Bonus affitto 2020 per gli immobili commerciali: requisiti e modalità di invio delle domande

Il Decreto rilancio che il Parlamento ha convertito in legge il mese scorso, contiene, all’art.28, la conferma del bonus affitto 2020 per commercianti, negozianti e titolari di realtà produttive, che prevede per tutti coloro che ne hanno i requisiti un credito di imposta del 60%, il quale si dimezza al 30% in caso di contratti di servizi a prestazioni complesse o di affitto d’azienda.

Si tratta di una misura molto attesa da tutti i commercianti e gli imprenditori che hanno visto nel periodo di lockdown, attuato a causa del Covid-19, il blocco o la riduzione delle loro attività e che anche adesso vedono drasticamente ridotti i loro fatturati. Presentando domanda, i beneficiari del bonus possono cosi’ recuperare una parte delle loro perdite sottoforma di credito di imposta sui canoni di locazione già versati. Per ora il bonus riguarda le mensilità di marzo, aprile e maggio 2020 con estensione fino a giugno per le strutture alberghiere turistiche o ricettive. L’incentivo riguarda anche le spese condominiali, qualora però siano conglobate nel canone di locazione.

“Ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro”, spiega l’Agenzia delle Entrate, “ spetta un credito d’imposta nella misura del 60 per cento dell’ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo”. L’Agenzia precisa poi che non sono inclusi tra i soggetti che possono fruire del credito “coloro che svolgono attività commerciali non esercitate abitualmente o attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente, producendo conseguentemente redditi diversi”.

Gli immobili commerciali compresi nel bonus sono quelli iscritti nella categoria catastale C/1 (adibiti per uso commerciale, artigiano, agricolo o artistico, ma non abitativo) e il codice tributo è il 6920 denominato ‘Credito d’imposta canoni di locazione, leasing, concessione o affitto d’azienda’, che si trova nella sezione ‘Erario’, all’interno della colonna ‘importi a credito compensati’. Il campo ‘anno di riferimento’, invece, è da compilare con il valore dell’anno per il quale è riconosciuto il credito d’imposta.

Per quanto riguarda i requisiti necessari per ottenere il bonus, l’Agenzia delle Entrate spiega che la misura è rivolta a imprenditori individuali, società in nome collettivo o società in accomandita semplice che a causa del lockdown “hanno subito perdite e diminuzioni del fatturato (o corrispettivo) pari ad almeno il 50% rispetto al medesimo periodo di riferimento del 2019 (senza superare la soglia di 5 milioni di euro di fatturato nel 2019, soglia che è stata rimossa per le attività ricettive con una successiva circolare)”, e che  inoltre, “potranno richiedere il bonus anche i titolari di partita Iva che hanno dato il via a un’attività nel 2019 anche se non riescono ad accertare le effettive perdite subite. Per questi ultimi non esiste un tetto massimo di ricavi”. 

La possibilità dell’invio delle domande per accedere al bonus è già aperta. I documenti da presentare in fase di inoltro della domanda sono il contratto d’affitto, la dichiarazione dei redditi ed eventualmente un confronto tra i bilanci trimestrali del 2019 rispetto a quelli trimestrali del 2020. Quest’ultima documentazione non è necessaria per le partite Iva.

L’attenta analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, sono le attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, ognuno con specifica specializzazione.

Gruppo Four Sviluppo ha riconsiderato molti aspetti delle strategie immobiliari da adottare per poter offrire servizi idonei su come ottimizzare il business dell’immobiliare nel prossimo futuro con un occhio di riguardo per gli immobili corporate e retail”. In particolare:

  • Rimodulazione degli attuali spazi di vendita per poter ottimizzare il valore della locazione in rapporto al fatturato previsto nel breve medio periodo;
  • Assistenza tecnico-progettuale per effettuare i frazionamenti dei punti vendita utilizzati;
  • Ricerca di nuove location con dimensioni adatte ai nuovi flussi basandoci sulle nuove normative relative ai distanziamenti di sicurezza che verranno richiesti.
  • Assistenza per ricontrattualizzare gli attuali contratti di locazione in essere e adattare i canoni a nuovi parametri economici anche per periodi limitati nel tempo;
  • Ricerca di partners per la condivisione di spazi commerciali in caso di rimodulazione degli stessi.
  • Ricerca di investitori per la vendita a reddito di parte o dell’intero asset immobiliare in proprietà;
  • Valutazioni degli attuali canoni di locazione rapportandoli alle attuali condizioni di mercato;
  • Consulenza per la fattibilità di affidamenti di reparto e relativa contrattualistica;
  • Ricerca di piattaforme per la logistica, in locazione e in acquisto, per la gestione di vendite in e-commerce;
  • Collaborazione per lo sviluppo dei punti vendita su tutto il territorio nazionale  per il periodo 2020/2022
  • Conference call via Teams per incontrarci su appuntamento in sicurezza e velocità.

Organized Retail Crime, una minaccia criminale emergente a livello Europeo che richiede una risposta coordinata ed efficace

Per Organised Retail Crime (ORC), si intende il furto su larga scala di beni di consumo quotidiani. Questo tipo di crimine può essere messo in atto da vere e proprie strutture in grado poi di rivolgersi a privati e rivenditori, arrivando a minacciare le dinamiche del mercato e ad ammorbare l’intera filiera produttiva e di rivendita. Si tratta per il mondo del retail di un gravissimo rischio, che influisce in modo sempre più impattante nell’analisi delle perdite, in particolare delle differenze inventariali.

L’ORC può avere implicazioni anche più ampie, fornendo la base di investimento per altre attività criminali, come viene spiegato in un recente studio realizzato dal gruppo di ricerca Crime&tech—spin-off dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Transcrime—in collaborazione con il Laboratorio per la Sicurezza: “L’Organised Retail Crime può rappresentare un vero e proprio ‘entry level’ nella catena della criminalità”, spiegano i ricercatori. “Si tratta infatti di un metodo, a basso rischio, per avviare delle vere e proprie ‘start up’ del crimine e quindi ottenere velocemente quella disponibilità economica da investire in altre attività criminali, ad esempio nel traffico di droga. Un punto di partenza, quindi, di una pericolosa escalation criminale.”

Le informazioni raccolte nello studio di Crime&tech, intitolato ‘Organized Retail Crime in Italia’ sono state ottenute tramite un questionario anonimo somministrato a un campione di retailer e fornitori di servizi di sicurezza attivi nel settore retail e GDO. L’85% dei rispondenti ha dichiarato di aver subito in passato episodi di ORC e la medesima percentuale ha intenzione di intervenire con misure specifiche per contrastare il fenomeno. Tuttavia, più della metà degli intervistati ha lamentato una mancanza di risorse dedicate. Le risposte al questionario hanno inoltre fatto emergere una mancanza di consenso sul tipo di contromisure da utilizzare per contrastare il fenomeno.

