Il ruolo strategico dell’omnicanalità e il valore della customer experience confermano la centralità del negozio fisico

Durante i mesi di lockdown, per gli acquisti quotidiani, la maggioranza dei consumatori ha utilizzato massicciamente i canali di spesa online della grande distribuzione, così come nello stesso periodo si è visto l’incremento dell’utilizzo dei servizi offerti dai principali player di commercio elettronico, in primis Amazon, e si è altresì ampliato il giro d’affari delle società internet di food delivery e degli aggregatori.

Molti si domandano se questa particolare accelerazione della crescita dell’online, con tutta evidenza collegata alla rigidità delle misure temporanee messe in atto per far fronte all’epidemia, possa rappresentare un volano definitivo per gli acquisti digitali e infliggere un duro colpo ai negozi fisici, a partire dai piccoli esercenti fino ai grandi centri commerciali.

Nonostante sia innegabile che l’e-commerce abbia contribuito in modo fondamentale a soddisfare le esigenze dei consumatori nel periodo più drammatico della pandemia, sopperendo alla limitazione di movimento, è però riduttivo interpretare questo fatto in un’ottica di contrapposizione tra online e offline. L’apporto decisivo ai consumi rappresentato dai canali internet durante la pandemia, non è infatti sufficiente a costruire una narrazione dove il digitale viene rappresentato come un’onda che ha travolto la fisicità.

Per cogliere la miopia di questa narrazione sono utili i numeri messi in evidenza da uno studio di GfK, società internazionale leader nell’analisi di dati, secondo cui le vendite online, per compensare la chiusura totale dei negozi fisici dovrebbero quadruplicare. Un gap troppo grande per poter affermare che il negozio fisico, in conseguenza della crescita degli acquisti in Rete, abbia perso la sua centralità, che rimane invece salda e alla radice di una virtuosa quanto strategica omnicanalità.

 

Immagine Gfk

Anche nel periodo post-COVID, seppure con nuove modalità, ma all’interno di dinamiche precedenti già osservate dagli analisti, gli attori dell’e-commerce continueranno a puntare sui negozi tradizionali per raggiungere i clienti indipendentemente dal canale, e molti retailer tradizionali continueranno a sfruttare l’online per arricchire la propria offerta. L’obiettivo di implementare un approccio omnicanale, che vada oltre le definizioni tradizionali di online e offline non è affatto tramontato.

E anche i negozi fisici di prossimità, nonostante le difficoltà riscontrate per le chiusure forzate in periodo di lockdown, non hanno perso il loro ruolo centrale e culturale nei tessuti urbani, come spiega Massimo Morandi in un editoriale sulla rivista MarketPlace: “Nonostante i prezzi competitivi, la velocità di consegna e l’ampiezza dei cataloghi dei principali siti e-commerce”, scrive Morandi, “il nostro mercato non può fare a meno dei negozi fisici, che rimangono un riferimento insostituibile per i consumatori”.

Per Morandi, senza i punti vendita, “viene meno quel rapporto di prossimità con le comunità locali costruito in tanti anni di attività”. E se da una parte l’online con tutti i suoi pregi è il benvenuto, non si deve però dimenticare ”la customer experience che solo i negozi sanno ancora regalare”, la quale rappresenta “un valore inestimabile”. 

L’attenta analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, sono le attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, ognuno con specifica specializzazione.

Gruppo Four Sviluppo ha riconsiderato molti aspetti delle strategie immobiliari da adottare per poter offrire servizi idonei su come ottimizzare il business dell’immobiliare nel prossimo futuro con un occhio di riguardo per gli immobili corporate e retail”. In particolare:

  • Rimodulazione degli attuali spazi di vendita per poter ottimizzare il valore della locazione in rapporto al fatturato previsto nel breve medio periodo;
  • Assistenza tecnico-progettuale per effettuare i frazionamenti dei punti vendita utilizzati;
  • Ricerca di nuove location con dimensioni adatte ai nuovi flussi basandoci sulle nuove normative relative ai distanziamenti di sicurezza che verranno richiesti.
  • Assistenza per ricontrattualizzare gli attuali contratti di locazione in essere e adattare i canoni a nuovi parametri economici anche per periodi limitati nel tempo;
  • Ricerca di partners per la condivisione di spazi commerciali in caso di rimodulazione degli stessi.
  • Ricerca di investitori per la vendita a reddito di parte o dell’intero asset immobiliare in proprietà;
  • Valutazioni degli attuali canoni di locazione rapportandoli alle attuali condizioni di mercato;
  • Consulenza per la fattibilità di affidamenti di reparto e relativa contrattualistica;
  • Ricerca di piattaforme per la logistica, in locazione e in acquisto, per la gestione di vendite in e-commerce;
  • Collaborazione per lo sviluppo dei punti vendita su tutto il territorio nazionale  per il periodo 2020/2022
  • Conference call via Teams per incontrarci su appuntamento in sicurezza e velocità.
Immagine: Mike Petrucci on Unsplash

Coronavirus e immobiliare Retail, mercato attuale e prospettive: ”Nello scenario post COVID-19 nuove opportunità, ma nessuna flessibilità per eventuali errori”

La cosiddetta ‘fase 2’ della pandemia è finalmente iniziata. In Europa e nel mondo, molti governi, compreso quello italiano, stanno mettendo in atto un alleggerimento delle misure di lockdown che erano state varate nella prima fase con lo scopo di contenere il contagio nel momento di massima diffusione della malattia.

