Intelligenza artificiale e retail, le applicazioni nel settore in crescita esponenziale: “Trasformazione del lavoro e molteplici vantaggi”

L’intelligenza artificiale sta diventando sempre più importante in molti settori e ci si attende che in futuro avrà un impatto significativo su molti aspetti della vita privata e lavorativa delle persone, diventando inoltre fondamentale per la competitività delle aziende e per la crescita economica.

In particolare, il retail vedrà già nel breve periodo una crescita esponenziale dell’AI, tanto che una ricerca realizzata dalla società di analisi e consulenza Fortune Business Insight, stima che il valore dei servizi basati sull’AI nella vendita al dettaglio passerà dagli attuali 5 miliardi a 31 miliardi di dollari nel 2028.

Questa prospettiva, se da un lato crea enormi aspettative, dall’altro porta  a interrogarsi su quale impatto questo tipo di tecnologia potrà avere nei prossimi anni sulle aziende del settore.

Molto spesso si tende ad associare la tecnologia e in particolare l’AI a una possibile drastica riduzione dell’apporto umano, dando per scontata una conseguente massiccia perdita di posti di lavoro.

In realtà è più corretto parlare di ‘trasformazione’ del lavoro e di uno scenario in cui questo tipo di tecnologia, nel lungo termine cambierà il ruolo dell’intervento umano, automatizzando determinate operazioni e permettendo al personale di concentrarsi su attività in cui l’elemento umano è insostituibile, sia in termini operazionali che di rapporto con il cliente.

“L’intelligenza artificiale apre la porta alle aziende per prendere decisioni ‘smart’ nel settore del personale e dell’approvvigionamento”, spiega il CEO della società specializzata in AI per il retail SandStar, in un articolo pubblicato sul sito del World Economic Forum di Davos, la cui ultima edizione si è svolta recentemente. “Queste decisioni possono ottimizzare i costi di manodopera e di rifornimento, contribuendo anche a eliminare le situazioni di esaurimento delle scorte e a massimizzare le vendite. L’AI cambierà l’aspetto dei ruoli di vendita al dettaglio, rendendo le imprese più efficienti”.

Yili identifica differenti applicazioni che l’AI può avere nel settore retail e le ricadute positive che tali applicazioni possono portare.

Sostenibilità: l’AI può ottimizzare logistica e gestione dei magazzini, essere utilizzata per sviluppare algoritmi di consiglio dei prodotti personalizzati che aiutino i consumatori a fare scelte più sostenibili e per ridurre gli sprechi e la produzione eccessiva.

Automazione: l’AI può automatizzare la gestione dei magazzini, la logistica, l’elaborazione degli ordini, la gestione dei dati dei clienti e la previsione della domanda. Ciò può aumentare l’efficienza e ridurre gli errori.

Prevenzione delle perdite: la tecnologia AI sta stimolando il self-checkout, offrendo un metodo sicuro di scansione che aiuta anche a prevenire il taccheggio. Può funzionare senza alcuna assistenza umana e offre ai clienti un maggiore controllo sul processo di acquisto.

Riduzione dei costi: l’AI può migliorare l’organizzazione e semplificare la forza lavoro dei punti vendita, dando loro la possibilità di prendere decisioni informate basate sui dati. L’AI può automatizzare le attività più semplici e ottimizzare il lavoro più impegnativo come la consegna, il monitoraggio e la pianificazione. Tutti questi progressi possono rendere il lavoro molto più facile ed efficiente per i dipendenti.

Ottimizzazione della supply chain: l’AI può essere utilizzata per ottimizzare la catena di approvvigionamento attraverso diverse tecniche come la revisione dei precedenti modelli di acquisto, fornendo degli alert quando lo stock dei prodotti più venduti potrebbe raggiungere un livello critico sulla base di modelli temporali e tendenze stagionali, pianificare la gestione dei magazzini e anche per la gestione dei fornitori e la verifica dei prodotti, migliorando sicurezza e qualità.

Customer satisfaction: l’AI può portare benefici in termini di soddisfazione dei clienti attraverso la personalizzazione dell’esperienza d’acquisto, l’elaborazione rapida delle richieste e la risoluzione dei problemi, nella raccomandazione di prodotti personalizzati grazie a una maggiore conoscenza del proprio cliente, soddisfacendolo così al meglio, nonché nell’automazione dei processi di assistenza, anche attraverso l’utilizzo ibrido tra uomo e chatbot.

“In conclusione l’AI rappresenta un’opportunità per creare un’esperienza più efficiente e piacevole per i consumatori, aumentando al contempo i profitti per i rivenditori”, spiega ancora Yili“, ed è una tecnologia che aiuta le aziende a rimanere competitive in un’economia in continua evoluzione”.

FARO, società che nasce per offrire servizi di sviluppo, agency e reddito immobiliare ha come attività fondamentale l’attenta analisi dello scenario del mercato dell’immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, FARO affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Le competenze di FARO si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

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Retail, trovare il giusto equilibrio tra tecnologia e fisicità: “No al digitale a tutti i costi”

La digitalizzazione procede ad altissima velocità in tutti i settori, ma non per questo il ruolo dell’essere umano deve perdere d’importanza. Occorre piuttosto pensare a come unire al meglio la tecnologia con la fisicità, realizzando il giusto equilibrio.

Questo vale anche per il settore retail, uno dei più ricchi di dati, dove la tecnologia può essere di grande aiuto sotto molti aspetti: a partire  dalla produzione, all’imballaggio, all’esperienza di acquisto in negozio, alla consegna dei prodotti a domicilio fino all’assistenza post-vendita. Le innovazioni che possono essere messe in atto grazie i dati digitali non devono però disumanizzare il rapporto con i clienti, i quali, per primi, esigono che una parte della loro esperienza sia al di fuori della sfera informatica, soprattutto quando la tecnologia utilizza i loro dati personali.

Un’esigenza che emerge molto chiaramente dalla recente ricerca ‘Digital Frontiers’ realizzata da VMware,  società leader nella fornitura di servizi di cloud computing per applicazioni aziendali: “I consumatori vedono positivamente i servizi e le esperienze digitali, sia quando fanno acquisti che quando effettuano operazioni bancarie o interagiscono con le istituzioni e le strutture sanitarie”, si legge nella ricerca, “ma nutrono sfiducia nel condividere i propri dati, soprattutto perché non hanno la certezza di chi li possieda e per cosa vengano utilizzati”.