Immagine – Crime&tech

L’emergenza Covid-19 ha rallentato il fenomeno dell’ORC, ma i partecipanti alla ricerca non credono che questa frenata possa continuare nel post-emergenza, in quanto la grande maggioranza di essi (ben il 74%) pensa che i gruppi criminali saranno in grado di adattarsi alle nuove condizioni e di incrementare per esempio i reati connessi alla crescita del commercio elettronico e alla conseguente maggiore movimentazione dei prodotti.

Gli episodi di ORC si registrano in tutto il territorio nazionale, anche se alcune regioni risultano più interessate di altre. La regione maggiormente colpita è la Lombardia. Seguono Lazio, Piemonte e Campania. Il fenomeno non è comunque limitato solo all’Italia. I rispondenti che fanno parte di aziende multinazionali indicano Francia, Spagna, Germania e paesi dell’Est Europa come altre nazioni fortemente colpite.


Immagine – Crime&tech

Tra i reati commessi più frequentemente ci sono il taccheggio organizzato, le intrusioni notturne, le frodi con mezzi di pagamento, ad esempio tramite carte di pagamento false, rubate o clonate, nonché i furti di merce in transito e le frodi online, che vengono riscontrati soprattutto dai retailer. La fascia di età dei criminali è molto ampia e va dai 26 ai 60 anni, anche se il risultato dello studio tende a escludere la prevalenza di bande giovanili, facendo pensare dunque a bande criminali più esperte.

I ricercatori avvertono che un efficace contrasto all’ORC può essere raggiunto unicamente mettendo in atto una serie di iniziative efficaci e coordinate come il rafforzamento degli attuali strumenti di controllo, l’analisi delle transazioni, la qualifica degli attori coinvolti nella catena logistica, il miglioramento della raccolta e l’analisi di dati affidabili, gli investimenti nella formazione e aggiornamento del personale e la maggiore uniformità delle informazioni a disposizione di aziende di servizi e retailer, raggiungibile grazie al potenziamento dei canali di condivisione delle informazioni, al fine di individuare con più efficacia delle strategie condivise.

“L’Organised Retail Crime è un fenomeno ampio e difficile da investigare e contrastare”, concludono i ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, “soprattutto perché le informazioni disponibili sono spesso frammentarie. Da qui nasce l’esigenza di approfondire la conoscenza dell’ORC in Italia.”

L’attenta analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, sono le attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, ognuno con specifica specializzazione.

Gruppo Four Sviluppo ha riconsiderato molti aspetti delle strategie immobiliari da adottare per poter offrire servizi idonei su come ottimizzare il business dell’immobiliare nel prossimo futuro con un occhio di riguardo per gli immobili corporate e retail”. In particolare:

  • Rimodulazione degli attuali spazi di vendita per poter ottimizzare il valore della locazione in rapporto al fatturato previsto nel breve medio periodo;
  • Assistenza tecnico-progettuale per effettuare i frazionamenti dei punti vendita utilizzati;
  • Ricerca di nuove location con dimensioni adatte ai nuovi flussi basandoci sulle nuove normative relative ai distanziamenti di sicurezza che verranno richiesti.
  • Assistenza per ricontrattualizzare gli attuali contratti di locazione in essere e adattare i canoni a nuovi parametri economici anche per periodi limitati nel tempo;
  • Ricerca di partners per la condivisione di spazi commerciali in caso di rimodulazione degli stessi.
  • Ricerca di investitori per la vendita a reddito di parte o dell’intero asset immobiliare in proprietà;
  • Valutazioni degli attuali canoni di locazione rapportandoli alle attuali condizioni di mercato;
  • Consulenza per la fattibilità di affidamenti di reparto e relativa contrattualistica;
  • Ricerca di piattaforme per la logistica, in locazione e in acquisto, per la gestione di vendite in e-commerce;
  • Collaborazione per lo sviluppo dei punti vendita su tutto il territorio nazionale  per il periodo 2020/2022
  • Conference call via Teams per incontrarci su appuntamento in sicurezza e velocità.
Immagine di copertina – Crime&tech

Il ruolo strategico dell’omnicanalità e il valore della customer experience confermano la centralità del negozio fisico

Durante i mesi di lockdown, per gli acquisti quotidiani, la maggioranza dei consumatori ha utilizzato massicciamente i canali di spesa online della grande distribuzione, così come nello stesso periodo si è visto l’incremento dell’utilizzo dei servizi offerti dai principali player di commercio elettronico, in primis Amazon, e si è altresì ampliato il giro d’affari delle società internet di food delivery e degli aggregatori.

Molti si domandano se questa particolare accelerazione della crescita dell’online, con tutta evidenza collegata alla rigidità delle misure temporanee messe in atto per far fronte all’epidemia, possa rappresentare un volano definitivo per gli acquisti digitali e infliggere un duro colpo ai negozi fisici, a partire dai piccoli esercenti fino ai grandi centri commerciali.

Nonostante sia innegabile che l’e-commerce abbia contribuito in modo fondamentale a soddisfare le esigenze dei consumatori nel periodo più drammatico della pandemia, sopperendo alla limitazione di movimento, è però riduttivo interpretare questo fatto in un’ottica di contrapposizione tra online e offline. L’apporto decisivo ai consumi rappresentato dai canali internet durante la pandemia, non è infatti sufficiente a costruire una narrazione dove il digitale viene rappresentato come un’onda che ha travolto la fisicità.

Per cogliere la miopia di questa narrazione sono utili i numeri messi in evidenza da uno studio di GfK, società internazionale leader nell’analisi di dati, secondo cui le vendite online, per compensare la chiusura totale dei negozi fisici dovrebbero quadruplicare. Un gap troppo grande per poter affermare che il negozio fisico, in conseguenza della crescita degli acquisti in Rete, abbia perso la sua centralità, che rimane invece salda e alla radice di una virtuosa quanto strategica omnicanalità.

 

Immagine Gfk

Anche nel periodo post-COVID, seppure con nuove modalità, ma all’interno di dinamiche precedenti già osservate dagli analisti, gli attori dell’e-commerce continueranno a puntare sui negozi tradizionali per raggiungere i clienti indipendentemente dal canale, e molti retailer tradizionali continueranno a sfruttare l’online per arricchire la propria offerta. L’obiettivo di implementare un approccio omnicanale, che vada oltre le definizioni tradizionali di online e offline non è affatto tramontato.