Per gli imprenditori, compresi gli operatori del settore retail, il periodo che si apre e che prevede inevitabilmente la convivenza con il virus fino all’arrivo di un vaccino, significa far fronte a nuove realtà e a nuove normative che andranno comunque ben oltre la conclusione della pandemia e porteranno cambiamenti irreversibili: non solo per le politiche di ‘distanziamento fisico’, ma anche per la necessità di adattare le dimensioni dei negozi alle nuove restrizioni e riqualificare le forze vendita.

Tutto ciò con la prospettiva di una diminuzione del potere d’acquisto dei clienti e un inevitabile clima di sfiducia dei consumatori, scenario che è ben rappresentato dagli ultimi dati del settore: una recente ricerca di CBRE, la più grande società commerciale al mondo di servizi e di investimenti nel Real Estate, che ha preso in considerazione il primo trimestre 2020 del mercato retail—dunque il periodo immediatamente prima dell’inizio del lockdown—evidenzia buoni dati nei primi due mesi dell’anno, ma un crollo del footfall nel mese di marzo dovuto all’emergenza sanitaria, con una contrazione del clima di fiducia dei consumatori dovuta soprattutto al clima economico e futuro.

Questo scenario è destinato a riflettersi in una generalizzata riduzione dei consumi, fatta eccezione per la GDO. Secondo le rilevazioni di Nielsen, dopo due settimane in positivo con la settimana tra il 23 e il 29 marzo che ha segnato un +5,4%, le vendite della GDO sono poi tornate alla normalità, mantenendo comunque una crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, che è stata del 2,7% a parità di negozi.

Se da un lato, a fronte di questi dati, si prospetta dunque una situazione di cui riesce ad oggi difficile valutare con precisione l’impatto socio-economico, dall’altro lato, per il mercato immobiliare commerciale retail si aprono però nuovi scenari che possono sicuramente offrire nuove opportunità.

“Nel periodo post COVID-19 si presenteranno molte opportunità che non abbiamo fino a oggi considerato”, spiega Umberto Fasol, co-fondatore di Gruppo Four Sviluppo, società veneta che si occupa di consulenza e servizi nel settore dell’immobiliare commerciale. “La GDO dovrà ottimizzare i portafogli dei punti vendita e l’attuale interruzione sarà l’occasione ideale per chiuderne alcuni non redditizi, ricollocare quelli situati in posizioni non ideali, rinegoziare i termini commerciali con gli sviluppatori e valutare nuove e strategiche aperture in location di alta qualità”.

Sul fronte degli investimenti, dai dati elaborati da CBRE si evince che nel primo trimestre 2020 il mercato immobiliare retail ha raggiunto 830 milioni di euro, gran parte dei quali dovuti alla conclusione di importanti attività di joint venture tra operatori specialisti retail e altri investitori istituzionali nei segmenti out-of-town e grande distribuzione, come l’operazione Esselunga/UniCredit, che ha determinato la cessione alla banca del 32,5% di La Villata SpA, società che possiede gran parte degli immobili che ospitano i punti vendita della catena.

Ottimo risultato ha messo a segno nel periodo anche il segmento high street, che ha confermato l’interesse degli investitori per i trophy asset, i quali, vista la flight-to-quality attesa nei prossimi mesi, potrebbero continuare a mettere a segno numeri positivi.

“L’unico modo per ripartire e operare con successo nella nuova realtà che affronteremo dopo il COVID-19”, spiega Pierluigi Romanato, l’altro co-fondatore di Gruppo Four Sviluppo, “sarà ristrutturando le attività adattandole alle nuove esigenze del mercato. Le operazioni della distribuzione organizzata post COVID-19 dovranno essere più efficienti, qualitativamente più elevate e non ci sarà la stessa flessibilità del passato per gli errori”.

L’attenta analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, sono le attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, ognuno con specifica specializzazione.

Gruppo Four Sviluppo ha riconsiderato molti aspetti delle strategie immobiliari da adottare per poter offrire servizi idonei su come ottimizzare il business dell’immobiliare nel prossimo futuro con un occhio di riguardo per gli immobili corporate e retail”. In particolare:

  • Rimodulazione degli attuali spazi di vendita per poter ottimizzare il valore della locazione in rapporto al fatturato previsto nel breve medio periodo;
  • Assistenza tecnico-progettuale per effettuare i frazionamenti dei punti vendita utilizzati;
  • Ricerca di nuove location con dimensioni adatte ai nuovi flussi basandoci sulle nuove normative relative ai distanziamenti di sicurezza che verranno richiesti.
  • Assistenza per ricontrattualizzare gli attuali contratti di locazione in essere e adattare i canoni a nuovi parametri economici anche per periodi limitati nel tempo;
  • Ricerca di partners per la condivisione di spazi commerciali in caso di rimodulazione degli stessi.
  • Ricerca di investitori per la vendita a reddito di parte o dell’intero asset immobiliare in proprietà;
  • Valutazioni degli attuali canoni di locazione rapportandoli alle attuali condizioni di mercato;
  • Consulenza per la fattibilità di affidamenti di reparto e relativa contrattualistica;
  • Ricerca di piattaforme per la logistica, in locazione e in acquisto, per la gestione di vendite in e-commerce;
  • Collaborazione per lo sviluppo dei punti vendita su tutto il territorio nazionale  per il periodo 2020/2022
  • Conference call via Teams per incontrarci su appuntamento in sicurezza e velocità.
Photo by Kelly Sikkema on Unsplash