Le persone insomma, hanno con la tecnologia un rapporto conflittuale: se da una parte apprezzano l’innovazione, dall’altro lato non si sentono abbastanza tutelati nel momento in cui il sistema digitale, per il suo funzionamento richiede di poter conoscere i loro dati personali, tanto che dalla ricerca emerge come ben i due terzi dei consumatori europei affermino di non sapere chi ha accesso ai loro dati personali e come vengano utilizzati e solamente il 12% di loro affermi di saperlo con certezza.

Dunque, sebbene il cliente sia consapevole di quanto la tecnologia possa rendere migliore l’esperienza di acquisto complessiva, ai suoi occhi le interazioni umane rimangono estremamente importanti: “Gli approcci omnicanale hanno portato una grande soddisfazione al cliente”, sottolineano i ricercatori di VMWare, “rendendo il percorso del cliente sempre più complesso, integrato, senza interruzioni e coinvolgente, grazie all’utilizzo di tecnologie avanzate come camerini dotati di realtà virtuale o negozi contactless. Ma queste tecnologie sono considerate degli ‘extra’ e non dovrebbero mai essere messe alla base di tutta la esperienza di acquisto, dove deve esserci sempre un punto di contatto umano”.

Anche in questo caso sono i dati a parlare chiaro. Secondo la ricerca infatti, se il 35% dei consumatori sono disposti a pagare di più un articolo quando le sue caratteristiche sono state analizzate a certificate da un sistema digitale e il 45% di loro vede positivamente tecnologie come la disponibilità di camerini dotati di realtà virtuale, allo stesso tempo il 75% dei consumatori vogliono poter anche avere un rapporto umano durante la loro esperienza di acquisto.

“Nonostante i progressi compiuti con la tecnologia”, spiega Matthew O’Neill, Industry managing director, Global industry solutions group di VMware, “è chiaro che il successo dei retailer richiede equilibrio, lungimiranza e grande attenzione. Sia i consumatori che i commercianti possono percepire i benefici del miglioramento del servizio, della velocità e della personalizzazione apportati dalla tecnologia. Ma questo non può avvenire a tutti i costi. Si tratta di un delicato gioco di equilibri in cui più tecnologia viene integrata nel processo, più noi consumatori desideriamo, di contro, il contatto umano e fisico, la comprensione, l’empatia e l’attenzione che solo le persone possono dare”.

Equilibrio quindi, è la parola chiave che i retailer devono avere sempre in mente. E’ lampante quanto i dati e il modo in cui vengono utilizzati siano fondamentali per la sopravvivenza in un contesto in cui il digitale è immanente e che la corretta gestione a l’analisi degli stessi dati sia alla base della sopravvivenza del business. E’ altrettanto chiaro quanto le applicazioni realizzate basandosi su queste informazioni debbano sempre lasciare il giusto spazio a una fisicità grazie a cui si attua la completezza dei processi e dei rapporti e si instaura la fiducia con i consumatori.

Un’attenta analisi dello scenario del mercato dell’immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, sono attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, ognuno con specifica specializzazione.

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Il PropTech per l’immobiliare commerciale è molto più di una promessa: “Chi non cambia scomparirà”

E’ pressoché pleonastico sottolineare quanto la tecnologia, soprattuto quella interconnessa e online, sia alla base dell’evoluzione di qualsiasi settore che intenda avere non solo un futuro, ma un presente.

Alla luce di tale premessa, il mercato immobiliare e in particolar modo il segmento commerciale retail e dei centri commerciali, il quale non ha mai brillato per rapidità nell’aggiornarsi, si trova oggi ad agire in un contesto in cui l’omnicanalità costituita da attività fisiche e digitali è esistenziale.

Le applicazioni tecnologiche verticali pensate per il settore, le cosiddette soluzioni PropTech—termine nato in Inghilterra una decina di anni fa e che deriva dalla crasi delle parole ‘property’ e ‘technology’ per indicare soluzioni, tecnologie e strumenti per l’innovazione del real estate—si innestano dunque alla base di qualsiasi strategia degna di questo nome.

Secondo una ricerca di Future Market Insight, nei soli Stati Uniti il mercato PropTech raggiungerà nel 2032 un giro d’affari di 18.2 miliardi di dollari e per il medesimo viene stimata una crescita a doppia cifra nel prossimo decennio in special modo in Cina, in Giappone e nel Regno Unito.

“Per chi si occupa di property management in un ambito molto fisico come quello dei centri commerciali, abbracciare la tecnologia è tutt’altro che un paradosso”, ha dichiarato Fabio Porreca, Founder & Chairman di Svicom, nel corso di un recente meeting organizzato da RE Italy.

Il segmento del retail e dei centri commerciali è indubbiamente il più fisico tra quelli del real estate. Un segmento in cui la relazione tra landlord, tenant e consumatori finali si misura nello spazio fisico, ma in cui la spinta all’innovazione è comunque in moto, poiché necessaria: “Il settore si sta digitalizzando, si sta innovando da un punto di vista tecnologico, interpretando questa come una sfida vitale”, nota ancora Porreca.

Tra le tecnologie PropTech già sul campo e più importanti per l’efficientamento e la creazione di valore in ambito commerciale retail, vi è la modellizzazione di asset esistenti grazie al Building Information Modeling (BIM), che consente attraverso l’applicazione di software e sensori di gestire in modo predittivo e automatizzato i consumi energetici, mettendo in atto dei monitoraggi molto efficaci della funzionalità di quest’ultimi con la creazione di ‘gemelli digitali’ degli immobili, la cui analisi permette di ottenere notevoli risparmi.

Un’altra applicazione peculiare è quella dei software CRM evoluti, che possono rendere più efficaci i flussi informativi tra tutti gli attori che operano all’interno degli immobili, non ultimo quello del rapporto con i consumatori finali, un tema fondamentale per il retail, che può essere gestito attraverso piattaforme esperienziali sempre più sofisticate e interattive.

Proprio una rapida evoluzione delle piattaforme esperienziali può giungere negli anni a venire con l’utilizzo di applicazioni di realtà aumentata e virtuale, che grazie agli enormi investimenti di big tech come Meta e Apple, stanno per diventare d’uso massivo e che possono sdoganare nel prossimo futuro esperienze a distanza e in store pensate per operatori e clienti finali, sviluppate per essere compatibili con molteplici dispositivi e sistemi operativi, proponendo una qualità e una diffusione di questo tipo di tecnologia in precedenza difficilmente ipotizzabili nel breve periodo.

