rilasciata al magazine Foodweb. “Ciò ha ridotto l’impatto sulle famiglie, che è stato comunque significativo perché la perdita di acquisto si è vista”.

Secondo i dati del position paper di The European House – Ambrosetti e della ricerca IPSOS mostrati nel corso di Marca, sugli scaffali della Distribuzione moderna ci sono circa 70mila prodotti contrassegnati con il logo dell’insegna distributiva, i quali hanno dei prezzi in media del 20-25% più bassi rispetto a quelli di marca industriale.

Lo scenario relativo ai mesi futuri, secondo Pedroni vedrà un’inflazione ancora alta e una quota di mercato dell’MDD sempre in crescita: “Nel 2023 l’inflazione continuerà a essere alta, anche se i prezzi di materie prime energetiche e alimentari cominciano a ridursi”, dice il presidente di Adm. “In questo quadro la marca del distributore può certamente continuare a crescere anche il prossimo anno”.

Pedroni si augura poi che avvenga al più presto un confronto con la politica: “Sarebbe utile in questa fase complessa che il Governo ci chiamasse per un confronto con tutta la filiera per capire come si può ridurre l’impatto sui consumatori”, spiega, auspicando inoltre che “si facciano significative manovre per sostenere il reddito dei cittadini e impedire l’aumento dei listini.”

I dati dicono ancora che sui 600 miliardi di euro di fatturato complessivi della filiera del settore distributivo italiano—50 dei quali derivanti dall’export—155 miliardi sono generati dalle aziende della GDO, con un valore aggiunto diretto di 25,6 miliardi.

“Negli ultimi anni, tra pandemia e carovita, la distribuzione moderna ha dimostrato di essere un asset strategico dell’economia del Paese, sia per il valore aggiunto che riesce a generare sia per il contributo occupazionale, in particolare di giovani e donne”, conclude Pedroni.

FARO, società che nasce per offrire servizi di sviluppo, agency e reddito immobiliare ha come attività fondamentale l’attenta analisi dello scenario del mercato dell’immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, FARO affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Le competenze di FARO si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

Immagine: Unsplash