Amazon inaugura a Seattle il suo primo supermercato completamente automatizzato: “Vetrina per proporre la tecnologia ai principali operatori del settore retail”

Il colosso del commercio elettronico Amazon Inc. ha inaugurato a Seattle—città dove è nato e dove ha la sua sede principale—il primo supermercato completamente automatizzato. Il nuovo store, che batte insegna ‘Go Grocery’ e propone anche prodotti freschi, ha una dimensione di oltre mile metri quadrati e permette ai clienti di effettuare gli acquisti e pagarli in completa autonomia, effettuando le transazioni attraverso i loro dispositivi elettronici e uscendo dal negozio senza la necessità di mettersi in coda alle casse per la scansione dei prodotti.

Il flusso si basa su un sistema di centinaia di telecamere e sensori che è in grado di monitorare e riconoscere tutto ciò che viene inserito nel carrello della spesa, grazie anche all’aiuto dell’intelligenza artificiale. Il sistema rende dunque superfluo il rituale vecchio stile che prevede scansione dei prodotti e pagamento alla cassa. Gli articoli vengono infatti addebitati automaticamente sull’account Amazon dell’acquirente al termine della spesa avvenuta sotto lo sguardo elettronico.

Il ‘motore’ del primo Go Grocery di Amazon è simile—seppure il negozio abbia ben altra superficie e varietà di prodotti—ai punti vendita della catena ‘Amazon Go’ che la società guidata da Jeff Bezos ha inaugurato nel 2018 e che in questo momento è presente in una ventina di città statunitensi. I negozi Amazon Go sono però posizionati vicino ai luoghi di lavoro delle persone e pensati per fare colazione, pranzo e spuntini, mentre il Go Grocery è un nuovo formato simile a quello dei supermercati tradizionali ubicati lungo le strade delle città o nei centri commerciali e che permette a un target molto più ampio di fare una spesa completa vicino casa.

“Alcune persone vogliono che il loro cibo venga consegnato a domicilio, altre vogliono fare shopping fuori casa, altre ancora desiderano fare i loro acquisti in negozi specializzati”, ha spiegato Dilip Kumar, vice president of Physical Retail & Technology di Amazon, al sito GeekWire. “La cosa più importante che la gente dice è però che spesso non ha abbastanza tempo per fare tutte le cose di cui ha necessità. Noi siamo partiti dal concetto del tradizionale negozio sotto casa per focalizzarci a offrire la comodità che i clienti moderni si aspettano”.

L’apertura del primo supermercato completamente automatizzato di Amazon ha fatto insorgere il sindacato statunitense dei lavoratori del settore retail, la ‘United Food and Commercial Workers International Union’ (UFCW), che in un comunicato ha definito il colosso del commercio elettronico come “un pericolo per milioni di posti di lavoro”, aggiungendo che “la brutale verità è che Amazon si concentra su una sola cosa: eliminare il maggior numero possibile di posti di lavoro per arricchire un miliardario, Jeff Bezos”.

La risposta di Amazon non si è fatta attendere: “È sia errato che fuorviante suggerire che Amazon distrugga i posti di lavoro”, si legge in una nota diffusa dalla società. “Nessun’altra azienda con sede negli Stati Uniti ha creato più posti di lavoro di Amazon. Solo in patria, Amazon ha creato oltre 500mila posti di lavoro per persone con tutti i tipi di esperienza, istruzione e livelli di competenza”.

In questo momento però, seppure non è da escludersi il fatto che nel medio periodo Amazon abbia intenzione di mettere in piedi una vera e propria catena di supermercati sotto il brand Go Grocery, la mossa del gigante del commercio elettronico sembrerebbe essere, secondo gli esperti, volta maggiormente a ‘mettere in vetrina’ il suo sistema tecnologico di acquisto automatico per proporlo ai principali protagonisti del settore retail. In questo caso l’arrivo dei supermercati completamente automatizzati potrebbe essere ancora più rapido rispetto a quanto generalmente si creda.

L’attenta analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, sono le attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, ognuno con specifica specializzazione.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, Gruppo Four Sviluppo affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Le competenze di Gruppo Four Sviluppo si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

Immagine: Amazon.com

La sharing economy sbarca anche nel settore retail, negli USA una startup offre spazi e costi condivisi per gli operatori di commercio elettronico

Mentre si discute di come i player del mercato retail possano affrontare al meglio la rivoluzione digitale, a New York una startup punta a offrire spazi fisici a marchi che si sono già fatti le ossa in Rete, ma non hanno ancora le risorse necessarie per affrontare il mercato offline e conquistare spazio sugli scaffali per la rivendita dei loro prodotti.

La startup newyorkese che intende portare offline le insegne digitali, si chiama ShopFullFill e cavalcando l’onda della sharing economy al motto di ‘Not Just Retail: brick+click+logistic’, offre ai suoi clienti spazi di vendita, ma anche personale e costi di esercizio condivisi, che consentono di abbattere voci di spesa che per loro sarebbero altrimenti proibitive.

“Stiamo offrendo ai marchi online la possibilità di espandersi nei tradizionali spazi commerciali fisici senza spese iniziali”, spiega Shlomo Chopp, fondatore e CEO di ShopFulfill. “Il nostro servizio consente agli operatori di commercio elettronico di crescere e rispondere alla domanda che si fanno molti consumatori e cioè perché i marchi più ‘cool’ siano tutti online e non possano essere trovati nei negozi fisici”.