“Nell’ambito del retail, il mondo fisico e digitale non possono che convivere“, ha aggiunto Porreca. “La visione dicotomica di questi due elementi è assolutamente fuorviante e sbagliata, anche perché i clienti sono sempre più clienti omnicanale e chiedono di volta in volta di accedere alle offerte in maniera differente. La sfida è applicare soluzioni che siano sostanzialmente utili alla reale crescita del mercato”.

Una sfida dunque fondamentale ed epocale per il  settore immobiliare retail e chi riuscirà a vincerla potrà avere un grande vantaggio competitivo: “Chi non abbraccerà il cambiamento sarà destinato a scomparire”, conclude senza mezzi termini Porreca.

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Al via MAPIC Italy 2022: un programma suddiviso in sei pilastri per analizzare i principali cambiamenti del mercato immobiliare commerciale italiano

Prende il via l’edizione 2022 di MAPIC Italy, il più importante evento dedicato al mercato immobiliare commerciale in Italia. La due giorni è in programma il 18 e 19 maggio al Superstudio maxi di Milano, spazio eventi di 10mila metri quadrati.

La nuova edizione di MAPIC Italy si svolge in un momento di grande trasformazione per il mercato immobiliare commerciale, che ha visto nei due anni della pandemia accelerare processi di cambiamento che erano già in atto nel periodo pre-COVID, quali omnicanalità, prossimità e riposizionamenti.

“L’evento analizzerà i principali cambiamenti in atto nell’industria, dando la parola ai nuovi attori al centro di questa trasformazione”, ha dichiarato Francesco Pupillo, Show Director MAPIC Markets, “e guiderà i player del mercato nell’identificazione e nella scelta delle soluzioni e dei partner più idonei a dare nuova linfa al proprio business di fronte alle sfide del prossimo futuro”.

Secondo le previsioni di RX France, società organizzatrice dell’evento, alla due giorni milanese sono attesi oltre 2.000 partecipanti di cui oltre 650 retailer, catene di ristorazione e operatori leisure.

Il MAPIC Italy 2022 è quest’anno all’insegna di ‘People, Planet, Profit: Navigating retail towards a more “human” world’. Il programma dei contenuti, che verranno condivisi nei prossimi mesi e quello delle conferenze che si terranno durante gli eventi è stato idealmente suddiviso in questa edizione in sei ‘pilastri’: ‘The new retail’, che intende focalizzarsi sulle nuove tendenze del mercato immobiliare commerciale; ‘Leisure’, che ha lo scopo di illustrare i metodi di creazione delle nuove esperienze di utilizzo degli spazi urbani e di shopping; ‘Food’, che analizza l’offerta della ristorazione.

E poi ‘Sostenibilità’, che illustra le opzioni a disposizione dei consumatori guidati da nuovi valori e per gli investitori alla ricerca di nuovi driver di creazione del valore; quindi ‘Evoluzione delle asset class tradizionali e sviluppo dei progetti ad uso misto’, che analizza l’evoluzione degli asset immobiliari tradizionali e i nuovi progetti di sviluppo per rispondere all’evoluzione dei comportamenti e dei modi di vita; e infine ‘Innovazione’, che si focalizza sulle più recenti innovazioni digitali e tecnologiche del settore.

I visitatori dell’evento potranno poi scoprire i migliori progetti immobiliari in Italia e fare rete con i principali leader del settore. Dai centri commerciali, alle più prestigiose posizioni nelle high street, fino agli outlet, i partecipanti scopriranno le proprietà disponibili in differenti luoghi in tutta Italia.

Tra i progetti più importanti in sviluppo nel settore dell’immobiliare commerciale italiano che verranno presentati a MAPIC Italy 2022 figurano il progetto LOC – Loreto Open Community a Milano, vincitore del bando C40 Reinventing Cities, che trasformerà Piazzale Loreto da snodo di traffico a ‘Piazza a Cielo Aperto’, con l’obiettivo di creare uno spazio pubblico accessibile e inclusivo. A Roma sono invece previsti il restyling di Cinecittà2, presentato da Cushman & Wakefield e la riqualificazione di Galleria Alberto Sordi, presentata da Prelios SGR, Savills, Dils e L22.

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Immobiliare commerciale, le analisi delineano un mercato in grande trasformazione tra riposizionamenti, prossimità e omnicanalità

Già nell’ottobre dello scorso anno, nell’ultima edizione dell’Osservatorio del mercato immobiliare relativa al periodo aprile-giugno 2021, l’Agenzia delle Entrate aveva evidenziato come dopo un 2020 complesso, con un calo del volume di compravendite nell’intero settore pari a circa il 17%, l’immobiliare commerciale fosse tornato a segnare numeri pre-COVID grazie ai dati del secondo trimestre 2021, con un raddoppio dei volumi del segmento terziario commerciale rispetto allo stesso periodo del 2020.

Osservatorio Immobiliare Agenzia Entrate

Immagine: Agenzia delle Entrate

Anche le più aggiornate proiezioni relative al terzo trimestre del 2021, tra cui la pubblicazione Real Estate Data Hub realizzata da RE/MAX Italia e AVALON Real Estate, confermano come l’andamento del volume del mercato dell’immobiliare commerciale mantenga una tendenza positiva anno su anno: in particolare, si legge nello studio, l’incremento del numero di transazioni avutosi tra aprile e settembre 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020 è stato trainato dagli immobili a destinazione d’uso commerciale, le cui transazioni sono passate da 13mila nel Q2-Q3 2020 a quasi 20mila nel Q2-Q3 2021.

Un’interessante analisi di quale sia stata in questo periodo di ripresa delle compravendite la dinamica del mercato per il settore dei negozi e del retail è costituito dall’osservatorio diffuso recentemente dal gruppo d’intermediazione immobiliare Tecnocasa, il quale rafforza il principio che la pandemia abbia fatto riscoprire i negozi di prossimità che già da tempo registravano un buon andamento.

“Se negli anni scorsi era già ben definito il trend che vedeva gruppi della grande distribuzione ricercare spazi per aprire supermercati di vicinato”, spiegano gli analisti di Tecnocasa, “il fenomeno sembra adesso rafforzato così come l’apertura di minimarket di quartiere”. 

Per quanto riguarda il settore non food, dall’Osservatorio Tecnocasa emerge come brand importanti del fast fashion abbiano chiuso punti vendita anche nelle grandi città che, da sempre, rappresentavano una piazza attrattiva: “Una maggiore sofferenza si è avuta per quelle realtà che non appartengono a brand importanti e solidi e che non sono riuscite ad organizzarsi con vendite on line”.