E anche i negozi fisici di prossimità, nonostante le difficoltà riscontrate per le chiusure forzate in periodo di lockdown, non hanno perso il loro ruolo centrale e culturale nei tessuti urbani, come spiega Massimo Morandi in un editoriale sulla rivista MarketPlace: “Nonostante i prezzi competitivi, la velocità di consegna e l’ampiezza dei cataloghi dei principali siti e-commerce”, scrive Morandi, “il nostro mercato non può fare a meno dei negozi fisici, che rimangono un riferimento insostituibile per i consumatori”.

Per Morandi, senza i punti vendita, “viene meno quel rapporto di prossimità con le comunità locali costruito in tanti anni di attività”. E se da una parte l’online con tutti i suoi pregi è il benvenuto, non si deve però dimenticare ”la customer experience che solo i negozi sanno ancora regalare”, la quale rappresenta “un valore inestimabile”. 

L’attenta analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, sono le attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, ognuno con specifica specializzazione.

Gruppo Four Sviluppo ha riconsiderato molti aspetti delle strategie immobiliari da adottare per poter offrire servizi idonei su come ottimizzare il business dell’immobiliare nel prossimo futuro con un occhio di riguardo per gli immobili corporate e retail”. In particolare:

  • Rimodulazione degli attuali spazi di vendita per poter ottimizzare il valore della locazione in rapporto al fatturato previsto nel breve medio periodo;
  • Assistenza tecnico-progettuale per effettuare i frazionamenti dei punti vendita utilizzati;
  • Ricerca di nuove location con dimensioni adatte ai nuovi flussi basandoci sulle nuove normative relative ai distanziamenti di sicurezza che verranno richiesti.
  • Assistenza per ricontrattualizzare gli attuali contratti di locazione in essere e adattare i canoni a nuovi parametri economici anche per periodi limitati nel tempo;
  • Ricerca di partners per la condivisione di spazi commerciali in caso di rimodulazione degli stessi.
  • Ricerca di investitori per la vendita a reddito di parte o dell’intero asset immobiliare in proprietà;
  • Valutazioni degli attuali canoni di locazione rapportandoli alle attuali condizioni di mercato;
  • Consulenza per la fattibilità di affidamenti di reparto e relativa contrattualistica;
  • Ricerca di piattaforme per la logistica, in locazione e in acquisto, per la gestione di vendite in e-commerce;
  • Collaborazione per lo sviluppo dei punti vendita su tutto il territorio nazionale  per il periodo 2020/2022
  • Conference call via Teams per incontrarci su appuntamento in sicurezza e velocità.
Immagine: Mike Petrucci on Unsplash

Coronavirus e immobiliare Retail, mercato attuale e prospettive: ”Nello scenario post COVID-19 nuove opportunità, ma nessuna flessibilità per eventuali errori”

La cosiddetta ‘fase 2’ della pandemia è finalmente iniziata. In Europa e nel mondo, molti governi, compreso quello italiano, stanno mettendo in atto un alleggerimento delle misure di lockdown che erano state varate nella prima fase con lo scopo di contenere il contagio nel momento di massima diffusione della malattia.

Per gli imprenditori, compresi gli operatori del settore retail, il periodo che si apre e che prevede inevitabilmente la convivenza con il virus fino all’arrivo di un vaccino, significa far fronte a nuove realtà e a nuove normative che andranno comunque ben oltre la conclusione della pandemia e porteranno cambiamenti irreversibili: non solo per le politiche di ‘distanziamento fisico’, ma anche per la necessità di adattare le dimensioni dei negozi alle nuove restrizioni e riqualificare le forze vendita.

Tutto ciò con la prospettiva di una diminuzione del potere d’acquisto dei clienti e un inevitabile clima di sfiducia dei consumatori, scenario che è ben rappresentato dagli ultimi dati del settore: una recente ricerca di CBRE, la più grande società commerciale al mondo di servizi e di investimenti nel Real Estate, che ha preso in considerazione il primo trimestre 2020 del mercato retail—dunque il periodo immediatamente prima dell’inizio del lockdown—evidenzia buoni dati nei primi due mesi dell’anno, ma un crollo del footfall nel mese di marzo dovuto all’emergenza sanitaria, con una contrazione del clima di fiducia dei consumatori dovuta soprattutto al clima economico e futuro.

Questo scenario è destinato a riflettersi in una generalizzata riduzione dei consumi, fatta eccezione per la GDO. Secondo le rilevazioni di Nielsen, dopo due settimane in positivo con la settimana tra il 23 e il 29 marzo che ha segnato un +5,4%, le vendite della GDO sono poi tornate alla normalità, mantenendo comunque una crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, che è stata del 2,7% a parità di negozi.

Se da un lato, a fronte di questi dati, si prospetta dunque una situazione di cui riesce ad oggi difficile valutare con precisione l’impatto socio-economico, dall’altro lato, per il mercato immobiliare commerciale retail si aprono però nuovi scenari che possono sicuramente offrire nuove opportunità.

“Nel periodo post COVID-19 si presenteranno molte opportunità che non abbiamo fino a oggi considerato”, spiega Umberto Fasol, co-fondatore di Gruppo Four Sviluppo, società veneta che si occupa di consulenza e servizi nel settore dell’immobiliare commerciale. “La GDO dovrà ottimizzare i portafogli dei punti vendita e l’attuale interruzione sarà l’occasione ideale per chiuderne alcuni non redditizi, ricollocare quelli situati in posizioni non ideali, rinegoziare i termini commerciali con gli sviluppatori e valutare nuove e strategiche aperture in location di alta qualità”.

Sul fronte degli investimenti, dai dati elaborati da CBRE si evince che nel primo trimestre 2020 il mercato immobiliare retail ha raggiunto 830 milioni di euro, gran parte dei quali dovuti alla conclusione di importanti attività di joint venture tra operatori specialisti retail e altri investitori istituzionali nei segmenti out-of-town e grande distribuzione, come l’operazione Esselunga/UniCredit, che ha determinato la cessione alla banca del 32,5% di La Villata SpA, società che possiede gran parte degli immobili che ospitano i punti vendita della catena.

Ottimo risultato ha messo a segno nel periodo anche il segmento high street, che ha confermato l’interesse degli investitori per i trophy asset, i quali, vista la flight-to-quality attesa nei prossimi mesi, potrebbero continuare a mettere a segno numeri positivi.

“L’unico modo per ripartire e operare con successo nella nuova realtà che affronteremo dopo il COVID-19”, spiega Pierluigi Romanato, l’altro co-fondatore di Gruppo Four Sviluppo, “sarà ristrutturando le attività adattandole alle nuove esigenze del mercato. Le operazioni della distribuzione organizzata post COVID-19 dovranno essere più efficienti, qualitativamente più elevate e non ci sarà la stessa flessibilità del passato per gli errori”.