Grazie a ShopFullfill, a partire da circa 600 dollari al mese, i marchi che sono già riusciti a ottenere un certo successo in Rete possono affittare spazi all’interno di negozi fisici, condividere il personale di vendita, gli spazi di magazzino e i costi di trasporto per lo stoccaggio della merce. Lo staff di ShopFullfill offre inoltre consulenza per il design degli spazi di vendita e per il merchandising, con l’obiettivo di esprimere al meglio anche offline la potenzialità di prodotti che hanno già dimostrato di essere apprezzati su Internet.

Immagine: ShopFullfill.com

Un approccio dunque, quello di ShopFullfill, che può ricordare in parte quello dei pop-up stores, che alcuni grandi player come Amazon e Nike mettono in atto aprendo punti vendita temporanei per proporre prodotti a edizione limitata o che fino a quel momento erano stati disponibili unicamente online. Nel caso della startup newyorkese però, il negozio fisico condiviso non è solo un’operazione marketing, ma può fare da trampolino per l’avvio di punti vendita stabili veri e propri, al di fuori del contesto di sharing e che  ottengano profitti, e questo per marchi che fino a quel momento erano noti unicamente ai navigatori della Rete.

“Per qualche ragione, oggi tendiamo a pensare che i luoghi tradizionali di vendita non funzionino più”, spiega ancora Chopp, “ma è solo una reazione. Non è stato dimostrato. L’intero concetto che i punti vendita stiano morendo è semplicemente sbagliato”. Il CEO aggiunge poi che soggetti come Amazon “snaturano l’identità dei marchi, imitandoli”, mentre il sistema di vendita al dettaglio proposto da ShopFullfill, che Chopp definisce ‘democratizzato’, “punta sì alla crescita, ma con un focus che offre valore ai marchi”.

L’apertura del primo ‘Anchor Shop’ di ShopFulfill è prevista nel secondo trimestre del 2020, nel centro di Filadelfia, dove il passaggio pedonale è elevato. ShopFulfill prevede di aprire da otto a dodici sedi nel mercato di Filadelfia e nel vicino New Jersey meridionale per costruire la presenza al dettaglio e l’identità del marchio. Quindi, la società ha intenzione di espandersi in altre regioni degli USA.

Immagine: ShopFullfill.com

“L’e-commerce è conveniente”, aggiunge Chopp, “ma ancora più conveniente è abbinarlo con uno spazio di vendita fisico. Noi intendiamo rendere accessibile il punto vendita e non solo come semplice opzione. Un sistema deve alimentare l’altro”.

L’attenta analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, sono le attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, ognuno con specifica specializzazione.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, Gruppo Four Sviluppo affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Le competenze di Gruppo Four Sviluppo si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

Immagine di copertina: ShopFullfill.com

Multicanalità, i negozi del settore retail trovano un nuovo ruolo nell’unione tra analogico e digitale

Secondo una ricerca dell’Osservatorio Multicanalità del Politecnico di Milano, negli ultimi 12 mesi, per otto italiani su dieci il digitale ha avuto un ruolo nel percorso che li ha portati all’acquisto di un bene fisico. Basta questo dato per comprendere quanto la riuscita del mix tra negozio e presenza online rappresenti un obiettivo che il settore retail tricolore non può permettersi di mancare.

La parola d’ordine è dunque multicanalità (in maniera più ampia cross-canalità e omnicanalità), cioè quello spazio formato da più canali, tipicamente online e offline, che consente un’interazione integrata tra il cliente e la marca, arricchendo il percorso d’acquisto con una direzione che può essere quella che dall’online conduce al negozio fisico, ma anche viceversa, tanto da essere uno spazio percepito come un’esperienza d’acquisto unitaria. In un contesto del genere, la definizione di punto vendita risulta ormai decisamente stretta, poiché in tale contesto il negozio rappresenta e propone qualcosa che va ben aldilà di una semplice fila di scaffali che precede le casse.

“Lo spazio fisico non tramonterà”, assicura Stefano Cini, Director Marketing Analytics di Nielsen, nel corso di un’intervista rilasciata al magazine online RetailUp, “ma bensì a questo spazio verranno richieste attività e servizi diversi da quelli che sta fornendo oggi. Il consumatore non è interessato a trovare nel negozio fisico quello che ha ricevuto finora online. Da qui il tema della re-destinazione degli spazi fisici, che devono trovare un nuovo ruolo”.

Un’evoluzione che diviene implicita nella definizione Retail 4.0, la quale è stata coniata per indicare l’avvento nel settore dell’omincanalità, intesa come doppia vita analogica e digitale, soprattutto attraverso la business intelligence, che monitorando e analizzando web e social media, permette di anticipare le esigenze della domanda adattando produzione e distribuzione dei prodotti in tempo reale, garantendo così tempi di consegna rapidi online e la disponibilità del prodotto nei negozi.

