DdL di Bilancio 2019: “Cedolare secca per gli affitti di immobili commerciali a partire dai contratti stipulati dal prossimo anno”

Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo scorso 15 ottobre il disegno di legge relativo al bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019. Nel DdL viene prevista per gli affitti di immobili commerciali quali negozi e capannoni, l’introduzione della cedolare secca al 21% in sostituzione delle aliquote Irpef. Questo sistema di tassazione è già in vigore dal marzo del 2011 per gli affitti di immobili a fini abitativi.

Nell’articolo del nuovo DdL di Bilancio intitolato “Cedolare secca sul reddito da locazione di immobili ad uso commerciale”, si prevede che il canone di locazione relativo ai contratti stipulati nell’anno 2019 aventi ad oggetto “unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/1, di superficie fino a 600 mq, escluse le pertinenze, e relative pertinenze locate congiuntamente” possa essere assoggettato al regime della cedolare secca.

Il Governo precisa però che la cedolare secca per gli affitti degli immobili commerciali “non è applicale ai contratti stipulati nell’anno 2019” qualora “al 15 ottobre 2018 risulti già in essere un contratto non scaduto tra i medesimi soggetti e per lo stesso immobile, interrotto anticipatamente rispetto alla scadenza naturale”.

Tra i favorevoli all’introduzione della cedolare secca anche per gli affitti degli immobili commerciali figura Confedilizia, che chiede questa innovazione da lungo tempo: ”In attesa di leggere il contenuto esatto della norma”, ha dichiarato il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, “rileviamo che si tratta di un passo importante che contribuirà ad attenuare la piaga dei locali vuoti, favorendo l’avvio di nuove attività economiche e scongiurando il dilagare di situazioni di degrado”.

Così come nel caso dell’introduzione della cedolare secca per gli immobili a uso abitativo, anche quella per gli immobili commerciali ha lo scopo principale di far emergere il nero sugli affitti, consentendo ai contribuenti di beneficiare di importanti agevolazioni sul calcolo dell’imposta dovuta sul reddito da locazione.

Secondo un’elaborazione de Il Sole 24 Ore realizzata su dati della società indipendente di ricerca e consulenza economica per le imprese Nomisma, ad oggi, in molte città italiane l’affitto di un negozio rende meno di quello di una casa: non solo a causa del calo dei canoni, ma anche dell’attuale imposizione fiscale.

Per esempio, a Milano, sulla base dell’elaborazione del quotidiano di Via Solferino, l’affitto di un trilocale in zona semicentrale, al netto di cedolare secca, Imu e Tasi lascia al proprietario 6.603 euro annui, mentre l’affitto di un locale commerciale con caratteristiche simili a quello abitativo, al netto dell’attuale sistema di tassazione lascia al proprietario 5.555 euro annui. Ipotizzando invece l’applicazione della cedolare secca al 21%, il reddito per il proprietario dell’immobile commerciale sarebbe di 7.905 euro annui.

Questa maggiore marginalità potrebbe, secondo i sostenitori della cedolare secca, fornire una spinta al mercato degli affitti commerciali. In Italia risultano oltre 770mila immobili commerciali non locati e tra il 2015 e il 2017 il numero di nuovi contratti non abitativi è rimasto stabile, poco sotto i 370mila.

“Per il settore immobiliare, che è sfiancato da una crisi superiore a quella di altri comparti, c’è molto da fare”, ha continuato Spaziani Testa. “Nel corso del cammino della manovra, Confedilizia continuerà a fare le sue proposte, ma il primo tassello è stato posto”.

Gruppo Four Sviluppo, società che opera prevalentemente nel settore della media e grande distribuzione organizzata, collaborando con le maggiori insegne del settore alimentare e non alimentare, sia a livello nazionale che europeo, è molto attenta ai cambiamenti del mercato e agli scenari politico-economici in cui si trovano a operare i suoi clienti.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, Gruppo Four Sviluppo affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Le competenze di Gruppo Four Sviluppo si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

Proposta di legge per la chiusura domenicale dei negozi: un danno per l’occupazione e per i consumi che va contro una sentenza della Corte Costituzionale

Il governo giallo-verde formato da Movimento Cinque Stelle e Lega, così come già annunciato da entrambi i partiti in campagna elettorale, ha deciso di riprendere l’iter legislativo che ha l’obiettivo di regolamentare ‘dall’alto’ l’apertura e la chiusura degli esercizi commerciali la domenica e nei giorni festivi. 