L’attenta analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, sono le attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, ognuno con specifica specializzazione.

Gruppo Four Sviluppo ha riconsiderato molti aspetti delle strategie immobiliari da adottare per poter offrire servizi idonei su come ottimizzare il business dell’immobiliare nel prossimo futuro con un occhio di riguardo per gli immobili corporate e retail”. In particolare:

  • Rimodulazione degli attuali spazi di vendita per poter ottimizzare il valore della locazione in rapporto al fatturato previsto nel breve medio periodo;
  • Assistenza tecnico-progettuale per effettuare i frazionamenti dei punti vendita utilizzati;
  • Ricerca di nuove location con dimensioni adatte ai nuovi flussi basandoci sulle nuove normative relative ai distanziamenti di sicurezza che verranno richiesti.
  • Assistenza per ricontrattualizzare gli attuali contratti di locazione in essere e adattare i canoni a nuovi parametri economici anche per periodi limitati nel tempo;
  • Ricerca di partners per la condivisione di spazi commerciali in caso di rimodulazione degli stessi.
  • Ricerca di investitori per la vendita a reddito di parte o dell’intero asset immobiliare in proprietà;
  • Valutazioni degli attuali canoni di locazione rapportandoli alle attuali condizioni di mercato;
  • Consulenza per la fattibilità di affidamenti di reparto e relativa contrattualistica;
  • Ricerca di piattaforme per la logistica, in locazione e in acquisto, per la gestione di vendite in e-commerce;
  • Collaborazione per lo sviluppo dei punti vendita su tutto il territorio nazionale  per il periodo 2020/2022
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Photo by Kelly Sikkema on Unsplash

Coronavirus e centri commerciali, la Call per Startup ‘Ceetrus 4 Innovation’ guarda oltre la pandemia alla ricerca di idee per sostenibilità e sicurezza sanitaria

La pandemia in atto è destinata fortunatamente ad avere una conclusione, ma le tracce che lascerà sulle dinamiche sociali dei vari Paesi saranno durature e indelebili e, in molti casi, la conseguenza sarà l’accelerazione di cambiamenti che erano già in atto prima che l’epidemia di Coronavirus costringesse gli esseri umani al ‘lockdown’ dei loro principali spazi condivisi.

Uno dei settori che subirà questa accelerazione sarà senza dubbio quello dei centri commerciali, che dovranno modificare la loro proposta ed essere ripensati con nuovi modelli in grado di offrire una sostenibilità che tenga conto anche degli aspetti sanitari dei luoghi in cui le persone, se da una parte non vorranno rinunciare a frequentare spazi di acquisto condivisi, dall’altra privilegeranno quelli in grado di garantire la sicurezza.

E’ dunque di grande attualità la call ‘Ceetrus 4 Innovation – New space  to live’ che Ceetrus Italy—filiale della multinazionale francese Ceetrus, specializzata in real estate e che opera attualmente in 47 centri e 5 parchi commerciali con oltre 185 milioni di visitatori all’anno—ha organizzato in collaborazione con con PoliHub, l’Innovation District & Startup Accelerator del Politecnico di Milano.

La call si rivolge a startup in grado di promuovere lo sviluppo e la diffusione di nuovi progetti imprenditoriali, i quali propongano soluzioni e tecnologie innovative capaci di rendere i centri commerciali luoghi di vita sostenibili e smart, punto di riferimento per il territorio e i cittadini.

Il progetto Ceetrus 4 Innovation accetta application da startup già costituite che propongano prodotti, servizi o tecnologie innovative che possano avere un impatto sulla struttura fisica dei centri commerciali (materiali di costruzione, gestione dell’energia, riciclo, gestione dei rifiuti, ecc.), sul rapporto tra le strutture e gli utenti (clienti, dipendenti, cittadini) e sul valore dei centri commerciali sul territorio e sulla community locale.

“Il progetto è il risultato della filosofia di Ceetrus, che mette al centro il cittadino e favorisce lo sviluppo dei legami sociali”, spiega Marco Balducci, General Manager di Ceetrus Italy. “Vogliamo che la nostra vision prenda vita da subito con progetti concreti, applicabili in tempi rapidi ai nostri spazi di vita e che premino le giovani menti italiane”.

“Siamo entusiasti di questa collaborazione con Ceetrus Italy”, dichiara invece Claudia Pingue, General Manager di PoliHub, “perché per noi è un’importante opportunità di mettere in connessione talenti in campo scientifico e tecnologico con le esigenze di un mercato come quello immobiliare commerciale, con un grande potenziale di innovazione ancora da esprimere”.

Le proposte per la call saranno accettate fino al 20 aprile. I tre team imprenditoriali che verranno selezionati da Ceetrus Italy e da PoliHub saranno annunciati a giugno e supportati nello sviluppo del loro progetto con la value proposition di Ceetrus Italy, che metterà a loro disposizione, durante tutte le fasi del programma, risorse e capacità funzionali alla realizzazione del concept e all’attivazione di un’eventuale collaborazione commerciale con la stessa Ceetrus Italy.

PoliHub supporterà invece le startup selezionate accompagnandole in un periodo di training imprenditoriale, incentrato sulla realizzazione del progetto e la messa a punto del modello di business e in seguito, tramite l’acceleratore di PoliHub, verrà creato un prototipo che sarà attivato all’interno di un centro commerciale Ceetrus, selezionato in base alle caratteristiche specifiche del progetto e alle esigenze del centro.

L’attenta analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, sono le attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, ognuno con specifica specializzazione.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, Gruppo Four Sviluppo affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Le competenze di Gruppo Four Sviluppo si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

Amazon inaugura a Seattle il suo primo supermercato completamente automatizzato: “Vetrina per proporre la tecnologia ai principali operatori del settore retail”

Il colosso del commercio elettronico Amazon Inc. ha inaugurato a Seattle—città dove è nato e dove ha la sua sede principale—il primo supermercato completamente automatizzato. Il nuovo store, che batte insegna ‘Go Grocery’ e propone anche prodotti freschi, ha una dimensione di oltre mile metri quadrati e permette ai clienti di effettuare gli acquisti e pagarli in completa autonomia, effettuando le transazioni attraverso i loro dispositivi elettronici e uscendo dal negozio senza la necessità di mettersi in coda alle casse per la scansione dei prodotti.