Nell’intervista realizzata da RetailUp, Cini fa poi riferimento all’effetto spill over, cioè quel fenomeno per cui un’attività economica volta a beneficiare un determinato settore o una determinata area territoriale produce effetti positivi anche oltre tali ambiti. Nel caso del retail, se la propensione all’acquisto online è maggiore in altri settori, chi acquista sul Web o da un’applicazione mobile è però poi il medesimo che va anche a fare la spesa nei centri commerciali e come sottolinea Cini, “nel largo consumo c’è una percentuale di consumatori che ha adottato il digitale, per esempio nel pre-acquisto (consultazione di offerte digitali o consegna della spesa online)”.

Uno scoglio per la rapida adozione del  digitale nel settore retail è rappresentato dall’ultimo miglio, che può essere particolarmente costoso, ma, spiega ancora Cini, “i punti vendita devono riqualificarsi. Ci sono diversi esempi di collaborazioni tra retail e startup che lavorano nella gestione dell’ultimo miglio. In futuro sarà utilizzata la robotica”.

Per quanto riguarda il commercio elettronico, secondo Cini, l’approccio deve essere ‘laico’: “L’ecommerce non è per tutti, non deve nemmeno esserlo, non è un nuovo modo per distribuire prodotti. È la risposta al bisogno di un target. È sbagliato prendere posizione a favore o contro l’ecommerce, non è né buono né cattivo. D’altra parte non si può andare contro il futuro”.

L’attenta analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, le attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, ognuno con specifica specializzazione.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, Gruppo Four Sviluppo affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Le competenze di Gruppo Four Sviluppo si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

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MAPIC Cannes 2019: i luoghi e gli spazi del nuovo mix commerciale retail sull’onda della rivoluzione digitale

La tre giorni del MAPIC Cannes, che ha avuto luogo recentemente nel sud della Francia, non ha tradito le aspettative. L’evento dedicato al retail e al mercato immobiliare commerciale, arrivato alla sua 25/a edizione, ha visto dal 13 al 15 novembre la partecipazione di più di 8mila player del settore, provenienti da oltre 80 Paesi.

Retailer, sviluppatori e investitori si sono riuniti negli spazi del Palais des Festivals per il MAPIC Cannes 2019– 12mila metri quadrati di area espositiva che hanno dato visibilità a 750 espositori – con lo scopo di individuare le migliori opportunità di sviluppo, conoscere i nuovi attori del mercato, rafforzare le loro reti di business e scoprire le ultime tendenze di mercato, oltre che per assistere al corposo programma di conferenze, il cui tema principale è stato in questa edizione “Il nuovo mix commerciale, ripensare i luoghi e gli spazi”.

Una vera e propria ‘reinvenzione’ del settore, sull’onda del profondo cambiamento dell’immobiliare commerciale, spinta dalla rivoluzione messa in atto dal digitale. Dai vari focus, eventi e conferenze del MAPIC Cannes 2019 è emerso chiaramente come i luoghi dello shopping non offrano più solo negozi e ristoranti, ma anche una molteplicità di altri servizi che riguardano il benessere, la cultura, lo sport e il tempo libero, un nuovo mix commerciale appunto, che si traduce per i consumatori in una dimensione esperienziale che va ormai ben aldilà del semplice acquisto di prodotti.

Partendo da questo dato di fatto, nella tre giorni sono stati affrontati temi che hanno riguardato tutti gli aspetti dell’innovazione, come quelli che consentono di ottenere informazioni strategiche di business quali la Location Intelligence, l’omnicanalità necessaria per porre al centro il cliente e fornire un’esperienza integrata, lo sviluppo di applicazioni con il modello Software as a service (SaaS), le forme innovative di fidelizzazione e di esperienza del cliente legate alla realtà aumentata e all’intelligenza artificiale, nonché l’analisi profonda e integrata dei dati. 

Tenendo poi conto dell’importanza che ha assunto l’intrattenimento nel mix commerciale, a partire da questa edizione del MAPIC Cannes, alla vigilia del medesimo è stato introdotto per la prima volta il ‘Leisure Day’, un’intera giornata di conferenze incentrata sull’integrazione del tempo libero, in cui si è discusso su come la rivoluzione digitale abbia trasformato i comportamenti dei consumatori, con i clienti che adesso desiderano esperienze, convivialità, socializzazione, educazione e nuove scoperte. Il successo dell’iniziativa ha portato gli organizzatori al varo di ‘LeisurUp’ un nuovo evento dedicato interamente all’industria dell’intrattenimento, la cui prima edizione è in programma per il novembre 2020.

Al MAPIC Cannes 2019 era presente come ogni anno anche Gruppo Four Sviluppo, società veneta che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale: “Il punto di forza dell’edizione 2019 del  MAPIC Cannes, peraltro in prosecuzione con il trend dello scorso anno, è stato sicuramente l’ampliamento della zona esposizione per i servizi ludico-ricreativi”, hanno sottolineato i due co-fondatori di G4S, Umberto Fasol e Pierluigi Romanato.

“Nel corso di questa edizione del MAPIC Cannes,” hanno ancora detto i due manager di G4S, “abbiamo avuto oltre quaranta incontri di lavoro, sia in rappresentanza dei nostri clienti retailer che per la presentazione delle nostre esclusive proposte immobiliari commerciali articolate tra Retail Park, centri Commerciali e Stand Alone. Abbiamo inoltre trovato dei fondi immobiliari stranieri potenzialmente interessati alle nostre proposte immobiliari e a parchi di nostri stimati clienti”.