C’è stato invece, secondo quanto viene ancora sottolineato dagli analisti del gruppo di intermediazione immobiliare, “un impatto minore per quelle realtà che hanno saputo integrare il punto vendita fisico con quello online per garantire acquisti in sicurezza. La strategia di omnicanalità ha dunque premiato”.

Per quanto riguarda le ubicazioni dei punti vendita, nelle vie di particolare passaggio gli spazi liberi stanno portando i marchi più forti del retail a riposizionarsi, mentre nelle ubicazioni di inferiore passaggio, molti esercenti hanno rinegoziato i canoni di locazione cercando soluzioni che potessero tutelare entrambe le parti.

“Gli investitori si muovono con cautela o provano a realizzare acquisti opportunistici anche se non sempre trovano riscontro nella proprietà”, spiegano gli analisti di Tecnocasa. “Si chiedono rendimenti più elevati a fronte di un maggiore rischio di vacancy. Il 45 % delle richieste di acquisto sono finalizzate all’investimento immobiliare. Le metrature più richieste sono inferiori a 100 mq (raccolgono infatti l’80,8% in acquisto e il 75,6% in locazione). Sull’offerta prevalgono i locali commerciali in locazione, in particolare dalla metratura fino a 100 mq”.

Un’attenta analisi dello scenario del mercato retail e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, sono attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, ognuno con specifica specializzazione.

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Nuovi strumenti per la valutazione degli immobili commerciali retail: “Considerare nel valore immobiliare anche la redditività del canale digitale”

In un contesto in cui l’omnicanalità sta diventando ormai imprescindibile per le attività retail, la discussione  su quanto il canale digitale e quello fisico vadano considerati non più come contesti separati, ma come un unicum che determina la redditività totale e di conseguenza il valore immobiliare del punto vendita, è sempre più presente.

Il tema è stato affrontato recentemente anche da Duff & Phelps Reag, divisione di Kroll, provider a livello globale di servizi e prodotti digitali relativi alla valutazione, durante la ’Giornata di Studio e Ricerca’ promossa da Cncc (Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali), in cui si è svolto un panel sull’argomento dal titolo ‘ESG e e-commerce: nuovi indicatori per le valutazioni’.

“Dal punto di vista del valutatore”, ha spiegato Savino Natalicchio, Managing Director del dipartimento Special Divisions & Feasibility di Duff & Phelps Reag e Presidente della Commissione Valutazioni Cncc, “il livello di fatturato del canale digitale rimane spesso difficile da identificare, pur avendo un impatto sugli indicatori classici di misurazione delle performance: questo può generare distorsioni nella stima del valore dell’immobile commerciale, perché porta a non considerare una parte di redditività del punto vendita”.

La quota di fatturato online ha dunque certamente effetti sugli indicatori classici di misura delle performance ed è quindi essenziale per i valutatori disporre di metriche il più possibile più aderenti alla realtà, nell’interesse di filiera di un mercato trasparente e comprensibile ai diversi player: ”Un aiuto per affrontare la difficoltà nella stima del valore dell’immobile”, ha ancora aggiunto Natalicchio, “potrebbe venire dalla segmentazione e differenziazione dell’impatto dell’e-commerce nelle diverse categorie merceologiche, oltre all’introduzione di un meccanismo condiviso per tracciare le vendite provenienti dal canale digitale, anche per favorire politiche di marketing integrate tra proprietà e tenant”.

Insieme al commercio elettronico, anche i principi ESG (environmental, social e governance),  sono indicatori imprescindibili che vanno considerati sempre di più nelle valutazioni degli immobili commerciali: certificazioni ambientali e gestionali, impiantistica, fonti rinnovabili per la produzione di energia e corretto smaltimento dei rifiuti, colonnine di ricarica per le auto e le biciclette elettriche, mezzi di trasporto pubblico e aree verdi, attività sociali e servizi per l’infanzia sono elementi centrali delle strutture di vendita, in cima ai parametri più impattanti per la determinazione della stima da parte dei valutatori.

“L’attenzione ai principi ESG e la crescita del commercio elettronico sono temi anticipatori di tendenze del mercato”, ha evidenziato Natalicchio, “che sono in grado di modificare i paradigmi e le loro metriche valutative sono da studiare attentamente. Risulta fondamentale avviare un dialogo continuativo con i diversi attori del settore retail, in modo da garantire la condivisione di informazioni e dati in un’ottica di maggiore trasparenza. Questo processo consentirà inoltre di fornire ai valutatori gli strumenti necessari per pesare correttamente i vari input e fornire una stima di valore dell’immobile commerciale più oggettiva e aderente ai mutevoli e sfidanti scenari in essere”.

Il Consiglio Cncc, presentando il panel, conclude sottolineando che il retail è oggi intrinsecamente omnichannel e che ogni retailer deve presidiare la vendita al dettaglio nel canale fisico, ma anche essere capillarmente presente nel mercato a supporto del canale online. Da questa considerazione oggettiva ne deriva che il retail deve essere valutato sia per il fatturato fisico che per quello online che genera.

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Forum Retail 2021: sostenibilità, innovazione, sicurezza, personalizzazione e formazione pilastri del futuro del settore

Qual è il futuro del retail? E quali sono i pilastri fondamentali su cui si deve poggiare la spinta digitale del settore? Sono i principali, importanti interrogativi che si sono posti i partecipanti della ventunesima edizione di Forum Retail, evento che si è svolto a Milano e che rappresenta il più grande hub di networking tecnologico per la community del mondo del retail.

Il Forum Retail 2021 è stato organizzato da IKN Italy, società di creazione eventi e formazione per il business ed è stato suddiviso in due ‘capitoli’—il primo ha avuto luogo lo scorso giugno e il secondo a fine ottobre—che hanno registrato oltre 1.500 partecipanti, nonché il contributo di più di 80 sponsor e la presenza di oltre 200 relatori tra cui CEO, Direttori Generali e Chief Marketing & Innovation Officer di importanti società nazionali e internazionali provenienti da diversi settori quali Fashion, GDS, Consumer Goods, TelCo & Media, Pharma & Healthcare, Luxury, Banking, Leisure, Real Estate e Ho.Re.Ca.