Il flusso si basa su un sistema di centinaia di telecamere e sensori che è in grado di monitorare e riconoscere tutto ciò che viene inserito nel carrello della spesa, grazie anche all’aiuto dell’intelligenza artificiale. Il sistema rende dunque superfluo il rituale vecchio stile che prevede scansione dei prodotti e pagamento alla cassa. Gli articoli vengono infatti addebitati automaticamente sull’account Amazon dell’acquirente al termine della spesa avvenuta sotto lo sguardo elettronico.

Il ‘motore’ del primo Go Grocery di Amazon è simile—seppure il negozio abbia ben altra superficie e varietà di prodotti—ai punti vendita della catena ‘Amazon Go’ che la società guidata da Jeff Bezos ha inaugurato nel 2018 e che in questo momento è presente in una ventina di città statunitensi. I negozi Amazon Go sono però posizionati vicino ai luoghi di lavoro delle persone e pensati per fare colazione, pranzo e spuntini, mentre il Go Grocery è un nuovo formato simile a quello dei supermercati tradizionali ubicati lungo le strade delle città o nei centri commerciali e che permette a un target molto più ampio di fare una spesa completa vicino casa.

“Alcune persone vogliono che il loro cibo venga consegnato a domicilio, altre vogliono fare shopping fuori casa, altre ancora desiderano fare i loro acquisti in negozi specializzati”, ha spiegato Dilip Kumar, vice president of Physical Retail & Technology di Amazon, al sito GeekWire. “La cosa più importante che la gente dice è però che spesso non ha abbastanza tempo per fare tutte le cose di cui ha necessità. Noi siamo partiti dal concetto del tradizionale negozio sotto casa per focalizzarci a offrire la comodità che i clienti moderni si aspettano”.

L’apertura del primo supermercato completamente automatizzato di Amazon ha fatto insorgere il sindacato statunitense dei lavoratori del settore retail, la ‘United Food and Commercial Workers International Union’ (UFCW), che in un comunicato ha definito il colosso del commercio elettronico come “un pericolo per milioni di posti di lavoro”, aggiungendo che “la brutale verità è che Amazon si concentra su una sola cosa: eliminare il maggior numero possibile di posti di lavoro per arricchire un miliardario, Jeff Bezos”.

La risposta di Amazon non si è fatta attendere: “È sia errato che fuorviante suggerire che Amazon distrugga i posti di lavoro”, si legge in una nota diffusa dalla società. “Nessun’altra azienda con sede negli Stati Uniti ha creato più posti di lavoro di Amazon. Solo in patria, Amazon ha creato oltre 500mila posti di lavoro per persone con tutti i tipi di esperienza, istruzione e livelli di competenza”.

In questo momento però, seppure non è da escludersi il fatto che nel medio periodo Amazon abbia intenzione di mettere in piedi una vera e propria catena di supermercati sotto il brand Go Grocery, la mossa del gigante del commercio elettronico sembrerebbe essere, secondo gli esperti, volta maggiormente a ‘mettere in vetrina’ il suo sistema tecnologico di acquisto automatico per proporlo ai principali protagonisti del settore retail. In questo caso l’arrivo dei supermercati completamente automatizzati potrebbe essere ancora più rapido rispetto a quanto generalmente si creda.

L’attenta analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, sono le attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, ognuno con specifica specializzazione.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, Gruppo Four Sviluppo affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Le competenze di Gruppo Four Sviluppo si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

Immagine: Amazon.com

Immobiliare commerciale italiano da record: nel 2019 crescita del 40% e raddoppio di investimenti internazionali

Il mercato dell’immobiliare commerciale italiano mette a segno negli ultimi dodici mesi una crescita del 40%, il miglior dato in assoluto e segna nel quarto trimestre del 2019 il miglior quarto di sempre.

Numeri record messi in evidenza nel recente rapporto realizzato da BNP Paribas Real Estate Italy, in cui viene calcolato che nell’anno conclusosi da poco, c’è stato un giro d’affari nella compravendita di immobili commerciali in Italia pari a circa 12,2 miliardi di euro, 5,1 miliardi solo nel Q4, che rappresenta un’impennata del 45% rispetto al medesimo trimestre dell’anno precedente.

“Le ottime premesse manifestatesi sin dai primi mesi dell’anno, sono state confermate rendendo il 2019 il miglior anno di sempre per gli investimenti nel mercato immobiliare commerciale italiano”, ha commentato Cristiana Zanzottera, responsabile dell’Ufficio Studi di BNP Paribas Real Estate Italy. “Molti gli elementi che hanno contribuito a questo risultato”, ha aggiunto la Zanzottera, “tra i quali l’abbondanza di liquidità globale, il permanente contesto di bassi tassi di interesse e un’offerta di prodotto interessante, anche in termini di prezzo, rispetto ad altre realtà europee”.

Se la crescita record degli investimenti nell’immobiliare commerciale nostrano nel 2019 è una bella notizia, il dato che tali investimenti siano stati per il 75% di respiro internazionale, consolida anche l’attrattiva globale che l’Italia rappresenta: “È chiaro che ormai il mercato italiano presenta una maturità e una trasparenza in grado di soddisfare le esigenze di tutte le tipologie di investitori”, ha ancora dichiarato la Zanzottera.

I maggiori investitori internazionali, che hanno tutti raddoppiato il loro interesse per il mercato immobiliare commerciale italiano, sono stati gli USA con circa 3,2 miliardi di euro, seguiti dalla Francia che ha invece raggiunto investimenti pari a circa 1,5 miliardi di euro, e dalla Germania con investimenti pari a circa 1,1 miliardi di euro.

Scendendo nel dettaglio dei vari segmenti del mercato, dai dati elaborati da BNP Paribas Real Estate Italy, si evince una dominazione del settore uffici, con investimenti nel 2019 pari a 4,8 miliardi di euro, che rappresentano il 40% del totale. Seguono gli investimenti nel settore alberghiero (3,3 miliardi di euro), quelli del settore Retail (1,9 miliardi di euro), del settore Logistica (1,4 miliardi di euro) e del settore Alternative (400 milioni di euro).

I rendimenti netti prime nei principali settori del mercato si mantengono in generale stabili, con il settore Retail  / centri commerciali che si conferma il più remunerativo, con un rendimento che si attesta intorno al 5,50%, dato invariato per il quarto trimestre consecutivo. I rendimenti nel settore Logistica sono invece intorno al 5,25% e quelli degli uffici nelle principali città di Roma e Milano oscillano tra il 3,30% e il 4%.

E le due città italiane più attrattive per gli investitori rimangono proprio Roma e Milano, quest’ultima con un totale di circa 4,9 miliardi di investimenti, miglior anno di sempre per il real estate commerciale nel capoluogo lombardo, anche migliore rispetto al record del 2015, in cui aveva avuto luogo l’Expo, e quando gli investimenti erano stati intorno ai 4,4 miliardi di euro. Un risultato, quello milanese, messo a segno soprattutto grazie al settore Uffici, che con 3,8 miliardi di euro ha rappresentato il 75% degli investimenti nel mercato immobiliare commerciale in città.