Secondo quanto dichiarato recentemente dal vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio, la legge prevederà un meccanismo secondo cui ci sarà una turnazione: “resterà aperto il 25% dei negozi”, ha spiegato Di Maio, “mentre gli altri, a turno, rimarranno chiusi”. La chiusura dei negozi non dovrebbe riguardare le città turistiche, come ha precisato il responsabile del dicastero dell’Agricoltura e del Turismo, Gian Marco Centinaio

Quella di Centinaio, è stata una precisazione che si è aggiunta a un tourbillon di esternazioni contraddittorie da parte di esponenti di entrambe le compagini di Governo. Non è dunque affatto chiaro quali saranno i termini della proposta di legge che approderà alla Camera. Di certo, per ora c’è solo che lo stop domenicale regolamentato dei negozi, a prescindere da chiusure totali o parziali e da turnazioni, rischia di deprimere i consumi e far abbassare le serrande ai commercianti non solo durante i giorni festivi, ma per sempre.

“Per quel che riguarda la grande distribuzione”, ha spiegato Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzione, “il dato è che siamo ancora sotto i consumi che avevamo nel 2010 e stimiamo che, ripristinando le chiusure festive e domenicali, ci potrà essere un calo dell’1 per cento nel settore alimentare e del 2 per cento in quello non alimentare. Con un indubbio vantaggio a favore del commercio elettronico, che continua a svilupparsi a due cifre.”

La liberalizzazione dell’apertura degli esercizi commerciali in Italia è stata varata dal governo Monti nel 2011 ed è contenuta nell’articolo 31 del cosiddetto decreto ‘Salva Italia’, il quale prevede la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali su tutto il territorio nazionale, eliminando i vincoli precedentemente previsti che consentivano, solo in via sperimentale, il venire meno degli orari di apertura e di chiusura, nonché dell’obbligo della chiusura domenicale e festiva e quello della mezza giornata di chiusura infrasettimanale per gli esercizi ubicati nei comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o nelle città d’arte.

Gradara è convinto che l’apertura domenicale dei negozi introdotta nel 2011, non vada a tutto vantaggio della GDO e a danno delle piccole realtà, come invece sostenuto da molti: “I dati del ministero delle Attività produttive ci dicono che da quando è entrato in vigore il decreto Salva Italia, c’è stata una diminuzione dell’1,9 per cento”, ha detto Gradara. ”Ed è sorprendentemente poco, tenendo conto di altri fattori come la crisi dei consumi, l’avvento dell’e-commerce, che sicuramente hanno contribuito a danneggiare il piccolo commercio che, all’interno di un mercato che sta cambiando, deve affrontare la sfida di riconvertirsi.”

L’articolo 31 del decreto ‘Salva Italia’, secondo la sentenza n.299 del 19 dicembre 2012 della Corte Costituzionale, ha introdotto “misure coerenti con l’obiettivo di promuovere la concorrenza”. Nella medesima sentenza si sottolinea poi come “l’eliminazione dei limiti agli orari e ai giorni di apertura al pubblico degli esercizi commerciali“ favorisca “a beneficio dei consumatori, la creazione di un mercato più dinamico, più aperto all’ingresso di nuovi operatori”, ampliando “la possibilità di scelta del consumatore.”

Lo shopping domenicale è un’opportunità attualmente colta dal 75% degli italiani, come ha ancora sottolineato Gradara: “Solo le aziende a noi associate hanno ogni domenica circa 12 milioni di clienti. È evidente che siamo andati a cogliere un bisogno inespresso. Un ritorno a un passato lontano così violento credo che andrebbe spiegato a quelle decine di milioni di persone che oggi si avvalgono di un servizio che domani verrebbe loro negato.”

La chiusura domenicale dei negozi rischia inoltre di impattare negativamente sull’occupazione, come sottolinea Francesco Pugliese, amministratore delegato e direttore generale di Conad: “Le domeniche incidono per il 10% e quindi sicuramente avremo circa 40-50mila tagli. Quei 400 mila saranno felici di non lavorare, ma i 50mila non so se lo saranno.”

Gli fa eco l’Associazione Nazionale Cooperative fra Dettaglianti Conad: “Stupisce che, in un momento di grandi difficoltà economiche, le organizzazioni a tutela dei lavoratori non mostrino preoccupazione a fronte di una proposta che mette a rischio migliaia di posti di lavoro in un settore che attualmente vede impiegati circa 450 mila addetti, a cui vanno aggiunti quelli dell’indotto.”

Gruppo Four Sviluppo, società che opera prevalentemente nel settore della media e grande distribuzione organizzata, collaborando con le maggiori insegne del settore alimentare e non alimentare, sia a livello nazionale che europeo, è molto attenta ai cambiamenti del mercato e agli scenari socio-economici in cui si trovano a operare i suoi clienti.

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Immagine di Masaaki Komori su Unsplash

Consumo di suolo, nel 2017 cementificazione in Italia di due metri al secondo, la proposta di legge per limitarlo approda in Parlamento.

Due metri quadrati al secondo, anche nelle aree protette, vincolate e a rischio. E’ questo il preoccupante dato relativo allo scorso anno riguardante la cementificazione nel nostro Paese, e che emerge dall’edizione 2018 del rapporto sul consumo di suolo in Italia realizzato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) in collaborazione con le Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente.