Tra i principali temi trattati nei due capitoli del Forum Retail 2021, quello della sostenibilità (per un approfondimento su questo tema si veda anche la nostra intervista all’esperta di strategie di sostenibilità Ada Rosa Balzan), e la conseguente esigenza di rafforzare la percezione del senso etico e dei valori del brand, per rispondere alla sempre più forte domanda da parte dei consumatori in merito a caratteristiche dei prodotti quali modalità di produzione, tutela dei lavoratori, consumo di energie e materiali dei packaging.

Si è poi discusso di personalizzazione ed engagement e di come si possano creare relazioni uniche e di valore con i clienti ottimizzando la loro esperienza attraverso il miglioramento della comunicazione, con il riconoscimento dei bisogni e degli stili di vita dei singoli, l’aumento di qualità e di velocità dell’esperienza di acquisto grazie alla scelta dei giusti strumenti tecnologici, coinvolgendo anche figure specializzate e adeguatamente formate come quella del Customer Experience Manager.

Proprio la formazione ha rappresentato un altro dei temi principali affrontati nel corso del Forum Retail 2021: è stato messo in evidenza come le aziende del settore debbano investire sempre di più nel potenziamento della qualità delle risorse umane, soprattutto nei punti vendita in cui le tecnologie stanno rivoluzionando le modalità dell’approccio con i clienti. E sul fronte degli investimenti in formazione e innovazione, l’utilizzo dei fondi europei del Next Generation Italia che compredono contributi in questi ambiti, possono rappresentare per le aziende una grande opportunità.

Se sostenibilità, innovazione, personalizzazione e formazione rappresentano i pilastri del futuro del retail, l’altro grande tema è l’omnicanalità, la quale—è ormai chiaro da tempo—è diventata imprescindibile. Tema che non è stato tralasciato nel corso del Forum, durante cui si è ribadita l’importanza dell’unione tra fisico e digitale, con la necessità di ripensare i punti vendita alla luce dei grandi cambiamenti in atto.

L’accelerazione delle dinamiche di trasformazione digitale causata dagli eventi pandemici, ha infatti costretto molte aziende a trasformare le proprie strategie rapidamente per venire incontro alla richiesta proveniente dai canali elettronici. Alcune problematiche sono emerse in questa fase in maniera prepotente, come quella della sicurezza informatica, che ha evidenziato come il flusso dei dati raccolti online e offline e integrati nei vari canali, debba essere garantito da sistemi di protezione efficaci, fondamentali per un’omnicanalità evoluta in grado di creare delle esperienze di acquisto che coinvolgano in modo agile, veloce e sicuro gli spazi fisici e quelli online.

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Immagine – Pixabay

Il mercato immobiliare commerciale italiano in forte ripresa: tassi tendenziali al di sopra dei volumi pre-COVID

Il mercato immobiliare commerciale italiano si scrolla di dosso il periodo COVID e guarda avanti con crescite a doppia cifra, tanto da segnare tassi tendenziali che vanno oltre i livelli pre-pandemia. A evidenziarlo è l’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, nel recente report pubblicato e relativo all’andamento del mercato del secondo trimestre del 2021.

Secondo i dati elaborati dall’Agenzia nel suo report trimestrale, il settore dell’immobiliare terziario-commerciale ha infatti segnato nel periodo preso in considerazione un raddoppio dei volumi di compravendita rispetto al 2020, in forte aumento anche rispetto all’anno precedente (2° trimestre 2021 rispetto a 2° trimestre 2019), con un  + 34,2%.

Osservatorio immobiliare

Immagine: Agenzia delle Entrate

L’Agenzia sottolinea come i numeri per aree territoriali mostrino dati di crescita piuttosto omogenei rispetto al 2020 con un +87,6% nel Nord Est e un +104,8% nel Sud. Una tendenza all’omogeneità che si conferma anche nella ripartizione tra comuni capoluogo con un +90,9% a livello nazionale e comuni minori con un +100,5% a livello nazionale.

Osservatorio Immobiliare

Immagine: Agenzia delle Entrate

Ottimi anche i dati del settore produttivo (PRO), costituito prevalentemente da capannoni e industrie, che presenta dinamiche non molto dissimili da quelle viste nel settore terziario-commerciale, con un tasso aggregato nazionale superiore all’80% nel confronto con il 2020.

Numeri, quelli dell’Osservatorio, che consentono di guardare al futuro del mercato dell’immobiliare commerciale italiano con ottimismo, anche grazie alla rapida evoluzione in pieno svolgimento nei settori come quello del retail, che se da un lato è stato tra quelli maggiormente colpiti dalla pandemia, allo stesso tempo ha saputo in molti casi cogliere l’accelerazione di cambiamenti in atto già nel periodo pre-COVID come un’opportunità per rinnovare gli spazi e le offerte, all’insegna dell’omnicanalità e della dicotomia di spazio fisico e digitale.

Il ritorno ai numeri pre-COVID dell’immobiliare italiano è peraltro in linea con i dati di molti altri Paesi europei, che disegnano un mercato in ripresa. Esemplare la situazione in Francia, dove secondo un recente studio della società di consulenza Knight Frank, il settore dell’immobiliare retail è in netto miglioramento, in particolare nelle aree commerciali delle zone esterne alle grandi città, e dove soprattutto i brand “low cost” stanno approfittando delle condizioni di locazione più vantaggiose per rivedere la loro rete di punti vendita.

Un’attenta analisi dello scenario del mercato retail e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, sono attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, ognuno con specifica specializzazione.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, Gruppo Four Sviluppo affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Le competenze di Gruppo Four Sviluppo si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

Realtà aumentata e Retail, la virtualità nei punti vendita tecnologia chiave e in crescita esponenziale

Il periodo pandemico ha contribuito ad accelerare l’applicazione della virtualità in differenti settori e tra questi vi è certamente quello del retail. Giganti come IKEA, ma anche brand del lusso come Louis Vuitton e Gucci hanno introdotto nei loro store fisici sistemi di realtà aumentata (AR) per la vendita dei loro prodotti.

La realtà aumentata è risultata poi fondamentale nella riapertura post-pandemia dei negozi del settore della cosmetica, poiché le regole di sicurezza impediscono i test fisici di questa tipologia di prodotti. Sephora, per esempio, ha attivato sofisticati sistemi di realtà aumentata che consentono ai clienti di testare in modo virtuale l’applicazione di migliaia di prodotti di bellezza.