L’attenta analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, sono le attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, ognuno con specifica specializzazione.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, Gruppo Four Sviluppo affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Le competenze di Gruppo Four Sviluppo si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

La sharing economy sbarca anche nel settore retail, negli USA una startup offre spazi e costi condivisi per gli operatori di commercio elettronico

Mentre si discute di come i player del mercato retail possano affrontare al meglio la rivoluzione digitale, a New York una startup punta a offrire spazi fisici a marchi che si sono già fatti le ossa in Rete, ma non hanno ancora le risorse necessarie per affrontare il mercato offline e conquistare spazio sugli scaffali per la rivendita dei loro prodotti.

La startup newyorkese che intende portare offline le insegne digitali, si chiama ShopFullFill e cavalcando l’onda della sharing economy al motto di ‘Not Just Retail: brick+click+logistic’, offre ai suoi clienti spazi di vendita, ma anche personale e costi di esercizio condivisi, che consentono di abbattere voci di spesa che per loro sarebbero altrimenti proibitive.

“Stiamo offrendo ai marchi online la possibilità di espandersi nei tradizionali spazi commerciali fisici senza spese iniziali”, spiega Shlomo Chopp, fondatore e CEO di ShopFulfill. “Il nostro servizio consente agli operatori di commercio elettronico di crescere e rispondere alla domanda che si fanno molti consumatori e cioè perché i marchi più ‘cool’ siano tutti online e non possano essere trovati nei negozi fisici”.

Grazie a ShopFullfill, a partire da circa 600 dollari al mese, i marchi che sono già riusciti a ottenere un certo successo in Rete possono affittare spazi all’interno di negozi fisici, condividere il personale di vendita, gli spazi di magazzino e i costi di trasporto per lo stoccaggio della merce. Lo staff di ShopFullfill offre inoltre consulenza per il design degli spazi di vendita e per il merchandising, con l’obiettivo di esprimere al meglio anche offline la potenzialità di prodotti che hanno già dimostrato di essere apprezzati su Internet.

Immagine: ShopFullfill.com

Un approccio dunque, quello di ShopFullfill, che può ricordare in parte quello dei pop-up stores, che alcuni grandi player come Amazon e Nike mettono in atto aprendo punti vendita temporanei per proporre prodotti a edizione limitata o che fino a quel momento erano stati disponibili unicamente online. Nel caso della startup newyorkese però, il negozio fisico condiviso non è solo un’operazione marketing, ma può fare da trampolino per l’avvio di punti vendita stabili veri e propri, al di fuori del contesto di sharing e che  ottengano profitti, e questo per marchi che fino a quel momento erano noti unicamente ai navigatori della Rete.

“Per qualche ragione, oggi tendiamo a pensare che i luoghi tradizionali di vendita non funzionino più”, spiega ancora Chopp, “ma è solo una reazione. Non è stato dimostrato. L’intero concetto che i punti vendita stiano morendo è semplicemente sbagliato”. Il CEO aggiunge poi che soggetti come Amazon “snaturano l’identità dei marchi, imitandoli”, mentre il sistema di vendita al dettaglio proposto da ShopFullfill, che Chopp definisce ‘democratizzato’, “punta sì alla crescita, ma con un focus che offre valore ai marchi”.

L’apertura del primo ‘Anchor Shop’ di ShopFulfill è prevista nel secondo trimestre del 2020, nel centro di Filadelfia, dove il passaggio pedonale è elevato. ShopFulfill prevede di aprire da otto a dodici sedi nel mercato di Filadelfia e nel vicino New Jersey meridionale per costruire la presenza al dettaglio e l’identità del marchio. Quindi, la società ha intenzione di espandersi in altre regioni degli USA.

Immagine: ShopFullfill.com

“L’e-commerce è conveniente”, aggiunge Chopp, “ma ancora più conveniente è abbinarlo con uno spazio di vendita fisico. Noi intendiamo rendere accessibile il punto vendita e non solo come semplice opzione. Un sistema deve alimentare l’altro”.

L’attenta analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, sono le attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, ognuno con specifica specializzazione.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, Gruppo Four Sviluppo affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Le competenze di Gruppo Four Sviluppo si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.

Immagine di copertina: ShopFullfill.com

Multicanalità, i negozi del settore retail trovano un nuovo ruolo nell’unione tra analogico e digitale

Secondo una ricerca dell’Osservatorio Multicanalità del Politecnico di Milano, negli ultimi 12 mesi, per otto italiani su dieci il digitale ha avuto un ruolo nel percorso che li ha portati all’acquisto di un bene fisico. Basta questo dato per comprendere quanto la riuscita del mix tra negozio e presenza online rappresenti un obiettivo che il settore retail tricolore non può permettersi di mancare.

La parola d’ordine è dunque multicanalità (in maniera più ampia cross-canalità e omnicanalità), cioè quello spazio formato da più canali, tipicamente online e offline, che consente un’interazione integrata tra il cliente e la marca, arricchendo il percorso d’acquisto con una direzione che può essere quella che dall’online conduce al negozio fisico, ma anche viceversa, tanto da essere uno spazio percepito come un’esperienza d’acquisto unitaria. In un contesto del genere, la definizione di punto vendita risulta ormai decisamente stretta, poiché in tale contesto il negozio rappresenta e propone qualcosa che va ben aldilà di una semplice fila di scaffali che precede le casse.

“Lo spazio fisico non tramonterà”, assicura Stefano Cini, Director Marketing Analytics di Nielsen, nel corso di un’intervista rilasciata al magazine online RetailUp, “ma bensì a questo spazio verranno richieste attività e servizi diversi da quelli che sta fornendo oggi. Il consumatore non è interessato a trovare nel negozio fisico quello che ha ricevuto finora online. Da qui il tema della re-destinazione degli spazi fisici, che devono trovare un nuovo ruolo”.

Un’evoluzione che diviene implicita nella definizione Retail 4.0, la quale è stata coniata per indicare l’avvento nel settore dell’omincanalità, intesa come doppia vita analogica e digitale, soprattutto attraverso la business intelligence, che monitorando e analizzando web e social media, permette di anticipare le esigenze della domanda adattando produzione e distribuzione dei prodotti in tempo reale, garantendo così tempi di consegna rapidi online e la disponibilità del prodotto nei negozi.