Le aree più colpite risultano essere le pianure settentrionali, con la Lombardia e il Veneto come Regioni con il dato nazionale più elevato, gravate da un consumo di suolo che supera il 12% del loro territorio. Il Veneto poi è la Regione che nel 2017 ha evidenziato il maggior incremento del consumo di suolo registrando 1.134 ettari in più rispetto all’anno precedente. La maggior parte dei cambiamenti rilevati rientrano nella classe Cantieri e altre aree in terra battuta che ha riguardato più del 60% del nuovo consumo di suolo nel 2017.

Tra i dieci comuni italiani ad avere cementificato di più nel corso del 2017, c’è Verona, con 40 ettari di suolo consumato in valore assoluto, che è anche tra i primi 10 posti della classifica dei Comuni cementificatori con più di 100 mila abitanti. Per dare una termine di paragone, Roma, che è in assoluto la città più cementificata d’Italia, ma anche tra le più estese, nel 2017 ha consumato 36 ettari di suolo in valore assoluto.

Dati che non possono essere ignorati e che hanno messo in moto già da tempo un’iniziativa popolare volta a far approvare una proposta di legge che sia in grado di impedire il nuovo consumo di suolo a livello nazionale. La proposta di legge, che è finalmente  approdata in Parlamento all’inizio di luglio, è stata realizzata dal Forum nazionale dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio “Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i Territori” e verrà discussa in aula con il titolo di “Disposizioni per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli edificati.”

Lo scopo della proposta, come spiegano i componenti del Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico del Forum, è quello di “promuovere e tutelare l’ambiente, il paesaggio e l’attività agricola, nonché di impedire l’ulteriore consumo di suolo”, che viene definito come “un’emergenza conclamata” e “poiché il nostro Paese è per circa il 35% a carattere montuoso”, spiegano ancora i latori della proposta, “la cementificazione ha eroso le aree di pianura, le più fertili, che rappresentano circa il 23% dell’intera superficie del nostro Paese (quasi un quarto) e un’ampia parte di quel restante 42% di superficie composto di colline di altezza inferiore agli 800 metri.”

Questo drammatico consumo di suolo avviene mentre nel nostro Paese, secondo quanto rileva l’ISTAT, sono presenti oltre 7 milioni di abitazioni non utilizzate, 700 mila capannoni dismessi, 500 mila negozi definitivamente chiusi e 55 mila immobili confiscati alle mafie. In pratica dei ‘vuoti a perdere’ che snaturano il paesaggio e le comunità circostanti.

Scenari Immobiliari, istituto indipendente di studi e di ricerche specializzato nell’analisi dei mercati immobiliari, ha evidenziato in una sua ricerca che gran parte degli edifici di nuova costruzione sul mercato nel nostro Paese sono di vecchia costruzione e registrano forti invenduti, che nel 2015 erano pari a 90.500 unità, escludendo le abitazioni ancora in costruzione e dunque non ancora in vendita. Allo stesso tempo però sono presenti sul territorio italiano immobili vetusti e quasi inutilizzabili, che avrebbero invece bisogno di essere ristrutturati e riqualificati con evidenti benefici sia economici sia di decoro e senza gravare sul consumo di suolo.

Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare, ognuno con specifica specializzazione, si è già resa partecipe di alcune riqualificazioni di aree dismesse e questa sta diventando la prospettiva del futuro. Gruppo Four Sviluppo pone una particolare attenzione alle proposte che riguardano le aree da riqualificare proprio in considerazione del fatto che il consumo del territorio dovrà necessariamente essere ridotto.

Un’attenta analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, sono attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, Gruppo Four Sviluppo affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

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Immagine: Wikimedia Commons / Stefano Trezzi

Mercato immobiliare commerciale in Italia: nel primo trimestre 2018 continua la tendenza positiva delle vendite, il Nord Est l’area con maggiore crescita.

Le vendite di immobili commerciali in Italia continuano a mantenere un trend di crescita anche nel primo quarto del 2018. A evidenziarlo è l’ultimo rapporto trimestrale pubblicato dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate.

Rispetto allo stesso periodo del 2017, grazie a un tasso tendenziale pari a +5,9% in termini di vendite a livello nazionale, il mercato immobiliare commerciale italiano segna un dato positivo per il tredicesimo trimestre consecutivo.


Immagine: Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate

L’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, sottolinea nel suo rapporto come nel periodo preso in esame, la crescita del mercato abbia interessato l’intero territorio nazionale, con intensità diverse secondo le macro aree geografiche.  Particolarmente bene è andato il Nord Est del Paese, che ha messo a segno la crescita più imponente, segnando un +10,9%. Bene anche le Isole con un +9,8%. Meno elevati invece, seppure sempre di segno positivo, sono stati i dati del Nord Ovest con un +5,4% e del Sud con un 2,3%. 