Burberry ha invece realizzato una partnership con  il social network Snapchat, diffuso in modo particolare nella fascia di età 18-24 anni, proponendo un gioco in-store di realtà aumentata: “Si tratta del nostro primo formato per intrattenere ed entrare in connessione con i nostri nuovi consumatori più giovani in tutto il mondo”, ha dichiarato in un comunicato stampa Mark Morris, responsabile del settore digital di Burberry. “Sappiamo che vivono in un ambiente sempre più gamificato sia online che offline e siamo entusiasti che possano unirsi alla community ed esplorare le nostre nuove collezioni in questo modo”.

L’utilizzo della realtà aumentata nel mondo retail potrebbe essere ulteriormente accelerato anche da altri fattori, come il lancio della connettività 5G e la proposta di nuove applicazioni o funzionalità AR da parte dei grandi player tecnologici, in primis Google e Amazon, che stanno rapidamente spingendo la tecnologia nel mainstream. Secondo una ricerca della società di consulenza Deloitte, il mercato è maturo e il pubblico manifesta grande interesse per l’utilizzo dell’AR: il 71% infatti afferma che farebbe acquisti più spesso grazie alle app di realtà aumentata.

Sono in fase di sviluppo piattaforme che aiuteranno i consumatori a navigare nei negozi in modo più efficace. Sono già in corso sperimentazioni di sistemi AR che all’interno dei negozi forniscono indicazioni ed evidenziano i prodotti in base alla lista della spesa di un cliente, aiutandolo a spostarsi in modo più efficiente e veloce negli spazi di vendita.

L’utilizzo delle tecnologie XR, termine che raggruppa le tre principali applicazioni della virtualità e cioè  Virtual Reality (VR), Augmented Reality (AR) e Mixed Reality (MR), può essere utile ai retailer anche per condurre analisi strategiche all’interno degli store, come ha spiegato Sam Watts, immersive partnership director di MakeReal, società britannica specializzata in applicazioni XR, nel corso di un’intervista alla rivista internazionale di marketing The Drum: “Un caso di uso popolare delle tecnologie immersive all’interno degli spazi di vendita al dettaglio, al di là della semplice attrazione e spinta all’acquisto è lo studio del comportamento dei consumatori”, ha detto.

“Sono stati condotti differenti studi in questo senso”, ha ancora spiegato Watts, “ed esiste un’ampia varietà di strumenti per consentire al punto vendita di monitorare il tracciamento oculare e lo sguardo, consentendo di definire quali sono gli scaffali più importanti e quali le migliori posizioni, testare nuovi prodotti e layout dei negozi e molto altro ancora”.

Prima della pandemia, le ricerche di settore prevedevano che la spesa mondiale per tecnologie XR nella vendita al dettaglio raggiungesse i 18,8 miliardi di dollari. La pandemia ha però accelerato la trasformazione e adesso, una ricerca della società di analisi IDC prevede che la spesa mondiale per queste tecnologie crescerà fino a 72,8 miliardi di dollari nel 2024. Si tratta dunque di applicazioni che non solo sono destinate a rimanere nel settore retail, ma di cui si prevede nei prossimi anni una crescita esponenziale.

Un’attenta analisi dello scenario del mercato retail e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, sono attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, ognuno con specifica specializzazione.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, Gruppo Four Sviluppo affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Le competenze di Gruppo Four Sviluppo si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

Immagine: Wikimedia

L’intervista ad Arbib, Ad di Antirion Sgr: “Immobiliare retail in ripresa, ma per i centri commerciali occorrono riorganizzazione e commercio elettronico”

Con un fatturato che si attesta intorno ai 140 miliardi di euro, il mercato immobiliare retail vale il 4% del Pil italiano, con circa 1.200 strutture che impiegano una forza lavoro pari a 180mila persone.

Secondo il recente report ‘Retail Snapshot Q2 2021 Italy’ realizzato da JLL, società leader nei servizi immobiliari, da gennaio a giugno 2021 l’attività di sviluppo dei centri commerciali italiani ha registrato tre ampliamenti di centri esistenti situati nelle regioni Piemonte, Toscana e Sicilia per un totale di circa 7.000 mq. Nei prossimi quattro anni, dovrebbero essere completati 24 progetti (18 dei quali situati nel Nord del Paese) per un totale di oltre 900.000 mq.

 

Immagine: JLL – Retail Snapshot Q2 2021 Italy

Il totale dei metri quadrati dei centri commerciali esistenti o in progetto però, se slegato da una corretta visione di sviluppo può non rappresentare necessariamente un valore: “Il centro commerciale di 8-10mila metri quadrati è diventato obsoleto”, spiega Ofer Arbib, amministratore delegato di Antirion Sgr, società di gestione di fondi immobiliari, nel corso di un‘intervista rilasciata alla testata Monitorimmobiliare.it. “La superficie dovrebbe essere dimezzata ed erogare servizi negli spazi liberati, non vendere dunque solo prodotti. Si può inserire il co-working, sportelli di finanziamento e occorre rendere centrali e continuativi questi spazi, in modo che l’affluenza non sia limitata ai fine settimana”.

Arbib nota poi come nel periodo Covid, nei giorni di apertura il fatturato sia stato quasi uguale a quello degli anni precedenti e ciò significa che le persone non hanno perso la tendenza a frequentare i centri commerciali, ma è una fiducia che non deve essere persa: “I centri commerciali hanno bisogno di riorganizzarsi e ristrutturarsi”, spiega ancora Arbib, “ed è importante avere delle piattaforme di commercio elettronico per vendere anche online a rafforzarsi”. 

A fine giugno 2021, si legge ancora nel Retail Snapshot realizzato da JLL, nel settore retail sono stati investiti circa 200 milioni di euro. Una cifra che se è inferiore rispetto allo primo semestre del 2020, tuttavia vede un numero di operazioni che è aumentato, con 14 operazioni registrate, cioè +5 anno si anno.

Nel report si mette in evidenza come la dimensione media delle transazioni sia fortemente diminuita per i prodotti high street (9 milioni di euro nel primo semestre 2021 contro i 53 milioni di euro nel primo semestre 2020). Il segmento extraurbano ha invece raggiunto i 135 milioni di euro con 7 operazioni. Tra queste si segnala l’acquisto di due centri commerciali (di cui uno al Sud), due retail park e un supermercato nella città di Milano. La metà dei capitali investiti nel settore nel primo semestre è stata italiana, mentre l’altra metà è arrivata dall’Europa, in particolare da Francia, Regno Unito e Austria.