Nell’intervista realizzata da RetailUp, Cini fa poi riferimento all’effetto spill over, cioè quel fenomeno per cui un’attività economica volta a beneficiare un determinato settore o una determinata area territoriale produce effetti positivi anche oltre tali ambiti. Nel caso del retail, se la propensione all’acquisto online è maggiore in altri settori, chi acquista sul Web o da un’applicazione mobile è però poi il medesimo che va anche a fare la spesa nei centri commerciali e come sottolinea Cini, “nel largo consumo c’è una percentuale di consumatori che ha adottato il digitale, per esempio nel pre-acquisto (consultazione di offerte digitali o consegna della spesa online)”.

Uno scoglio per la rapida adozione del  digitale nel settore retail è rappresentato dall’ultimo miglio, che può essere particolarmente costoso, ma, spiega ancora Cini, “i punti vendita devono riqualificarsi. Ci sono diversi esempi di collaborazioni tra retail e startup che lavorano nella gestione dell’ultimo miglio. In futuro sarà utilizzata la robotica”.

Per quanto riguarda il commercio elettronico, secondo Cini, l’approccio deve essere ‘laico’: “L’ecommerce non è per tutti, non deve nemmeno esserlo, non è un nuovo modo per distribuire prodotti. È la risposta al bisogno di un target. È sbagliato prendere posizione a favore o contro l’ecommerce, non è né buono né cattivo. D’altra parte non si può andare contro il futuro”.

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MAPIC Cannes 2019: i luoghi e gli spazi del nuovo mix commerciale retail sull’onda della rivoluzione digitale

La tre giorni del MAPIC Cannes, che ha avuto luogo recentemente nel sud della Francia, non ha tradito le aspettative. L’evento dedicato al retail e al mercato immobiliare commerciale, arrivato alla sua 25/a edizione, ha visto dal 13 al 15 novembre la partecipazione di più di 8mila player del settore, provenienti da oltre 80 Paesi.

Retailer, sviluppatori e investitori si sono riuniti negli spazi del Palais des Festivals per il MAPIC Cannes 2019– 12mila metri quadrati di area espositiva che hanno dato visibilità a 750 espositori – con lo scopo di individuare le migliori opportunità di sviluppo, conoscere i nuovi attori del mercato, rafforzare le loro reti di business e scoprire le ultime tendenze di mercato, oltre che per assistere al corposo programma di conferenze, il cui tema principale è stato in questa edizione “Il nuovo mix commerciale, ripensare i luoghi e gli spazi”.

Una vera e propria ‘reinvenzione’ del settore, sull’onda del profondo cambiamento dell’immobiliare commerciale, spinta dalla rivoluzione messa in atto dal digitale. Dai vari focus, eventi e conferenze del MAPIC Cannes 2019 è emerso chiaramente come i luoghi dello shopping non offrano più solo negozi e ristoranti, ma anche una molteplicità di altri servizi che riguardano il benessere, la cultura, lo sport e il tempo libero, un nuovo mix commerciale appunto, che si traduce per i consumatori in una dimensione esperienziale che va ormai ben aldilà del semplice acquisto di prodotti.

Partendo da questo dato di fatto, nella tre giorni sono stati affrontati temi che hanno riguardato tutti gli aspetti dell’innovazione, come quelli che consentono di ottenere informazioni strategiche di business quali la Location Intelligence, l’omnicanalità necessaria per porre al centro il cliente e fornire un’esperienza integrata, lo sviluppo di applicazioni con il modello Software as a service (SaaS), le forme innovative di fidelizzazione e di esperienza del cliente legate alla realtà aumentata e all’intelligenza artificiale, nonché l’analisi profonda e integrata dei dati. 

Tenendo poi conto dell’importanza che ha assunto l’intrattenimento nel mix commerciale, a partire da questa edizione del MAPIC Cannes, alla vigilia del medesimo è stato introdotto per la prima volta il ‘Leisure Day’, un’intera giornata di conferenze incentrata sull’integrazione del tempo libero, in cui si è discusso su come la rivoluzione digitale abbia trasformato i comportamenti dei consumatori, con i clienti che adesso desiderano esperienze, convivialità, socializzazione, educazione e nuove scoperte. Il successo dell’iniziativa ha portato gli organizzatori al varo di ‘LeisurUp’ un nuovo evento dedicato interamente all’industria dell’intrattenimento, la cui prima edizione è in programma per il novembre 2020.

Al MAPIC Cannes 2019 era presente come ogni anno anche Gruppo Four Sviluppo, società veneta che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale: “Il punto di forza dell’edizione 2019 del  MAPIC Cannes, peraltro in prosecuzione con il trend dello scorso anno, è stato sicuramente l’ampliamento della zona esposizione per i servizi ludico-ricreativi”, hanno sottolineato i due co-fondatori di G4S, Umberto Fasol e Pierluigi Romanato.

“Nel corso di questa edizione del MAPIC Cannes,” hanno ancora detto i due manager di G4S, “abbiamo avuto oltre quaranta incontri di lavoro, sia in rappresentanza dei nostri clienti retailer che per la presentazione delle nostre esclusive proposte immobiliari commerciali articolate tra Retail Park, centri Commerciali e Stand Alone. Abbiamo inoltre trovato dei fondi immobiliari stranieri potenzialmente interessati alle nostre proposte immobiliari e a parchi di nostri stimati clienti”.

Fasol e Romanato hanno quindi messo in evidenza come al MAPIC Cannes 2019 vi sia stato un sensibile calo degli spazi espositivi e dei visitatori Italiani: “E’ un fatto dovuto quasi certamente al grande successo del la versione italiana dell’evento, il MAPIC Italy, che si è svolto lo scorso maggio al MiCo – Milano Congressi”.

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Immagini: Pressroom MAPIC

Investimenti nell’immobiliare commerciale italiano sempre più redditizi, a svettare è il segmento Retail

Se i nostri titoli di Stato sono in preoccupante flessione (i Btp a 10 anni sono passati dal 3,4% del novembre 2018 all’1,2% attuale) c’è una tipologia di investimento che in Italia sembra non conoscere crisi e anzi, continua a mettere a segno una crescita progressiva nei rendimenti: quella nell’immobiliare.

Il confortante dato viene evidenziato in un recente studio realizzato dagli esperti di Idealista, uno dei principali portali immobiliari nazionali. E a garantire i maggiori rendimenti sono gli immobili commerciali, con una media di rendita nel terzo trimestre 2019 di quasi il 10%.

“L’analisi”, spiega la Redazione di Idealista, “mette in relazione i prezzi di vendita e affitto delle diverse tipologie immobiliari per calcolare il loro rendimento lordo” ed “evidenzia incrementi in tutti i segmenti property con una redditività che, nel peggiore dei casi, moltiplica per sei i tassi offerti dai titoli di Stato decennali”.