Dal rapporto dell’Agenzia delle Entrate si evince poi come nel primo trimestre del 2018, nel Centro Italia, si siano dimostrati più attivi i piccoli comuni. Nelle città minori le vendite sono aumentate del’11,2%, a scapito dei capoluoghi che hanno segnato un calo di circa il 5%. Nel Nord Est e nelle Isole invece, sono stati proprio i capoluoghi a segnare un aumento a doppia cifra, con un tasso di crescita che ha superato il 13%.

Il segmento “negozi e laboratori” ha avuto nel periodo un tasso di crescita pari a +9,2% confermando il risultato positivo già evidenziato nel trimestre precedente quando era cresciuto del 10,4%. In questo caso a fare da traino sono stati il Nord Ovest con un +16,0% e le Isole con +24,1%, mentre il Nord Est ha segnato un aumento intorno al 2%.


Immagine: Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate

Il rapporto evidenzia poi che l’aumento in termini di superfici nel segmento “negozi e laboratori” è stato a livello nazionale pari all’11% con la superficie media compravenduta che ha registrato un lieve aumento, pari a un +2m2 rispetto allo stesso periodo del 2017.

Per quanto riguarda invece l’analisi del mercato immobiliare commerciale relativa ai grandi centri italiani, per il primo trimestre del 2018, il dato relativo al segmento “negozi e laboratori” ha registrato volumi di vendita in crescita ovunque.

La performance migliore l’ha avuta Torino, con un +31,5%, seguita da Palermo (+27,7%) e Napoli (+22,8%). Nel complesso delle 8 città principali il tasso tendenziale della STN (+6,6%) segue da vicino quello del NTN (+6,9%) con la dimensione media degli immobili che si conferma attorno ai 95 m2.


Immagine: Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate

Un’attenta analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale retail e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, sono attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare, ognuno con specifica specializzazione.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, Gruppo Four Sviluppo affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Gruppo Four Sviluppo opera prevalentemente nel settore della media e grande distribuzione organizzata, collaborando con le maggiori insegne del settore alimentare e non alimentare, sia a livello nazionale che europeo.

Le competenze di Gruppo Four Sviluppo si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

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Nuovo rapporto dell’Agenzia delle Entrate, accelerazione della crescita del mercato immobiliare commerciale: +9.2% nazionale e +14.9% nel Nord-Est

Per l’undicesimo trimestre consecutivo, nell’ultimo quarto del 2017 i volumi di compravendita relativi agli immobili del settore terziario-commerciale (TCO), risultano in crescita, con un tasso tendenziale (+9,2%) quasi doppio rispetto a quello registrato nel trimestre precedente (+5,2%). Continue reading “Nuovo rapporto dell’Agenzia delle Entrate, accelerazione della crescita del mercato immobiliare commerciale: +9.2% nazionale e +14.9% nel Nord-Est”

RICS European Retail Conference, l’Italia si conferma un mercato in crescita: “Stock immobiliare esistente da ampliare, innovare o riposizionare.”

Un settore, quello del retail italiano, in cui si consolida un trend di crescita e in cui gli investitori possono fare ottimi affari, ma dove allo stesso tempo è fondamentale selezionare attentamente gli investimenti.
Continue reading “RICS European Retail Conference, l’Italia si conferma un mercato in crescita: “Stock immobiliare esistente da ampliare, innovare o riposizionare.””

Immobili commerciali, l’indice Fiups all’insegna di crescita e ottimismo e il settore dei negozi è il migliore

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Una crescita costante, che nel medio periodo ha portato il mercato degli immobili commerciali in Italia a progredire, consentendo agli operatori di guardare al futuro con ottimismo. Continue reading “Immobili commerciali, l’indice Fiups all’insegna di crescita e ottimismo e il settore dei negozi è il migliore”

ICSC: il settore immobiliare commerciale supporta un posto di lavoro su otto in UE, il 90% delle vendite avvengono nei negozi fisici

Il fatturato totale del settore immobiliare commerciale nell’Unione Europea ha raggiunto lo scorso anno 2.78 miliardi di euro, con il 27% delle vendite commerciali effettuate in centri commerciali pari a un gettito fiscale di 1.73 miliardi di euro.

I dati, decisamente positivi, emergono dalla relazione semestrale sull’impatto socioeconomico del settore immobiliare commerciale in Europa (Socio-Economic Impact Report for European Retail Real Estate), recentemente pubblicata dal Consiglio internazionale per i centri commerciali (International Council of Shopping Centers, ICSC) e presentata a Cannes in occasione della recente edizione del MAPIC.

Sempre sulla base della relazione realizzata dall’ICSC, si evince che in UE il settore immobiliare commerciale supporta oltre 27 milioni di posti di lavoro, ossia una persona su otto, il 12,4% di tutta l’occupazione, ed è dunque fondamentale per lo sviluppo del continente.

Un dato piuttosto sorprendente che emerge dallo studio di ICSC è poi quello che più del 90% delle vendite effettuate nell’Unione Europea nel 2016 sia stato realizzato in punti vendita fisici, nonostante l’enorme crescita ed evoluzione del commercio online.