Fasol e Romanato hanno quindi messo in evidenza come al MAPIC Cannes 2019 vi sia stato un sensibile calo degli spazi espositivi e dei visitatori Italiani: “E’ un fatto dovuto quasi certamente al grande successo del la versione italiana dell’evento, il MAPIC Italy, che si è svolto lo scorso maggio al MiCo – Milano Congressi”.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, Gruppo Four Sviluppo affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Le competenze di Gruppo Four Sviluppo si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

Immagini: Pressroom MAPIC

Investimenti nell’immobiliare commerciale italiano sempre più redditizi, a svettare è il segmento Retail

Se i nostri titoli di Stato sono in preoccupante flessione (i Btp a 10 anni sono passati dal 3,4% del novembre 2018 all’1,2% attuale) c’è una tipologia di investimento che in Italia sembra non conoscere crisi e anzi, continua a mettere a segno una crescita progressiva nei rendimenti: quella nell’immobiliare.

Il confortante dato viene evidenziato in un recente studio realizzato dagli esperti di Idealista, uno dei principali portali immobiliari nazionali. E a garantire i maggiori rendimenti sono gli immobili commerciali, con una media di rendita nel terzo trimestre 2019 di quasi il 10%.

“L’analisi”, spiega la Redazione di Idealista, “mette in relazione i prezzi di vendita e affitto delle diverse tipologie immobiliari per calcolare il loro rendimento lordo” ed “evidenzia incrementi in tutti i segmenti property con una redditività che, nel peggiore dei casi, moltiplica per sei i tassi offerti dai titoli di Stato decennali”.

Nell’ambito degli investimenti che riguardano gli immobili commerciali, secondo lo studio del portale lombardo, è il retail il segmento che garantisce i migliori ritorni e ciò avviene nella maggior parte dei capoluoghi presi in esame: a guidare  la classifica è Milano che segna un 15,4%, seguito da Vicenza (14,1%), Monza (13,2%), Torino (13,1%) e Trapani (10%). Insieme ai capoluoghi, sono in tutto 38 le città italiane che offrono ritorni a doppia cifra per i proprietari degli immobili.

Oltre al retail anche gli altri segmenti dell’immobiliare commerciale offrono ottimi rendimenti, come quello degli uffici che rendono ai proprietari fino a oltre l’8% a Torino e Padova, mentre Milano è intorno al 7%, seguita da Roma e Napoli poco al di sotto (6,8%).

Fonte: Idealista

Riflette il buon andamento del rendimento degli investimenti in immobili commerciali anche quello in immobili residenziali, che nel terzo trimestre del 2019 ha messo a segno il miglior risultato degli ultimi cinque anni, con un tasso di rendimento che in media si è assestato intorno al 7%, con punte fino a oltre il 9% a Biella, e all’8% a Novara e Siracusa.

“A livello tendenziale”, scrivono ancora gli esperti di Idealista presentando la loro analisi, “i rendimenti crescono perchè l’affitto sta prendendo sempre più piede e i canoni crescono più dei prezzi richiesti per la vendita. Così si spiega l’aumento dell’1% per i segmenti commerciale (9,6%) e box (6,3%), seguiti dal residenziale (6,8%) con un più 0,8% e uffici (8%) con un più 0,3% negli ultimi 12 mesi”.

Da tenere d’occhio inoltre l’investimento nel segmento dei capannoni, in quanto la logistica, con lo sviluppo del commercio elettronico, sta diventando sempre più strategica: “Con la crescita del commercio on line”, spiega la redazione di Idealista, “e delle attività delocalizzate in genere, anche nell’edilizia, il settore logistico aumenta costantemente la sua importanza, così come diventano centrali gli hub in città che siano centro nevralgico delle attività economiche”.

L’attenta analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, le attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, ognuno con specifica specializzazione.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, Gruppo Four Sviluppo affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Le competenze di Gruppo Four Sviluppo si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

Photo by Robert Anasch on Unsplash

Cedolare secca per immobili commerciali, puntualizzazioni dell’Agenzia su proroga dei contratti e subentri, ma rimangono ancora dei punti da chiarire.

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La cedolare secca al 21% in sostituzione delle aliquote Irpef, già da anni in vigore per gli affitti di immobili a fini abitativi, è stata introdotta quest’anno anche per gli immobili commerciali.

L’allargamento dell’applicazione della tassa ‘secca’ anche al mercato dell’immobiliare commerciale, era stato chiesto da tempo a gran voce dagli operatori del settore e definito da Confedilizia “un passo importante”, in grado “di attenuare la piaga dei locali vuoti, favorendo l’avvio di nuove attività economiche e scongiurando il dilagare di situazioni di degrado”.

L’Agenzia delle Entrate sottolinea adesso come la cedolare secca sui negozi 2019, sia possibile anche se quest’anno c’è la proroga del contratto: “Se uno dei contratti di locazione scade nel corso del 2019” , si legge nell’interpello n.297/19 dell’Agenzia, “vale a dire termina la scadenza naturale prevista nel contratto, l’erede potrà optare per il citato regime fiscale in sede di eventuale proroga del medesimo contratto di locazione. Tale proroga, agli effetti della disposizione in esame, si considera come se fosse un contratto di locazione stipulato nel corso del 2019”.

In pratica dunque, l’applicazione della cedolare secca sui negozi che rispettano i requisiti del legislatore – immobili con superficie non superiore a 600 metri quadrati e accatastati in categoria C/1 – è possibile anche nel caso di proroga contrattuale e non solo nei casi in cui sia stato stipulato un nuovo contratto. Un allargamento che amplia il bacino dei beneficiari della tassa fissa al 21%.