Nell’ambito degli investimenti che riguardano gli immobili commerciali, secondo lo studio del portale lombardo, è il retail il segmento che garantisce i migliori ritorni e ciò avviene nella maggior parte dei capoluoghi presi in esame: a guidare  la classifica è Milano che segna un 15,4%, seguito da Vicenza (14,1%), Monza (13,2%), Torino (13,1%) e Trapani (10%). Insieme ai capoluoghi, sono in tutto 38 le città italiane che offrono ritorni a doppia cifra per i proprietari degli immobili.

Oltre al retail anche gli altri segmenti dell’immobiliare commerciale offrono ottimi rendimenti, come quello degli uffici che rendono ai proprietari fino a oltre l’8% a Torino e Padova, mentre Milano è intorno al 7%, seguita da Roma e Napoli poco al di sotto (6,8%).

Fonte: Idealista

Riflette il buon andamento del rendimento degli investimenti in immobili commerciali anche quello in immobili residenziali, che nel terzo trimestre del 2019 ha messo a segno il miglior risultato degli ultimi cinque anni, con un tasso di rendimento che in media si è assestato intorno al 7%, con punte fino a oltre il 9% a Biella, e all’8% a Novara e Siracusa.

“A livello tendenziale”, scrivono ancora gli esperti di Idealista presentando la loro analisi, “i rendimenti crescono perchè l’affitto sta prendendo sempre più piede e i canoni crescono più dei prezzi richiesti per la vendita. Così si spiega l’aumento dell’1% per i segmenti commerciale (9,6%) e box (6,3%), seguiti dal residenziale (6,8%) con un più 0,8% e uffici (8%) con un più 0,3% negli ultimi 12 mesi”.

Da tenere d’occhio inoltre l’investimento nel segmento dei capannoni, in quanto la logistica, con lo sviluppo del commercio elettronico, sta diventando sempre più strategica: “Con la crescita del commercio on line”, spiega la redazione di Idealista, “e delle attività delocalizzate in genere, anche nell’edilizia, il settore logistico aumenta costantemente la sua importanza, così come diventano centrali gli hub in città che siano centro nevralgico delle attività economiche”.

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BNP Paribas Real Estate: immobiliare Commerciale in Europa, buoni i risultati del primo semestre 2019 e boom dell’Italia con +96%

Nel primo semestre del 2019, il mercato dell’immobiliare commerciale italiano mette a segno un +96% in termini di investimento, affermandosi come uno dei Paesi europei più dinamici nel periodo, con un tasso di crescita secondo solo al Belgio, che incamera un +105% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il nostro Paese supera anche Spagna (+88%), Polonia (+57%), Repubblica Ceca (+31%) e Irlanda (+6%).

Va comunque sottolineato che i dati molto confortanti del mercato italiano non riflettono del tutto la situazione europea nel suo complesso. Nel Vecchio Continente infatti, nel primo semestre 2019, il volume di investimenti, che è stato pari a 101,8 miliardi di euro, è risultato inferiore del 13% rispetto a quanto investito nel 2018. La percentuale negativa è dovuta soprattutto al notevole calo di uno dei protagonisti più importanti, il Regno Unito che, per il timore da parte degli investitori per le conseguenze della Brexit, è in picchiata (-33% con investimenti pari  22,1 miliardi di euro), ma anche al rallentamento della Germania, principale mercato continentale (-6% con investimenti pari a 24,4 miliardi di euro) e alla frenata della Francia (0% con investimenti pari a 13,7 miliardi di euro).

Gli investitori europei si sono rivelati nel periodo preso in esame da BNP Paribas Real Estate come fiduciosi nei confronti del mercato casalingo, aumentando i loro investimenti addirittura del 45% rispetto al primo semestre del 2018. Meno rosea invece la situazione extraeuropea, che porta l’ammontare generale delle transazioni a registrare un calo del 10%.

“Gli investitori europei si sono distinti ancora una volta”, ha dichiarato Larry Young, responsabile della divisione International Investment di BNP Paribas Real Estate, “registrando un aumento della loro quota di mercato dall’inizio dell’anno. Gli statunitensi, dopo un picco di attività seguito da un ritiro dal mercato nel 2016, all’inizio del 2019 hanno investito in misura proporzionale (+2%). Gli investitori asiatici sono stati meno entusiastici (-11%), ma negli ultimi anni hanno consolidato la loro presenza in Europa. Gli investitori mediorientali sono stati meno presenti nel 2019, con investimenti (-24%) ben al di sotto della media di lungo termine”. 

Fonte: BNP Paribas

“La crescita europea rimane sostenuta da solidi fondamentali”, ha osservato Richard Malle, responsabile della ricerca internazionale di BNP Paribas Real Estate. “In particolare, l’andamento dell’occupazione, la solidità dei redditi delle famiglie, i forti profitti aziendali e i tassi di interesse favorevoli”.

Tornando al mercato nazionale, dopo l’ottima performance del secondo trimestre, gli analisti di BNP Paribas  evidenziano come dall’inizio dell’anno l’80% circa dei volumi investiti nell’immobiliare commerciale italiano è stato realizzato da investitori esteri, tra cui circa 2 miliardi di euro gli statunitensi, e circa 1,2 miliardi di euro i francesi. I capitali domestici hanno invece inciso per 1,4 miliardi di euro.

A svettare è stato il settore Retail  con circa un miliardo di euro di investimenti (il 45% circa del totale del terzo trimestre del 2019), una performance che non si vedeva da anni. Particolarmente attivo il segmento degli Outlet, seguito dall’High Street. Da inizio 2019 il settore retail ha visto circa 1,7 miliardi di euro di investimenti.

L’attenta analisi dello scenario del mercato immobiliare commerciale e della sua evoluzione, unita a una corretta stima del potenziale economico e a una profonda conoscenza del prodotto, le attività fondamentali di Gruppo Four Sviluppo, società che nasce per offrire servizi ad alto valore aggiunto associando professionisti del settore immobiliare commerciale, ognuno con specifica specializzazione.

Dallo studio della fattibilità allo studio del bacino d’utenza, dalle pratiche amministrative alla progettazione, dallo studio della viabilità alla commercializzazione, Gruppo Four Sviluppo affianca e sostiene il cliente durante tutte le fasi necessarie al buon esito dell’operazione immobiliare.

Le competenze di Gruppo Four Sviluppo si rivolgono principalmente ai proprietari di aree ed immobili che necessitano di riqualificazione, alle aziende della GDO, agli investitori istituzionali e agli investitori privati, offrendo una consulenza a 360°.