E se si somma il volume di acquisti effettuati nei punti vendita fisici con quello ottenuto attraverso le presenze digitali dei medesimi, si arriva addirittura al 94%, cioè a un totale di 2.39 trilioni di euro.

“In Europa l’immobiliare commerciale sta trionfando, come nel resto del mondo”, ha osservato Tom McGee, Presidente e Amministratore Delegato di ICSC, presentando la relazione.

“Il settore continua a riflettere le esigenze e le preferenze del consumatore”, ha continuato McGee, “e assume varie forme e dimensioni. Continuerà a essere un pilastro della crescita socioeconomica e del commercio, una colonna portante che contribuisce alla vitalità delle comunità locali.”

ICSC sottolinea poi come il settore della vendita all’ingrosso e al dettaglio offra politiche di lavoro flessibile, con il 49% della forza lavoro impegnata nel 2016 in Europa costituito da donne e il 20% dei giovani di età compresa fra i 15 e i 24 anni che lavora nel settore.

Proprio la generazione dei Millennial sta diventando sempre più strategica anche per quanto riguarda le vendite, con gli acquisti di beni e servizi da parte di questa fetta di popolazione in aumento del 110% entro il 2022, rispetto ai 10.047 euro spesi a testa nel 2012, fino a raggiungere 21.053 euro, l’aumento più notevole di qualsiasi fascia di età.

L’ICSC prevede un cambiamento delle tipologie di acquisti dei Millennial, che spenderanno nei prossimi anni una proporzione marginalmente superiore su articoli come alimentari, svago e tempo libero, hotel e ristoranti, oltre ad altri beni e servizi, mentre si assisterà a un relativo calo delle spese per gli alloggi che oscillerà dal 30% al 25%.

“Entro il 2025, i Millennial sorpasseranno i Baby Boomer per diventare il gruppo demografico più importante in Europa”, ha spiegato McGee, ”e, spostandosi nella fascia degli anni di consumo più importanti, costituiranno un gruppo numeroso di consumatori e un volano essenziale della domanda per il settore immobiliare commerciale.”

“Questa generazione è diversa rispetto alla precedente”, ha quindi fatto notare McGee. “Vuole l’esperienza diretta secondo la necessità, dall’interazione con un prodotto fisico prima dell’acquisto al godersi una cena con famigliari o amici. Il settore immobiliare commerciale offre quel punto di appoggio ai consumatori che non è possibile replicare a casa o in qualsiasi altro luogo.”

Dal lato della tipologia degli immobili commerciali e dei proprietari, lo studio di ICSC evidenzia come i negozi fisici esistenti continuino a essere ristrutturati e rivalutati per assicurare che lo spazio sia attrezzato in modo adeguato a soddisfare le necessità degli inquilini di oggi e che i consumatori continuino a spendere una porzione maggiore del proprio reddito discrezionale nel settore ricreativo e dei servizi.

I proprietari immobiliari, spiega il Council, stanno diversificando il loro assortimento di locatari per includere segmenti non rivenditori, quali operatori nel settore della ristorazione, palestre e centri benessere e un’ampia gamma di strutture educative, culturali e di intrattenimento.

Dati interessantissimi dunque quelli che emergono dalla relazione di ICSC e che se interpretati e analizzati in modo lungimirante possono rappresentare una bussola importante per la visione strategica di tutti gli operatori del settore dell’immobiliare commerciale.

L’analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale e della sua evoluzione e innovazione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, sono attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare, ognuno con specifica specializzazione.

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Confedilizia, la cedolare secca deve essere estesa anche agli immobili commerciali: “Non ci sono più scuse.”

A partire dal 2011 è stata introdotta in Italia la cedolare secca, una tassa alternativa all’IRPEF che permette ai proprietari di immobili residenziali dati in affitto, di versare allo stato il 21% dei canoni, al posto di far confluire quelle somme nel reddito IRPEF.

La percentuale da versare scende al 10% nel caso di contratto a canone concordato, e nella recente manovra approdata in Senato è contenuta la proroga a tale agevolazione.

A partire dall’introduzione della cedolare secca sugli affitti abitativi, secondo quanto rilevato da Confedilizia, l’evasione tributaria (tax gap) è diminuita del 42% e anche la propensione all’inadempimento si è ridotta del 40%.

“In pochi anni”, commenta il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, “grazie alla cedolare secca si è quasi dimezzata sia l’entità delle somme sottratte al fisco, sia la propensione all’inadempimento, recuperando circa un miliardo di euro. Inoltre, i numeri certificano che, negli ultimi anni, questo è l’unico comparto nel quale la tax compliance è cresciuta.”

In un primo momento, sembrava che sulla base della nuova manovra la cedolare secca fosse estesa anche al mercato immobiliare commerciale,  cosa poi però che non è stata confermata nel testo della legge bollinata dalla Ragioneria dello Stato. Sono però ancora possibili modifiche.