Il quotidiano Il Sole 24 Ore calcola che nel 2018, (considerando che gli immobili iscritti nella categoria catastale C/1 rappresentano il 6,7% di tutte le categorie non residenziali, di cui l’80% possedute da persone fisiche) i nuovi contratti che hanno riguardato la locazione di immobili commerciali accatastati come C/1, siano stati circa 19mila. I negozi posseduti da persone fisiche con locazioni già in atto sono invece circa 807mila e di conseguenza si possono stimare circa 120mila proroghe all’anno. 

Cedolare secca negoziFonte: Il Sole 24 Ore

Se quindi l’applicazione della cedolare secca per gli immobili commerciali sembra destinata a crescere, la legge presenta però alcuni punti ancora da chiarire: per esempio, numerosi locatori domandano se la cedolare secca si possa applicare anche nel caso di canoni crescenti. Inoltre le Entrate, con circolare 8/E/2019 par. 1.9, individuano le pertinenze degli immobili specificando le categorie C/2, C/6 e C/7, ma tali pertinenze, secondo il codice civile dovrebbero essere individuate senza limiti di categoria catastale. 

Una puntualizzazione da parte dell’Agenzia per quanto riguarda i subentri è invece arrivata con l’interpello n.364/19, in cui si legge che “la cessione del contratto di locazione, contestuale alla cessione dell’azienda, come prevista dall’articolo 36 della Legge n. 392 del 1978, è qualificabile come un’ipotesi di cessione ex lege del medesimo contratto di locazione”, e inoltre che “la variazione della misura del canone o del termine di scadenza, trattandosi di modificazione accessorie, non è sufficiente ad integrare novazione del contratto”. In entrambi i casi quindi non c’è accesso alla cedolare secca.

Va ancora invece precisato se il subentro del contratto nel caso di decesso del locatore prosegua quello precedente, anche se parrebbe confermato dal succitato interpello 297/19 dell’Agenzia, che ammette l’erede al regime sostitutivo solo alla scadenza naturale dell’affitto già in corso.

L’attenta analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, le attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, ognuno con specifica specializzazione.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, Gruppo Four Sviluppo affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Le competenze di Gruppo Four Sviluppo si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

Immagine: pcjumbo

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Il mercato dell’immobiliare commerciale italiano vola: nel secondo trimestre 2019 investimenti quasi raddoppiati

Ottime notizie per gli operatori del mercato immobiliare commerciale italiano: il volume degli investimenti messi in atto nel secondo trimestre 2019 è quasi raddoppiato rispetto al trimestre precedente, nonché rispetto allo stesso periodo del 2018.

A mettere in evidenza il dato è la recente analisi elaborata dall’Ufficio studi di Bnp Paribas Real Estate Italy, la quale indica nel valore di circa 5,1 miliardi di euro il volume di investimenti che nel periodo aprile-giugno 2019 sono stati rivolti al settore dell’immobiliare commerciale italiano.

Altro dato estremamente interessante che emerge dall’ analisi di Bnp Paribas Real Estate Italy è la conferma della vivacità nel mercato degli investitori internazionali, che hanno rappresentato nel trimestre preso in esame circa l’80% dei capitali investiti in Italia. A fare da capofila della ‘cordata’ internazionale sono stati i francesi e gli statunitensi, che hanno investito oltre un miliardo di euro ciascuno.

Scendendo nel dettaglio e analizzando le varie tipologie di investimento, si evince come nel secondo quarto del 2019 il settore retail, con un volume di investimenti pari a 600 milioni di euro, abbia compiuto un balzo in avanti del 25% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, arrivando a rappresentare quasi il 20% di tutti gli investimenti del periodo nel mercato immobiliare commerciale nazionale.

Tra i differenti settori, la miglior performance è stata messa in atto da quello alberghiero, che ha visto nel trimestre quasi 2 miliardi di euro di investimenti, pari a quasi la metà di tutto il mercato. Ottimo anche il risultato del settore uffici, in crescita del 45% rispetto al 2018 con un totale di circa 1,7 miliardi di euro.

“Il mercato immobiliare commerciale italiano”, ha dichiarato a Monitor Immobiliare Cristiana Zanzottera, responsabile dell’Ufficio Studi di BNP Paribas Real Estate Italy, “si conferma interessante per gli investitori internazionali, che mantengono una buona allocazione di liquidità sul nostro Paese. L’elevato numero di operazioni chiuse relative al prodotto Hotel esprimono la volontà di investire nel nostro Paese anche in asset class diverse da quelle tradizionali degli Uffici, del Retail e della Logistica allargando la dimensione potenziale del mercato e testimoniando una fiducia di fondo nella liquidità e nelle dinamiche del nostro real estate commerciale”.

Anche il settore locativo uffici ha avuto performance decisamente positive nel trimestre, in particolare a Milano, dove ha registrato un take-up di quasi 115.000 metri quadrati, segnando il il secondo miglior Q2 degli ultimi dieci anni e a Roma, con un take-up di quasi 90.000 metri quadrati, il miglior secondo trimestre di sempre e il secondo miglior trimestre in assoluto.

E ancora nel capoluogo lombardo, gli investimenti nel mercato dell’immobiliare commerciale nel trimestre, sono stati più in generale pari a quasi un miliardo di euro, che sommati a quelli del trimestre precedente ammontano a circa due miliardi di euro dall’inizio del 2019.