“Gli ultimi dati ci dicono che il mercato è in ripresa”, sottolinea ancora Arbib. “Purtroppo va sottolineato che i centri commerciali non hanno avuto grandi aiuti dal Governo, e questo è un problema che andrà affrontato in futuro”, conclude l’Ad di Antirion Sgr.

Gruppo Four Sviluppo, società di consulenza che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, collabora da anni con alcuni tra i più importanti player del Retail, conducendo un’attenta analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto.

Gruppo Four Sviluppo ha riconsiderato molti aspetti delle strategie immobiliari da adottare per poter offrire servizi idonei su come ottimizzare il business dell’immobiliare nel prossimo futuro con un occhio di riguardo per gli immobili corporate e retail”. In particolare:

  • Rimodulazione degli attuali spazi di vendita per poter ottimizzare il valore della locazione in rapporto al fatturato previsto nel breve medio periodo;
  • Assistenza tecnico-progettuale per effettuare i frazionamenti dei punti vendita utilizzati;
  • Ricerca di nuove location con dimensioni adatte ai nuovi flussi basandoci sulle nuove normative relative ai distanziamenti di sicurezza che verranno richiesti.
  • Assistenza per ricontrattualizzare gli attuali contratti di locazione in essere e adattare i canoni a nuovi parametri economici anche per periodi limitati nel tempo;
  • Ricerca di partners per la condivisione di spazi commerciali in caso di rimodulazione degli stessi.
  • Ricerca di investitori per la vendita a reddito di parte o dell’intero asset immobiliare in proprietà;
  • Valutazioni degli attuali canoni di locazione rapportandoli alle attuali condizioni di mercato;
  • Consulenza per la fattibilità di affidamenti di reparto e relativa contrattualistica;
  • Ricerca di piattaforme per la logistica, in locazione e in acquisto, per la gestione di vendite in e-commerce;
  • Collaborazione per lo sviluppo dei punti vendita su tutto il territorio nazionale  per il periodo 2020/2022
  • Conference call via Teams per incontrarci su appuntamento in sicurezza e velocità.

Google aprirà in estate il primo negozio retail fisico della sua storia: “Uno spazio utile in cui provare i nostri prodotti in modo coinvolgente”

Mentre c’è chi da tempo pone il commercio elettronico in netto contrasto con il commercio fisico, come se il primo dovesse scalzare il secondo e arrivare a sostituirlo, il marchio digital per antonomasia—e cioè Google—sbarca offline mettendo in evidenza che anche per il brand che è praticamente sinonimo della ricerca su Internet, la scelta migliore non può che essere quella dell’omnicanalità.

“Oggi annunciamo i nostri piani per aprire il primo negozio retail fisico di Google in una delle più grandi città del mondo: New York”, spiega l’azienda con sede a Mountain View, in California, in un post pubblicato sul suo blog ufficiale. La società Google Inc., oggi Alphabet, è stata fondata 23 anni fa dai due studenti dell’università americana di Stanford Sergey Brin e Larry Page e oggi è arrivata a dominare la ricerca su Internet, con una quota di mercato di più del 90% a livello mondiale.

Il colosso Web ha poi creato un vasto ecosistema di servizi cloud in continua espansione che comprende marchi come Gmail e Google Drive, ed è sbarcata nel mondo dell’hardware con i computer ChromeBook, con gli smartphone basati sul sistema open-source Android sviluppato dagli stessi tecnici di Mountain View e con i prodotti per la domotica Nest.

“Il nostro nuovo Google Store”, spiega ancora il gigante della ricerca americano sul suo blog, “sarà uno spazio in cui i clienti potranno provare i nostri hardware e i nostri servizi in modo utile. Apriremo le porte al pubblico nell’estate 2021”.

I clienti di Google potranno anche acquistare i prodotti sullo store online dell’azienda e poi passare a ritirarli nello store fisico newyorkese. Nel negozio poi, i visitatori potranno sperimentare l’integrazione dei prodotti e servizi di Google in quella che la società statunitense definisce “una varietà di modi coinvolgenti”, aggiungendo che svelerà di più quando le porte del negozio apriranno al pubblico. Verrà infine proposto ai clienti anche un servizio di assistenza tecnica.

Google aveva già in passato sperimentato la vendita fisica dei suoi prodotti attraverso l’apertura di pop-up store, ma è la prima volta che mette in cantiere un negozio retail stabile con il suo marchio. La mossa, seppure arrivi in un momento molto particolare che ha visto New York come una delle città degli USA più colpite dal Covid, segue quella già compiuta ormai da tempo da molti suoi diretti concorrenti come Apple e Samsung.

Altre società tecnologiche americane hanno invece compiuto scelte differenti. Microsoft per esempio, nel giugno dello scorso anno ha annunciato di voler chiudere definitivamente tutti i suoi 83 negozi fisici statunitensi, motivando la sua decisione con il fatto che le sue vendite online stavano crescendo e dichiarando di essere in grado di servire meglio i clienti online anziché nei negozi fisici.

Nonostante Google sia in controtendenza rispetto a un altro colosso come Microsoft, non ha dubbi sulla bontà della sua scelta: “Il nuovo Google Store è un importante passo successivo nel nostro viaggio nel mondo dell’hardware per fornire l’esperienza più utile possibile”, ha spiegato Jason Rosenthal VP, Direct Channels & Membership di Google. “Non vediamo l’ora di incontrare molti dei nostri clienti e di ascoltare il loro feedback sul negozio, in modo da poter continuare a esplorare e sperimentare le possibilità di uno spazio di vendita fisico e costruire sull’esperienza che ne ricaveremo”.

Gruppo Four Sviluppo, società di consulenza che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, collabora da anni con alcuni tra i più importanti player del Retail, conducendo un’attenta analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto.