Per quanto riguarda l’aspetto dell’evasione il mercato dell’immobiliare commerciale è meno soggetto al ‘nero’, se non altro poiché nasce spesso l’esigenza di dedurre i costi dei canoni di locazione.

D’altro canto però, è indubbio che le agevolazioni potrebbero dare un impulso al settore, contribuendo a contenere la svalutazione degli immobili commerciali, imputabile in gran parte proprio alla importante tassazione cui sono soggetti.

“L’Italia sconta ancora gli effetti dello spropositato aumento di tassazione sugli immobili deciso nel 2011 e non più corretto” spiega Confedilizia in una nota. “È ormai evidente che un carico tributario di 50 miliardi di euro l’anno (di cui almeno 20 di natura patrimoniale) non è sopportabile. Bisogna intervenire e bisogna farlo subito.”

Per questo Confedilizia chiede fortemente che la cedolare secca sia estesa anche agli immobili commerciali, dichiarando di aver “ripetutamente evidenziato l’urgenza di dare un segnale di attenzione al settore che manca all’appello della (sia pur timida) ripresa dell’economia italiana, quello immobiliare.”

“La cedolare si impone anche per ragioni di equità”, si legge ancora nel comunicato di Confedilizia, “anzitutto per compensare almeno in parte il forte carico di tassazione patrimoniale che gli immobili locati subiscono con Imu e Tasi.”

“Questi dati dovrebbero finalmente convincere Parlamento e Governo a estendere la tassazione a partire da negozi e uffici”, continua l’Associazione. “Le risorse le offre proprio il recupero di evasione ottenuto con la cedolare nel settore abitativo. Adesso, davvero, non ci sono più scuse.”

Secondo i calcoli, l’agevolazione, se fosse applicata a tutti gli immobili non abitativi provocherebbe una diminuzione del gettito tributario pari allo 0,1% del Pil (1,6 miliardi di euro), mentre se fosse invece limitata ai soli locali commerciali, scenderebbe allo 0,06% del Pil (circa 980 milioni di euro).

“Abbiamo proposto al Governo e al Parlamento diverse ipotesi, anche sperimentali”, sottolinea infine Confedilizia. “Se ne scelga una, ma che si cominci.”

L’analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale, della sua evoluzione e delle sue normative, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del settore, sono gli strumenti grazie a cui Gruppo Four Sviluppo è in grado di intercettare le caratteristiche e le dinamiche del mercato.

Gruppo Four Sviluppo è a disposizione per offrire il miglior supporto agli operatori. La società nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare, ognuno con specifica specializzazione.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, Gruppo Four Sviluppo affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Gruppo Four Sviluppo opera prevalentemente nel settore della media e grande distribuzione organizzata, collaborando con le maggiori insegne del settore alimentare e non alimentare, sia a livello nazionale che europeo.

Le competenze di Gruppo Four Sviluppo si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

Mercato Retail, segnali di forte ripresa nell’ultimo quadrimestre del 2017 e ottime prospettive per il futuro

Buone notizie dal settore retail. Il mercato, nel periodo settembre-dicembre 2017 dà forti segnali di ripresa e anche le prospettive sono di crescita, per un giro d’affari che dovrebbe chiudere l’anno con 150 miliardi di euro di ricavi.

Lo scenario proviene dal Retail Summit 2017 organizzato a Stresa da Confimprese insieme alla società mondiale di consulenza Ernst & Young e al Gruppo editoriale Food, nel corso di cui sono stati evidenziati i più recenti risultati dell’Osservatorio Confimprese.

Secondo i dati elaborati dall’Osservatorio, nell’ultimo quadrimestre di quest’anno le nuove aperture dei retailer italiani sono oltre 500, il che significa una ricaduta occupazionale di più di 4mila nuovi posti di lavoro.

La prospettiva è positiva anche per il prossimo anno: l’Osservatorio Confimprese prevede infatti per il 2018 circa 2mila nuove aperture di negozi, con 20mila nuovi posti di lavoro.

“Le nostre catene, i nostri marchi e il nostro sistema di franchising si sono rafforzati” ha dichiarato Mario Resca, Presidente di Confimprese “Nel 2017 le aperture all’estero dovrebbero toccare i 230 negozi: 100 dei quali solo da settembre a dicembre. Una crescita del 20% annuo, con moda e food come categorie trainanti con uguale numero di aperture: 130 punti vendita.”

Confimprese evidenzia poi come il buon andamento del settore si affianca alla risalita del Pil, seppure ancora lontano dalla media europea (1,5% contro 2,4%), all’aumento dell’occupazione in un quadro internazionale caratterizzato dalla crescita dell’economia statunitense e dell’area euro e all’incremento dell’indice della produzione industriale.