“A Milano, in questi primi sei mesi dell’anno”, ha ancora sottolineato Zanzottera, “è continuata l’espansione degli operatori di co-working che sono stati protagonisti di alcune rilevanti operazioni principalmente nel centro città contribuendo per il 10% circa al totale take-up. Anche a Roma si sta verificando un trend molto simile”.

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Rapporto ‘Shopping 2019’: “Mercato immobiliare commerciale italiano in crescita nei prossimi anni grazie a servizi aggiuntivi, turismo e stabilità e-commerce”

Il mercato italiano dell’immobiliare commerciale resiste all’impatto dirompente che le piattaforme di commercio elettronico hanno sulle modalità dei consumi e anzi, riesce a creare buone sinergie con le nuove dinamiche d’acquisto, tanto che si profila nei prossimi anni una crescita del settore.

A delineare il trend positivo è il rapporto ‘Shopping 2019’ realizzato da Scenari Immobiliari che, arrivato alla sua undicesima edizione, è stato presentato negli scorsi giorni a Milano. Lo studio mette in evidenza come nel 2018 sia proseguita la crescita del mercato immobiliare commerciale italiano. Dopo il +4,2% messo a segno nel 2017, il mercato ha infatti raggiunto lo scorso anno gli 8,9 miliardi di euro crescendo del 2,9%. E il segno più, secondo gli analisti di Scenari Immobiliari, proseguirà anche quest’anno con un fatturato totale pari a circa 9,1 miliardi di euro (+2,2%), per poi arrivare a 9,3 miliardi di euro nel 2020.

Clara Garibello, direttore di ricerca di Scenari Immobiliari, presentando il rapporto ‘Shopping 2019’ ha sottolineato come le buone performance e prospettive del mercato immobiliare commerciale italiano vadano ricercate nella sostanziale stabilità della penetrazione del commercio elettronico nello Stivale, che “ha allontanato i timori di una veloce diffusione del commercio online”, ma anche nelle numerose aperture fisiche di nuovi punti vendita in Italia, che hanno evidenziato l’importanza che mantiene nel nostro Paese lo spazio fisico nell’ottica di espansione dei retailer per “la necessità di mantenere una rete fisica di negozi sul territorio.”

L’andamento del mercato dell’immobiliare commerciale italiano è inoltre agevolato, aggiunge la Garibello, dal modo diverso di fare shopping, che caratterizza soprattutto i Paesi mediterranei, “quasi sempre accompagnato da una forte componente leisure e da un’attrattività per la ristorazione e i servizi aggiuntivi”, oltre che “dalla costante crescita dei flussi turistici legati al commercio che consentono ricadute positive sulle economie, tanto nelle aree centrali delle grandi città, quanto in quelle più periferiche o meno conosciute e da promuovere”.

Il rapporto ‘Shopping 2019’ di Scenari Immobiliari fornisce inoltre importanti dati relativi alle transazioni più significative di immobili a uso commerciale avvenute nel 2018 in Italia, che sono state in parte transazioni di disinvestimento (per un valore di quasi 700 milioni di euro, con una superficie complessiva di 264mila mq), ma che hanno anche riguardato transazioni avvenute nelle high street principalmente a Milano, Roma, Venezia e Bologna (per un investimento complessivo di poco inferiore a cinquecento milioni di euro), quindi grandi strutture come i Gran Shopping Mongolfiera a Molfetta (BA), il Centro Sicilia in provincia di Catania e il centro commerciale Il Gialdo in provincia di Torino (148mila mq e un controvalore di 293 milioni di euro) e infine transazioni di immobili da valorizzare (60mila mq e un investimento di circa 105 milioni di euro).

Dando uno sguardo più ampio e rivolgendosi al mercato europeo nella sua globalità, il settore dell’immobiliare commerciale, come si evince ancora dal rapporto ‘Shopping 2019’ ha raggiunto nel 2018 un giro d’affari pari a 53,8 miliardi di euro. Un dato che evidenzia una leggera flessione rispetto al 2017 (-2,4%), ma a cui si aggiunge una previsione di crescita dell’1,3% per quest’anno, quando si stima che si raggiungeranno investimenti pari a 54,5 miliardi di euro, un +1,3% rispetto all’anno scorso.

“Nel mercato immobiliare commerciale europeo”, ha ancora spiegato la Garibello, “nel 2018 ha predominato un atteggiamento di cautela da parte degli investitori, già condizionati da una bassa propensione al rischio, determinata dall’abbondante disponibilità di capitali e dal ridotto costo del denaro, fattori che hanno contraddistinto i mercati negli ultimi anni. Si è registrato un andamento disomogeneo tra i Paesi, che ha premiato quelli dell’area mediterranea quali Spagna, Portogallo e Italia, e penalizzato invece alcuni più a nord, Regno Unito e Germania in primis, dovuto a una disparità correlata alla crescita delle vendite online”.

In questo contesto di rapida evoluzione del mercato dell’immobiliare commerciale italiano e internazionale, è fondamentale avere consulenti affidabili e di esperienza. Gruppo Four Sviluppo è una società di consulenza che opera prevalentemente nel settore della media e grande distribuzione organizzata, collaborando con le maggiori insegne del settore alimentare e non alimentare, sia a livello nazionale che europeo.

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Immagine Artur Kraft on Unsplash