Gruppo Four Sviluppo ha riconsiderato molti aspetti delle strategie immobiliari da adottare per poter offrire servizi idonei su come ottimizzare il business dell’immobiliare nel prossimo futuro con un occhio di riguardo per gli immobili corporate e retail”. In particolare:

  • Rimodulazione degli attuali spazi di vendita per poter ottimizzare il valore della locazione in rapporto al fatturato previsto nel breve medio periodo;
  • Assistenza tecnico-progettuale per effettuare i frazionamenti dei punti vendita utilizzati;
  • Ricerca di nuove location con dimensioni adatte ai nuovi flussi basandoci sulle nuove normative relative ai distanziamenti di sicurezza che verranno richiesti.
  • Assistenza per ricontrattualizzare gli attuali contratti di locazione in essere e adattare i canoni a nuovi parametri economici anche per periodi limitati nel tempo;
  • Ricerca di partners per la condivisione di spazi commerciali in caso di rimodulazione degli stessi.
  • Ricerca di investitori per la vendita a reddito di parte o dell’intero asset immobiliare in proprietà;
  • Valutazioni degli attuali canoni di locazione rapportandoli alle attuali condizioni di mercato;
  • Consulenza per la fattibilità di affidamenti di reparto e relativa contrattualistica;
  • Ricerca di piattaforme per la logistica, in locazione e in acquisto, per la gestione di vendite in e-commerce;
  • Collaborazione per lo sviluppo dei punti vendita su tutto il territorio nazionale  per il periodo 2020/2022
  • Conference call via Teams per incontrarci su appuntamento in sicurezza e velocità.
Immagine: Google

Global Powers of Retailing 2021 Deloitte: crescita globale dei colossi del retail ed Europa protagonista della top 250

E’ l’Europa ad avere il maggior numero di aziende retail presenti nell’edizione 2021 della classifica Global Powers of Retailing, stilata ogni anno dalla società di consulenza internazionale Deloitte, la quale determina le posizioni sulla base dei dati finanziari dei principali operatori del settore relativi all’ultimo anno fiscale.

Il Vecchio Continente vede infatti ben 87 aziende retail nella classifica top 250, più di un terzo delle insegne nel ranking, sette in più rispetto al Nord America, con tre di esse nelle prime 10 posizioni (Schwarz, Aldi Einkauf e Tesco PLC). Le aziende europee pesano poi per il 33.4% del fatturato complessivo dell’intera classifica.

“La ricerca di crescita ha portato i retailer europei ad ampliare le attività al di fuori dei propri mercati nazionali già maturi”, spiega Enrico Cosio, Partner responsabile del settore Retail, Wholesale & Distibution di Deloitte, “distinguendosi così per intraprendenza globale e per il livello più alto di internazionalizzazione tra le aree geografiche presenti in classifica”.

La Germania risulta essere il Paese europeo più rappresentato in classifica con 18 aziende, seguita da Regno Unito (14) e Francia (12). L’Italia vede confermati nel ranking Deloitte cinque retailer, tutti con un FY2019 in crescita rispetto all’anno precedente: Conad, al 70° posto, che si attesta come la prima società tricolore nella top 250, seguita da Coop Italia (73/a), Esselunga (118/a), Eurospin (163/a). New entry è invece EssilorLuxottica, che entra a far parte per la prima volta della Top 250 dei retailer mondiali di Deloitte, piazzandosi 157/a.

Immagine: Deloitte

Secondo il report di Deloitte, i 250 retailer più importanti al mondo, nel periodo compreso tra luglio 2019 e giugno 2020 hanno generato un fatturato pari a 4.850 miliardi di dollari, segnando una crescita del 4.4% rispetto all’anno precedente.

“Anche le vendite YoY sono cresciute di 0.7 punti percentuali rispetto al FY2018”, spiega ancora Cosio,  “un risultato complessivamente positivo. Spinti dalla della forte concorrenza presente nei mercati ormai saturi del nostro continente, per differenziarsi, i rivenditori hanno intensificato il focus su strategie omni-channel ed e-commerce per garantire al consumatore sempre più comodità”.

Il podio della Global Powers of Retailing 2021 è invece tutto a stelle e strisce, con tre statunitensi al vertice: Wal-Mart, da oltre 20 anni in vetta, seguita da Amazon, che mette a segno una crescita a doppia cifra (+17,7%, la maggiore tra le aziende nella Top 10), e quindi da Costco, che retrocede di una posizione.

Classifica Retail

Immagine: Deloitte

“I retailer che sono riusciti a crescere nel 2020 sono quelli che hanno puntato su online shopping, delivery at home o pick up instore”, sottolinea Cosio. “Le vendite online infatti sono cresciute in tutto il mondo, in particolar modo per i retailer completamente digitali come Amazon o JD.Com. I retailer fisici che hanno visto crescere le proprie revenue sono stati in particolare quelli operanti in ambito grocery, home improvement e decoration, i fornitori di servizi e prodotti per le cure a domicilio e le attività di svago, diventando specchio di consumatori che in un breve lasso di tempo hanno cambiato le proprie priorità”.

Secondo gli esperti di Deloitte, nel corso dei prossimi mesi le attività economiche si riprenderanno e la domanda dei consumatori tornerà ad aumentare, ma molte delle abitudini acquisite nel 2020 non cambieranno, anzi vedranno un processo di consolidamento, lasciando numerosi store che non hanno modificato le proprie operazioni ad affrontare una significativa perdita di business.

Gruppo Four Sviluppo, società di consulenza che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, collabora da anni con alcuni tra i più importanti player del Retail, conducendo un’attenta analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto.

Gruppo Four Sviluppo ha riconsiderato molti aspetti delle strategie immobiliari da adottare per poter offrire servizi idonei su come ottimizzare il business dell’immobiliare nel prossimo futuro con un occhio di riguardo per gli immobili corporate e retail”. In particolare:

  • Rimodulazione degli attuali spazi di vendita per poter ottimizzare il valore della locazione in rapporto al fatturato previsto nel breve medio periodo;
  • Assistenza tecnico-progettuale per effettuare i frazionamenti dei punti vendita utilizzati;
  • Ricerca di nuove location con dimensioni adatte ai nuovi flussi basandoci sulle nuove normative relative ai distanziamenti di sicurezza che verranno richiesti.
  • Assistenza per ricontrattualizzare gli attuali contratti di locazione in essere e adattare i canoni a nuovi parametri economici anche per periodi limitati nel tempo;
  • Ricerca di partners per la condivisione di spazi commerciali in caso di rimodulazione degli stessi.
  • Ricerca di investitori per la vendita a reddito di parte o dell’intero asset immobiliare in proprietà;
  • Valutazioni degli attuali canoni di locazione rapportandoli alle attuali condizioni di mercato;
  • Consulenza per la fattibilità di affidamenti di reparto e relativa contrattualistica;
  • Ricerca di piattaforme per la logistica, in locazione e in acquisto, per la gestione di vendite in e-commerce;
  • Collaborazione per lo sviluppo dei punti vendita su tutto il territorio nazionale  per il periodo 2020/2022
  • Conference call via Teams per incontrarci su appuntamento in sicurezza e velocità.
Immagine di copertina: Deloitte