“Prevediamo una crescita del giro d’affari a fine anno del 3,2% a parità di perimetro” ha dichiarato ancora Resca,“e del 5,2% considerando le nuove aperture. Nel primo caso i ricavi dovrebbero raggiungere i 148,5 miliardi, mentre con l’aumento delle reti di vendita si potrebbe arrivare a 150 miliardi. Chiediamo al Governo misure efficaci sulla decontribuzione degli oneri sociali e sul costo del lavoro, che porterebbero all’aumento dei consumi e a una ripresa del clima di fiducia delle famiglie italiane.”

“Il retail italiano sta crescendo”, ha ribadito Donato Iacovone, Amministratore delegato di EY in Italia e managing partner dell’area mediterranea. “Il mercato presenta scenari incoraggianti, trainato dal settore del food e del fashion. Il valore del food & beverage sul totale mercato è del 16%, con l’Italia che cresce dell’1,5% e l’export di oltre il 5%. La crescita del settore del lusso nei prossimi due anni si aggira su un potenziale +13% anche e soprattutto grazie al made in Italy, traino dell’espansione dei retailer italiani all’estero, realizzata seguendo il modello del franchising.”

Confimprese, nel comunicato in cui presenta i dati dell’Osservatorio evidenza dunque “un’oggettiva capacità di tenuta del settore retail anche nell’ultima parte dell’anno” e aggiunge che tra le sfide imminenti che il retail deve affrontare c’è l’online.

Anche se ormai l’importanza del digitale non viene negata, otto retailer su dieci non considerano Internet come una strategia per aumentare le vendite.

Secondo lo studio Retail Intelligence 2017 di EY, l’online, pur essendo in costante crescita ha però costi doppi rispetto al canale fisico e c’è difficolta a generare ricavi per i retailer italiani che investono sulla Rete.

“L’online deve essere considerato come un’estensione digitale della vetrina alla stregua di un flagship store” sottolinea EY “Il 90% degli acquisti viene ancora effettuato nei punti vendita tradizionali. Il 60% dei consumatori dichiara di controllare online i prodotti d’interesse prima di recarsi nel punto vendita (83% negli Usa e 90% in Uk). Il digitale deve consentire di trasformare visite digitali, in visite fisiche che in Italia segnano un -4.7%, con picchi del -6.2% nei centri commerciali.”

L’analisi dello scenario del mercato retail e della sua evoluzione e innovazione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del mercato immobiliare commerciale, sono gli strumenti grazie a cui Gruppo Four Sviluppo è in grado di intercettare le caratteristiche e le dinamiche del mercato.

Gruppo Four Sviluppo è a disposizione per offrire il miglior supporto agli operatori. La società nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare, ognuno con specifica specializzazione.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, Gruppo Four Sviluppo affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Gruppo Four Sviluppo opera prevalentemente nel settore della media e grande distribuzione organizzata, collaborando con le maggiori insegne del settore alimentare e non alimentare, sia a livello nazionale che europeo.

Le competenze di Gruppo Four Sviluppo si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

Immobili ‘green’: non solo efficienza, ma anche valore e opportunità di mercato

Gli edifici sostenibili non sono solo rispettosi dell’ambiente ed efficienti, ma hanno anche un valore maggiore rispetto agli immobili ‘tradizionali’.

E’ quanto emerge da uno studio realizzato dal “Primo osservatorio sulla sostenibilità in edilizia: focus sull’efficienza energetica e sulla sicurezza” di Scenari Immobiliari, secondo cui gli immobili ‘green’ hanno canoni con valori dal 2 all’8% maggiori rispetto agli altri.

Il rapporto di Scenari Immobiliari è stato presentato durante la 25/a edizione del Forum Scenari di Santa Margherita Ligure e realizzato in collaborazione con Johnson Controls.

L’intenzione dell’Osservatorio è quella di creare uno strumento che possa poi nei prossimi anni fornire aggiornamenti e nuovi spunti di indagine per gli addetti ai lavori, sia quelli di soluzioni tecnologiche per il costruito, che gli operatori classici del real estate.

“In un’operazione immobiliare sostenibile”, si legge nel rapporto, “ci sono costi iniziali maggiori rispetto a uno sviluppo tradizionale, ma i ritorni per un operatore che investe in edifici green, in termini di valore, canoni, tempi di assorbimento e immagine sono notevoli.“

Lo studio evidenzia che se da una parte gli immobili sostenibili comportano incrementi di costi di costruzione o di ristrutturazione fra il 5 e il 10% del totale, allo stesso tempo hanno però tempi di vendita molto inferiori, da 8 a 4 mesi.

scenari immobiliari

Fonte: Scenari Immobiliari

“Nel caso di una ristrutturazione il costo degli interventi green è mediamente di 40 euro al metro  quadrato”, ha spiegato presentando il rapporto Francesca Zirnstein, Direttore Generale Scenari Immobiliari.

“Nelle sole città italiane”, ha continuato la Zirnstein, “con un patrimonio costruito dopo il 1946 di circa 18 milioni di abitazioni, ciò comporterebbe un investimento aggiuntivo di 40 miliardi di euro e un incremento del valore non inferiore a 100 miliardi.”

Lo studio di Scenari Immobiliari mette poi in evidenza come il ruolo principale in termini di investimento sugli edifici green sia stato negli ultimi anni delle famiglie.

Un ruolo che è stato anche conseguenza del fatto che i privati hanno potuto usufruire di detrazioni fiscali del 65%, che sono state peraltro confermate anche per il 2017.

Gli investimenti delle famiglie italiane hanno così contribuito alla realizzazione di interventi di efficientamento energetico delle proprie abitazioni, e allo stesso tempo stimolato il mercato edilizio.

In Italia il patrimonio edilizio è particolarmente vecchio, considerando che, come ha spiegato il Direttore Generale di Johnson Controls Francesco Giaccio, ”gli edifici sono driver fondamentali della domanda di energia e in Italia, quelli con oltre 40 anni di vita, che necessitano di interventi di manutenzione straordinaria rappresentano il 70% del totale, costituendo da un lato una problematica, ma anche una grande opportunità.”

“Prendendo in considerazione lo stato dell’arte”, ha aggiunto Giaccio, “l’Osservatorio analizza i vantaggi che la tecnologia può offrire a sostegno dell’attuale ripresa immobiliare – confermata dalla crescita del fatturato nazionale annuo (+2,5%) nel 2016 e dall’aumento del 4% stimato per il 2017.”

L’analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale e della sua evoluzione e innovazione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, sono gli strumenti grazie a cui Gruppo Four Sviluppo è in grado di intercettare le caratteristiche e le dinamiche del mercato.

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Il mattone è un investimento che rende, soprattutto nel lungo periodo

Se nel 1961 si fosse acquistato un appartamento in Italia al prezzo di 19 milioni di vecchie lire (ossia 10mila euro), oggi quello stesso appartamento avrebbe potuto essere venduto al prezzo di oltre 690mila euro, dunque, considerati i prezzi correnti, cioè al lordo dell’inflazione, a un valore di circa 69 volte maggiore.

L’ipotesi succitata evidenzia come l’investimento immobiliare abbia in primis tutelato l’investitore dall’inflazione, e in secondo luogo in oltre 55 anni abbia quasi triplicato il valore del mattone al netto dall’inflazione.

Se si paragona questo investimento immobiliare con l’acquisto del bene rifugio per eccellenza e cioè l’oro, si può notare che il prezioso materiale è cresciuto nello stesso periodo – cioè del 1961 a oggi – di circa 100 volte.

Chi acquista oro però non gode di alcun reddito generato dall’investimento (a meno che non si avventuri nel campo dei derivati finanziari), mentre subisce le forti oscillazioni delle quotazioni nel corso degli anni.

L’esempio è suggerito da Alberto M. Lunghini, presidente di Reddy’s Group e del Centro Studi di Aici e di Fiabci Italia, che compie la sua interessante analisi in un articolo pubblicato a sua firma sul sito specializzato in notizie sul mercato immobiliare requadro.com.

“Chi acquista un appartamento indebitandosi in modo proporzionale alle proprie capacità di reddito e di risparmio” spiega Lunghini, “non subisce perdite (anzi) nel lungo termine, e difficilmente anche nel medio termine, può subire perdite (sull’investimento effettuato) superiori al 30%, ma solo se è costretto a rivendere l’appartamento in una fase di ciclo negativo immobiliare.”

“I cicli negativi immobiliari” continua l’esperto “sino a ora hanno avuto una durata massima di 8 anni); e nel durante dell’investimento gode o dell’uso diretto dell’appartamento o dei redditi netti rivenienti dalla locazione dell’immobile.”

Se si paragona poi l’investimento immobiliare con quello azionario, se è vero che da una parte la crescita può essere superiore, dall’altra si va incontro al rischio di perdere anche nel breve periodo gran parte del valore investito.

“Importanti titoli quotati alla Borsa di Milano (tra cui note Banche, compagnie di assicurazioni, etc. hanno causato perdite e a volte in pochi anni” fa notare  Lunghini “senza alcuna speranza di ripresa dei corsi al termine del ciclo negativo, come invece è sempre avvenuto per l’investimento immobiliare. Tra i tanti titoli cito Mps e Fondiaria Sai.”

Secondo Lunghini ci vuole dunque una riflessione tra gli operatori del settore immobiliare su questi dati affinché “sempre di più si renda conto dell’importanza del proprio ruolo e compito.”

Una riflessione che va estesa anche a chi governa a livello nazionale e a livello locale, “affinché tenga nella giusta considerazione il settore immobiliare” e ai risparmiatori per i quali “l’investimento immobiliare non deve essere l’unico tipo di investimento nel loro (piccolo o grande) portafoglio, ma deve comunque rappresentare una parte importante dei loro investimenti.”

Gruppo Four Sviluppo è una società che opera nel mercato immobiliare commerciale con responsabilità e competenza, grazie a una continua analisi dello scenario del settore e della sua evoluzione e innovazione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto.

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